Laura Hillenbrand.
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SONO ANCORA UN UOMO.
Una storia epica di resistenza e coraggio.
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Parte 2.
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Titolo originale: Unbroken. 2011.
Traduzione di: Nicoletta Lamberti.
2012 Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.

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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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10.
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I Sei Puzzoni.
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Mentre la sera scendeva su Funafuti, il personale di terra si prendeva cura dei bombardieri danneggiati. Una volta rappezzati fori e squarci e risolti i problemi meccanici, gli aerei vennero riforniti e caricati con sei bombe da duecentoventisette chili ciascuna, pronti per un raid su Tarawa il giorno dopo. Il Super Man, ancora nel punto dove si era fermato, crivellato per l'intera lunghezza, non sarebbe andato con loro. Probabilmente non avrebbe volato mai pi.
Esausto per la missione e le ore passate ad aiutare in infermeria, Louie raggiunse un boschetto di palme da cocco sotto le quali erano state erette tende che servivano da alloggio. Trov la sua e si lasci cadere sulla brandina accanto a quella di Phil. I giornalisti erano alloggiati in una tenda vicina. In infermeria, Stanley Pillsbury se ne stava disteso sul letto con la gamba sanguinante a penzoloni dal bordo. Vicino a lui, gli altri feriti del Super Man cercavano di dormire. Scese il buio e con esso anche il silenzio.
Verso le tre di mattina, Louie si svegli al suono di un solitario ronzio, il cui volume aumentava e diminuiva: era un piccolo aereo, che volava avanti e indietro sull'isola. Pensando che si trattasse di un equipaggio smarrito tra le nuvole, Louie rimase in ascolto, sperando che l'aereo riuscisse a trovare la strada di casa. Poi il suono svan.
Prima che potesse riaddormentarsi, Louie ud il ringhio di potenti motori d'aereo. E poi, dall'estremit nord dell'atollo, arriv un boato. Una sirena cominci a suonare e si sentirono distanti colpi d'arma da fuoco. Un marine pass di corsa davanti alle tende, urlando: Raid aereo! Raid aereo!. Il ronzio non era stato prodotto da un aereo americano che si era smarrito, ma pi probabilmente da un ricognitore, alla guida dei bombardieri giapponesi. Funafuti era sotto attacco.1
Giornalisti e aviatori, compresi Louie e Phil, calzarono rapidissimi gli stivali, si precipitarono fuori dalle tende e poi si fermarono, alcuni urlando, altri guardandosi freneticamente intorno in preda al panico. Non vedevano alcun rifugio antiaereo. Dall'estremit dell'atollo, le esplosioni si susseguivano in rapida successione, sempre pi forti e pi vicine. La terra tremava.
Mi sono guardato intorno e mi sono detto: Maledizione! E adesso dove andiamo? ricorda il pilota Joe Deasy.2 Il riparo migliore che riusc a trovare fu una buca poco profonda scavata intorno a un giovane albero di cocco; ci si tuff dentro, insieme alla maggior parte degli uomini che gli erano accanto. Herman Scearce, l'operatore radio di Deasy, salt in un fossato accanto a un camion carico di munizioni, raggiungendo quattro compagni di equipaggio. Il pilota Jesse Stay balz dentro una buca vicina. Tre uomini strisciarono sotto il camion, un altro si infil nella buca della spazzatura. Un uomo corse fino in fondo all'atollo e si immerse nell'oceano, anche se non sapeva nuotare.3 Altri, non avendo trovato un posto in cui rifugiarsi, si inginocchiarono e cominciarono a scavare buche nella sabbia servendosi dell'elmetto. Mentre scavava nel buio sotto le bombe che cadevano dal cielo, un uomo maledisse a gran voce quei figli di puttana dei generali che avevano lasciato l'atollo privo di rifugi.
Decine di indigeni si ammassarono nella grande chiesa missionaria che sorgeva in una radura. Rendendosi conto che quell'edificio bianco sarebbe stato visibilissimo nell'atollo scuro, un marine di nome Fonnie Black Ladd si precipit all'interno e url a tutti di correre fuori. Quando vide che nessuno si muoveva, estrasse la pistola. Gli indigeni si affrettarono a uscire e si dispersero.4
In infermeria, Stanley Pillsbury era ancora disteso sul suo letto, terrorizzato e in stato confusionale. Un momento prima stava dormendo, un momento dopo l'atollo era scosso dalle esplosioni, una sirena urlava e c'era gente che gli sfrecciava accanto, caricando i pazienti sulle barelle e portandoli via di corsa. Poi la stanza si era svuotata e Pillsbury era rimasto solo. A quanto pareva, si erano dimenticati di lui. Si mise a sedere, in preda all'ansia. Non era in grado di reggersi in piedi.
Louie e Phil correvano attraverso il boschetto di palme da cocco, cercando qualcosa, qualsiasi cosa, che potesse servire da riparo. Le bombe si stavano avvicinando, con un suono che un soldato paragon ai passi di un gigante: Boom... boom... BOOM... BOOM! Finalmente i due amici videro una capanna, una palafitta costruita dagli indigeni. Ci si tuffarono sotto, atterrando sopra un cumulo di oltre una ventina di uomini. Adesso le bombe erano cos vicine che le si poteva sentire vorticare nell'aria. Deasy ricorda quel suono come un ronzio, Scearce come un fischio penetrante.
Un istante dopo ci fu solo biancore bruciante e rumore assordante. Il terreno si sollev e l'aria turbin, portando con s un odore acre. Gli alberi esplosero. Una bomba centr la tenda in cui Louie e Phil stavano dormendo solo qualche minuto prima. Un'altra esplose accanto a un mucchio di uomini che si erano rifugiati in un fossato e qualcosa si conficc nella schiena di quello che stava sopra. Disse:  finita, ragazzi e mor.5 Un ordigno centr il camion di munizioni, sollevandolo in aria in migliaia di pezzi. I resti del veicolo e degli uomini che c'erano sotto volarono a pochi centimetri dalla testa di Jesse Stay. Un mitragliere di prua sent un fischio quando pezzi del camion lo sfiorarono. Forse fu proprio ci che restava di quel camion ad atterrare su una delle tende, dentro la quale due aviatori erano ancora sulle rispettive brandine. Un'altra bomba rotol nel fossato di Scearce, finendo tra le braccia di un mitragliere di coda. L'ordigno non esplose, ma continu a sibilare. Il mitragliere grid: Ges!. Ci misero un momento per rendersi conto che ci che avevano ritenuto essere una bomba era in realt un estintore. A qualche metro di distanza, Louie e Phil se ne stavano rannicchiati sotto la palafitta, che tremava ma era ancora in piedi.
Le bombe avanzavano risalendo l'atollo e ogni scoppio suonava pi distante del precedente. Poi le esplosioni cessarono. Qualcuno usc dal proprio riparo di fortuna per aiutare i feriti e per spegnere gli incendi. Louie e gli altri rimasero dove si trovavano, sapendo benissimo che i bombardieri sarebbero tornati. Si accesero fiammiferi e le sigarette vennero strette fra dita tremanti. Se ci colpiscono borbott qualcuno di noi rester solo gelatina. In lontananza, i bombardieri virarono. Il bombardamento ricominci.
Qualcuno che passava di corsa davanti all'infermeria si accorse di Pillsbury, entr, gett il ferito sopra una barella e lo trascin all'interno del minuscolo edificio di cemento dove erano stati portati tutti i feriti. L'ambiente era cos gremito che gli uomini erano stati distesi sugli scaffali. Era buio pesto e i medici si spostavano a tentoni, controllando i pazienti alla luce di una torcia. Disteso nel buio, ansimante, Pillsbury udiva le bombe che cadevano e si sentiva claustrofobico, la mente che gli lampeggiava immagini di esplosioni che li seppellivano tutti come in una tomba. Con i compagni ammassati ovunque e nessuno che parlava, pens a un obitorio. La gamba gli faceva male e cominci a lamentarsi. Il medico lo raggiunse a tastoni e gli fece un'iniezione di morfina. Le esplosioni si facevano sempre pi forti, sempre pi vicine e poi furono di nuovo sopra di loro. Il soffitto trem e piovve polvere di cemento.
Fuori era l'inferno. Gli uomini gemevano e urlavano, uno invocava la madre. A un pilota quelle voci fecero pensare ad animali che piangevano.6 I timpani si spaccavano. Un uomo mor per un attacco cardiaco. Un altro perse un braccio, troncato di netto. C'era chi singhiozzava, chi pregava e chi perdeva il controllo dell'intestino. Non ero solo spaventato: ero terrorizzato scrisse in seguito un aviatore ai genitori.7 Pensavo di avere avuto paura in volo, ma non era cos. [ stata] la prima volta in vita mia che ho visto quanto pu arrivarti vicino la morte. Phil provava la stessa sensazione: mai, neppure durante il volo su Nauru, aveva avvertito un terrore simile. Louie stava accovacciato accanto a lui. Dal momento in cui aveva attraversato di corsa il boschetto di palme, aveva agito spinto solo dall'istinto e dall'adrenalina che gli ruggiva dentro, senza provare alcuna emozione. Adesso, circondato dalle esplosioni, la paura si impadron di lui.8
Rannicchiato in un fossato di corallo, il sergente maggiore Frank Rosynek indossava soltanto l'elmetto, le scarpe slacciate e i boxer. Le bombe che cadevano dal cielo, scrisse in seguito, sembravano interi vagoni carichi. Producevano un suono come di un pianoforte spinto gi per una lunga rampa di scale, poi toccavano terra ed esplodevano. Grosse palme si disintegravano sparando schegge dappertutto intorno a noi. Il terreno si sollevava in aria quando esplodeva una bomba e poi c'era un terribile lampo di luce superbrillante. L'urto scagliava pezzi di corallo nella nostra buca e noi li cercavamo alla cieca e li gettavamo fuori pi in fretta possibile. Negli intervalli tra una bomba e l'altra, sembrava di essere in chiesa: voci dalle buche vicine recitavano insieme il Padre Nostro, in continuazione. A voce pi alta, quando le bombe cadevano vicine. Credo di avere sentito addirittura qualcuno piangere. Non osavamo alzare lo sguardo perch avevamo la sensazione di poter essere visti dall'alto.9
Altri due soldati vennero uccisi al terzo passaggio. Al quarto, i giapponesi fecero tombola. Due bombe centrarono in pieno i B-24 carichi e con i serbatoi pieni parcheggiati accanto alla pista. Il primo si disintegr in un'enorme esplosione, scagliando pezzi sull'intero atollo. Un altro si incendi. Le fiamme arrivarono alle munizioni delle mitragliatrici, che presero a saettare in tutte le direzioni, l'aria decorata dai nastri dei traccianti. Poi cominciarono a esplodere le bombe da duecentoventicinque chili caricate sui B-24.
Alla fine, sull'atollo scese il silenzio. Alcuni si rialzarono in piedi, tremanti. Mentre si aggiravano tra i rottami, esplose un altro B-24, deflagrazione potenziata dai diecimilacinquecento litri di carburante, i milletrecentosessanta chili di bombe e la scorta di munizioni calibro 50. Un copilota scrisse di avere avuto l'impressione che tutta l'isola stesse saltando in aria.10 Ma se non altro era finita.
Arriv l'alba e gli uomini cominciarono a uscire cauti dai loro ripari. Quello che si era tuffato nell'oceano torn a riva, dopo essere rimasto aggrappato a uno scoglio per tre ore a causa dell'alta marea. Con la luce del giorno, il soldato che aveva maledetto i suoi generali mentre si scavava la buca scopr che quei generali avevano scavato la loro proprio accanto alla sua. Louie e Phil strisciarono fuori da sotto la palafitta. Phil era illeso, Louie aveva solo un taglio nel braccio. Si unirono a una processione di uomini esausti e storditi.
Funafuti, la mattina dopo. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Funafuti era distrutta. Una bomba aveva centrato il tetto della chiesa, provocando il crollo dell'edificio, ma grazie al caporale Ladd all'interno non c'era nessuno. Al posto della tenda di Louie e Phil adesso c'era un cratere. Al centro di un'altra tenda collassata c'era una bomba, conficcata nel terreno e inesplosa. Qualcuno la leg a un camion, la trascin fino alla spiaggia e sterz bruscamente, mandandola a finire in scivolata nell'oceano. Rosynek risal la pista d'atterraggio e vide sei bombe giapponesi disposte in una fila ordinata. Gli ordigni venivano armati dalla propria rotazione durante la caduta, ma chi le aveva sganciate aveva volato a una quota troppo bassa e le bombe non avevano avuto abbastanza tempo di caduta per armarsi. Gli uomini trascinarono anche quelle in mare.
Al posto dei B-24 adesso c'erano buche profonde, circondate da palme decapitate. Uno dei crateri, annot Louie nel suo diario, era profondo dieci metri e largo diciotto. Pezzi di bombardieri erano sparsi ovunque. Carrelli e sedili che avevano visto il tramonto da un lato di Funafuti adesso salutavano l'alba dall'altro. Di un bombardiere non restavano che la coda, due estremit delle ali e due eliche, il tutto collegato da fuliggine nera. Al centro della pista c'era un motore Pratt and Whitney da 1200 cavalli, non si sapeva dove fosse finito l'aereo cui era appartenuto. Louie vide un giornalista che piangeva fissando l'interno di un cratere e gli si avvicin, preparandosi a vedere un cadavere. Vide invece una macchina da scrivere, completamente distrutta.
I feriti e i morti erano ovunque. Due meccanici, che l'attacco aveva sorpreso all'aperto, erano pieni di ferite e lividi provocati dalle onde d'urto delle esplosioni; erano cos traumatizzati da non riuscire a parlare e comunicavano a gesti. Alcuni uomini dall'espressione solenne formavano un cerchio intorno a due sedili e a un po' di metallo contorto, tutto ci che restava del camion di munizioni. I tre che avevano cercato riparo sotto il veicolo erano al di l di ogni possibilit di riconoscimento. Venne trovato il cadavere di un operatore radio; aveva un frammento di bomba conficcato nella testa. Louie inciamp nel corpo di un indigeno in perizoma, disteso sulla schiena; met della testa non c'era pi.
Un operatore radio in seguito avrebbe dichiarato che i bombardieri giapponesi erano circa quattordici,11 ma qualcun altro, convinto che si fosse trattato di due gruppi di tre, soprannomin gli aerei nemici i Sei Puzzoni.12 Tutti si aspettavano che tornassero. Phil e Louie si unirono a un gruppo che stava scavando buche con pale ed elmetti. Poi, quando ebbero un momento libero, andarono in spiaggia e rimasero seduti per un'ora, cercando di riorganizzare i pensieri.
Pi tardi, quello stesso giorno, Louie and a dare una mano in infermeria. Pillsbury era di nuovo nel suo letto. Sentiva un bruciore tremendo alla gamba che, a penzoloni oltre il bordo, gocciolava sangue nella pozza che si era formata sul pavimento. Cuppernell, che gli sedeva accanto, lo ringrazi per avere abbattuto quello Zero.
Il medico riteneva che il piede di Pillsbury non avrebbe smesso di sanguinare: bisognava operare. Non c'era anestetico, perci il paziente avrebbe dovuto fare senza. Con Pillsbury aggrappato al letto con entrambe le mani e Louie disteso sopra le sue gambe, il medico strapp tessuti dal piede con le pinze, poi copr l'osso esposto con una lunga striscia di pelle e ricuc il tutto.13
Il Super Man era sempre fermo accanto alla pista, inclinato a sinistra sul suo carrello azzoppato, lo pneumatico a brandelli quasi staccato. Non era stato colpito dalle bombe, ma dava l'impressione contraria. I 594 fori erano distribuiti in ogni sua parte: sciami di fori di proiettile, tagli prodotti dallo shrapnel, quattro squarci da colpi di cannoncino delle dimensioni di una testa umana, la grande bocca spalancata accanto alla torretta di Pillsbury, lo squarcio nel timone, largo come una porta. Con la vernice sfregiata e graffiata ai bordi d'entrata dei motori e lungo le fiancate, sembrava che l'aereo avesse volato attraverso ammassi di filo spinato. Il Super Man era circondato da giornalisti e soldati, stupiti che fosse riuscito a restare in aria in quelle condizioni. Phil venne salutato come l'uomo dei miracoli e tutti dovettero ricredersi sulla presunta fragilit del B-24. Un fotografo sal a bordo per una foto. Scattata di giorno nell'interno buio dell'aereo, l'immagine evidenzia i raggi di luce che penetrano dai fori, una pioggia di stelle in un cielo nero.
Louie accanto al Super Man il giorno dopo Nauru. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Louie, il cui aspetto era malconcio quanto quello del suo aereo, si avvicin al Super Man. Accost la testa a uno degli squarci da proiettile di cannone e vide i cavi recisi del timone di destra, ancora collegati alla meno peggio come li aveva lasciati. Pass le dita lungo le lacrime che rigavano la pelle del Super Man. Quell'aereo aveva salvato la vita a lui e al resto dell'equipaggio, tranne uno. Avrebbe sempre pensato a quel velivolo come a un caro amico.
Imbarcato su un altro aereo, Louie inizi il viaggio di ritorno verso le Hawaii insieme a Phil, Cuppernell, Mitchell e il bendato Glassman. Pillsbury, Lambert e Douglas avevano riportato ferite troppo gravi per riunirsi all'equipaggio. Nel giro di qualche giorno sarebbero stati trasferiti a Samoa, dove un medico avrebbe dato un'occhiata alla gamba di Pillsbury e annunciato che era stata hamburgerizzata.14 Lambert sarebbe rimasto in ospedale per cinque mesi.*15 Quando un generale si present da lui per decorarlo con il Purple Heart, non riusc a mettersi a sedere e il generale appunt la medaglia al lenzuolo. Per Douglas la guerra era finita. Brooks riposava in una tomba nel cimitero dei marines a Funafuti.
L'equipaggio si era sciolto per sempre. Non avrebbero mai pi rivisto il Super Man.
Un peso opprimente cal su Louie mentre l'aereo si allontanava da Funafuti. Dopo uno scalo a Canton, raggiunsero l'atollo di Palmyra, dove Louie fece una doccia bollente e poi and a vedere La storia del generale Custer al cinema della base. Era il film nel quale aveva lavorato come comparsa all'inizio della guerra, una vita prima.
Rientrato alle Hawaii, sprofond in una sorta di freddo torpore. Era irritabile e scontroso. Anche Phil era sbalestrato: beveva troppo e non sembrava pi lui. Membri di un equipaggio incompleto e senza aereo, i superstiti del Super Man non avevano incarichi particolari e cos ammazzavano il tempo a Honolulu. La volta che un ubriaco dalla testa calda cerc la rissa, Phil si limit a guardarlo con indifferenza, ma Louie lo accontent immediatamente. I due uscirono dal bar per risolvere la questione e l'attaccabrighe batt in ritirata. In seguito, neppure bevendo birra con gli amici Louie riusciva a socializzare. Di solito se ne stava rinchiuso in camera sua, ad ascoltare musica. L'unico altro sollievo era la corsa: correva sulla sabbia intorno alla pista di Kahuku, pensando alle Olimpiadi del 1944, cercando di dimenticare il viso implorante di Harry Brooks.
Il 24 maggio Louie, Phil e gli altri veterani del Super Man vennero trasferiti alla 42 Squadriglia dell'11o Gruppo bombardieri. La base della 42 sarebbe stata sulla costa orientale di Oahu, sulla splendida spiaggia di Kualoa.16 Arrivarono sei nuovi uomini per coprire i vuoti nel vecchio equipaggio del Super Man. Volare con gente sconosciuta preoccupava Louie e Phil. L'idea non mi piace neanche un po' scrisse Louie nel suo diario. Ogni volta che rimescolano un equipaggio, sono guai. Per i veterani del Super Man c'era un'unica cosa degna di nota nei nuovi arrivati, e cio il fatto che il mitragliere di coda, un sergente di Cleveland di nome Francis McNamara, aveva una tale predilezione per i dolci che in pratica si nutriva esclusivamente di dessert. Gli uomini lo chiamavano Mac.17
Per il momento non avevano ancora un aereo. I Liberator destinati all'11o Gruppo bombardieri dovevano arrivare in volo da altre zone di combattimento e solo i primi cinque, crivellati di fori di proiettile, erano gi sul posto. Uno di essi, il Green Hornet, aveva un'aria particolarmente malconcia, con le fiancate impiastricciate di qualcosa di nero e i motori sverniciati.18 Perfino con la stiva bombe vuota e tutti e quattro i motori funzionanti, riusciva a malapena a restare in volo. Tendeva a volare con la coda pi bassa del muso, un assetto che i piloti definivano molliccio, con riferimento alla sensazione di comandi molli in un aereo vacillante. I meccanici avevano esaminato a fondo il bombardiere, ma non avevano trovato una spiegazione. Erano tutti molto diffidenti nei confronti del Green Hornet, che veniva relegato a brevi commissioni volanti. Il personale di terra cominci a rubarne pezzi per utilizzarli su altri aerei. Louie fece un breve volo sul Green Hornet e, quando atterr, dichiar che era l'aereo pi pazzo che avesse mai visto. Sperava di non dover volare mai pi su quel bombardiere.
Il 26 maggio Louie prepar i bagagli e si fece dare un passaggio fino al suo nuovo alloggio a Kualoa, un cottage privato a dieci metri dall'oceano. Lui, Phil, Mitchell e Cuppernell l'avrebbero avuto tutto per loro. Quel pomeriggio Louie trasform il garage nella sua stanza personale. Phil and a una riunione della squadriglia, dove incontr un pilota novellino, George Smitty Smith, che si dava il caso fosse un vecchio amico di Cecy.19 Dopo la riunione, Phil fece due chiacchiere con lui, parlando della fidanzata. Al cottage, Louie and a dormire. Il giorno dopo, insieme a Phil e Cuppernell, sarebbe andato a Honolulu per un altro assaggio delle bistecche di P.Y. Chong.
Sull'altro lato dell'isola, all'Hickam Field, un equipaggio di nove uomini e un passeggero salirono a bordo di un B-24. L'aereo, pilotato da Clarence Corpening, originario del Tennessee, era appena arrivato da San Francisco ed era diretto a Canton e poi in Australia. Seguito dallo sguardo del personale di terra, il B-24 decoll, vir verso sud e scomparve alla vista.20
* Lambert avrebbe poi ripreso servizio con un altro equipaggio e stabilito uno stupefacente record, portando a termine almeno novantacinque missioni.
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11.
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Non sopravviver nessuno.
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Il 27 maggio 1943, un gioved, Louie si alz alle cinque, mentre tutti gli altri stavano ancora dormendo. Usc in punta di piedi e sal in cima alla collina alle spalle del cottage per svegliarsi del tutto, poi rientr, si cambi indossando la tuta da ginnastica e si avvi in direzione della pista. Lungo il tragitto, incontr un sergente e gli chiese di seguirlo e cronometrarlo da una jeep. Il sergente accett e Louie cominci a correre affiancato dalla jeep. Copr un miglio in 4'12, un tempo stupefacente considerando che correva sulla sabbia. Non era mai stato in forma migliore in vita sua.1
Torn a piedi al cottage, si lav e indoss un paio di pantaloni tropicali kaki, una maglietta e una camicia di mussolina che aveva comprato a Honolulu. Dopo aver fatto colazione e aver sistemato la sua nuova stanza, scrisse una lettera a Payton Jordan, l'infil nella tasca della camicia e, insieme a Phil e Cuppernell, sal su un'auto presa in prestito per andare a Honolulu.
Al cancello della base vennero fermati dal detestato tenente che aveva ordinato di volare sul Super Man con tre soli motori. L'ufficiale aveva un problema urgente. Il B-24 di Clarence Corpening, decollato il giorno prima, non era mai atterrato a Canton. Erroneamente convinto che si trattasse di un B-25 e non di un molto pi grosso B-24, l'ufficiale era a caccia di volontari che lo andassero a cercare. Phil gli disse che non avevano un aereo. Il tenente ribatt che potevano prendere il Green Hornet. Phil gli fece notare che quell'aereo non era in grado di volare e il graduato replic che aveva superato l'ispezione. Sia Louie che Phil sapevano che, sebbene fosse stata usata la parola volontari, si trattava di un ordine. Phil cedette. Il tenente and a svegliare il pilota Joe Deasy e convinse anche lui a offrirsi volontario. Deasy e il suo equipaggio avrebbero volato sul B-24 Daisy Mae.
Phil, Louie e Cuppernell fecero dietrofront per radunare l'equipaggio. Fermandosi al cottage, Louie prese un binocolo che aveva comprato alle Olimpiadi. Apr il diario e butt gi qualche riga su ci che stava per fare: C'era un solo aereo, il Green Hornet, un mollaccione. Noi eravamo molto riluttanti, ma Phillips alla fine ha ceduto, accettando la missione di salvataggio.2
Poco prima di uscire, Louie scribacchi anche un appunto, che lasci sul suo bauletto, quello in cui conservava i barattoli pieni di alcolici. Se tra una settimana non siamo tornati, servitevi pure del liquore.3
Il tenente aspettava gli equipaggi accanto al Green Hornet. Srotol una carta. Riteneva che Corpening fosse finito in acqua a circa trecentocinquanta chilometri a nord di Palmyra. Le ragioni di tale convinzione non sono chiare; il rapporto ufficiale sulla scomparsa dell'aereo indica che il velivolo non era stato pi visto o sentito dal momento del decollo, per cui poteva trovarsi ovunque. Quali che fossero i suoi motivi, il tenente disse a Phil di seguire una rotta a duecentootto gradi e cercare in un punto parallelo a Palmyra. A Deasy diede pi o meno le stesse istruzioni, ma lo mand in un'area leggermente diversa. A entrambi gli equipaggi venne ordinato di continuare le ricerche per tutto il giorno, atterrare a Palmyra e, se necessario, riprendere le ricerche il giorno dopo.4
Mentre si preparavano al decollo, tutti gli uomini dell'equipaggio di Phil erano preoccupati per il Green Hornet.5 Louie cerc di tranquillizzarsi pensando che, senza bombe e senza munizioni a bordo, l'aereo avrebbe avuto abbastanza potenza da restare in aria. Phil era preoccupato perch non aveva mai pilotato quell'aereo e di conseguenza non ne conosceva le eccentricit. Sapeva che era stato cannibalizzato e sperava che non mancassero parti vitali. L'equipaggio ripass le procedure d'emergenza ed effettu un'ispezione speciale per assicurarsi che ci fosse tutta l'attrezzatura di sopravvivenza. A bordo c'era una scatola di provviste, il cui recupero in caso di necessit era responsabilit del mitragliere di coda. C'era anche un canotto supplementare, dentro una sacca gialla in cabina di pilotaggio; ne era responsabile Louie, che and a verificarne la presenza e poi indoss il suo Mae West. Lo stesso fecero gli altri dell'equipaggio. Tranne Phil, forse perch era complicato pilotare l'aereo con il giubbotto addosso.
Il Green Hornet. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
All'ultimo minuto, un militare corse verso il Green Hornet e chiese se era possibile avere un passaggio a Palmyra. Non ci furono obiezioni e l'uomo si trov un posto a sedere in fondo all'aereo. Con il nuovo arrivato, gli uomini a bordo erano undici.
Mentre Phil e Cuppernell posizionavano l'aereo sulla pista, Louie si ricord della lettera che aveva scritto a Payton Jordan. La tir fuori dalla tasca, si sporse dal finestrino di fusoliera e la lanci a un addetto di terra, che gli promise di spedirla.
Il Daisy Mae decoll quasi contemporaneamente al Green Hornet e i due aerei iniziarono il volo fianco a fianco.6 A bordo del Green Hornet, a parte i quattro veterani del Super Man, gli uomini non si conoscevano e avevano ben poco da dirsi. Louie and a passare il tempo in cabina, chiacchierando con Phil e Cuppernell.
Il Green Hornet, fedele al suo nome, volava con la coda nettamente pi bassa del muso e non riusciva a tenere il passo del Daisy Mae. Dopo circa trecento chilometri, Phil via radio disse a Deasy di andare avanti senza di lui.7 I due equipaggi si persero di vista.
Intorno alle quattordici, il Green Hornet raggiunse l'area di ricerca che gli era stata assegnata, circa trecentosessanta chilometri a nord di Palmyra. Le nuvole premevano intorno all'aereo e nessuno riusciva a vedere l'acqua sottostante. Phil scese sotto le nubi, mantenendo una quota di duecentoquaranta metri, Louie prese il suo binocolo, scese nella serra e cominci a cercare. Poco dopo sent gracchiare all'interfono la voce di Phil, che gli chiedeva di risalire e fare circolare il binocolo. Louie fece quello che gli era stato detto e poi and in cabina e vi rimase, alle spalle di Phil e Cuppernell.8
Mentre la ricerca proseguiva, Cuppernell chiese a Phil se potevano scambiarsi di posto in modo da poter assumere il ruolo di primo pilota. Era una prassi comune, che consentiva ai copiloti di maturare l'esperienza necessaria per qualificarsi appunto come primo pilota. Phil acconsent. L'enorme Cuppernell si spost faticosamente sul sedile di sinistra e Phil pass su quello di destra. Il copilota prese i comandi.9
Alcuni minuti dopo qualcuno si accorse che i due motori su un fianco dell'aereo stavano consumando pi carburante degli altri due, rendendo un lato progressivamente pi leggero dell'altro. L'equipaggio cominci a trasferire carburante tra le due ali in modo da equilibrare il carico.
All'improvviso ci fu una scossa. Louie guard il tachimetro e vide che i giri al minuto del motore numero 1, quello all'estrema sinistra, stavano rapidamente diminuendo. Guard fuori: il motore vibrava violentemente. Poi si blocc. Il bombardiere si inclin a sinistra e cominci a scendere veloce verso l'oceano.
Phil e Cuppernell avevano solo pochi secondi per salvare il Green Hornet. Cominciarono a lavorare rapidamente, ma Louie ebbe la sensazione che fossero disorientati dallo scambio dei posti. Per minimizzare l'attrito del motore numero 1 in avaria, dovevano mettere l'elica in bandiera, dovevano cio girarne le pale in modo che fossero parallele al vento e fermare la rotazione dell'elica stessa. In condizioni normali questo sarebbe stato compito di Cuppernell, che per adesso sedeva al posto del pilota. Impegnato ai comandi, Cuppernell grid al nuovo motorista di raggiungerlo in cabina per effettuare l'operazione. Non si sa se Cuppernell o qualcun altro abbia specificato di quale motore si trattava. Era un'informazione vitale: l'elica di un motore in avaria continua comunque a girare nel vento e si pu quindi avere l'impressione che il motore stia funzionando.
Sul cruscotto c'erano quattro pulsanti per la messa in bandiera, uno per ogni motore, protetti da un coperchietto di plastica. Chinandosi tra Cuppernell e Phil, il motorista sollev un coperchietto e premette il pulsante. Nell'attimo stesso in cui lo fece, il Green Hornet si impenn e sband a sinistra. Il motorista aveva premuto il pulsante numero 2, non il numero 1. Adesso entrambi i motori di sinistra erano fuori uso e l'elica del numero 1 non era ancora in bandiera.10
Phil spinse al massimo i due motori di destra, cercando di mantenere l'aereo in volo per il tempo sufficiente a riavviare il motore sinistro funzionante. I motori di destra, in lotta contro il lato morto, fecero ruotare l'aereo sul lato sinistro, mandandolo in spirale. Il motore non ripartiva. L'aereo continuava a precipitare.
Il destino del Green Hornet era segnato. Il meglio che Phil pot fare fu cercare con tutte le sue forze di portarlo in assetto orizzontale in vista dell'ammaraggio. Grugn tre parole all'interfono:
Prepararsi all'impatto.11
Louie usc di corsa dalla cabina di pilotaggio, gridando a tutti di andare alle postazioni previste in caso di incidente. Mentre l'aereo ruotava su se stesso, corse a prendere il canotto supplementare e poi alla propria postazione, accanto al finestrino di fusoliera di destra. Vide Mac, il nuovo mitragliere di coda, afferrare la scatola delle provviste. Altri uomini stavano indossando freneticamente i Mae West. Louie era vagamente consapevole che Mitchell non era emerso dal muso del bombardiere. Era compito del navigatore calcolare la posizione dell'aereo, comunicare il dato all'operatore radio perch potesse trasmettere l'SOS e poi fissare al proprio corpo il sestante e il kit di navigazione astronomica. Ma con l'aereo che ruotava su se stesso con il muso puntato verso il basso e il passaggio d'emergenza strettissimo, forse Mitchell non riusciva a uscire.
Mentre gli uomini dietro la cabina di pilotaggio correvano verso la relativa sicurezza del centro e del fondo dell'aereo, uno di loro, quasi sicuramente il motorista che aveva premuto il pulsante sbagliato, a quanto pare rest davanti. Dato che i canotti di salvataggio non si sganciavano automaticamente all'impatto, era compito del motorista restare in piedi dietro la cabina per tirare la maniglia di sganciamento al momento opportuno. Per assicurarsi che i canotti si trovassero abbastanza vicini all'aereo da consentire ai superstiti di raggiungerli a nuoto, doveva aspettare l'attimo immediatamente precedente l'impatto per azionare la maniglia. Questo significava che avrebbe avuto scarse o nessuna possibilit di raggiungere una postazione d'emergenza e, di conseguenza, scarse possibilit di sopravvivere.
Phil e Cuppernell lottavano con l'aereo. Il Green Hornet ruotava su se stesso, sempre pi veloce, mentre i motori di destra tuonavano a pieno regime. Non c'era tempo per trasmettere l'SOS. Phil cerc un'onda morta verso la quale orientare l'aereo per l'ammaraggio, ma la cosa non aveva comunque molto senso: non riusciva a portare il bombardiere in assetto orizzontale e, anche se ci fosse riuscito, la velocit era eccessiva. Stavano per impattare, molto violentemente. Phil si sentiva stranamente privo di paura. Guard l'acqua che sembrava salire ruotando verso di lui e pens: Non posso fare nient'altro.12
Louie sedeva sul pavimento accanto alla paratia, rivolto verso il muso dell'aereo. C'erano cinque uomini vicino a lui. Tutti sembravano storditi, nessuno parlava. Louie guard fuori dal finestrino di fusoliera di destra. Vide solo il cielo nuvoloso, che vorticava intorno a lui. Si sentiva intensamente vivo. Pens alla paratia davanti a lui e anche a come l'avrebbe colpita con il cranio. Percependo l'oceano che saliva verso il bombardiere, lanci un'ultima occhiata al cielo impazzito, poi strinse il canotto davanti a s e chin la testa sul petto.
Pass un terribile, sconvolgente secondo. Poi un altro. Un istante prima che l'aereo colpisse l'acqua, la mente di Louie puls in un unico, ultimo pensiero: Non sopravviver nessuno.13
Per Louie ci furono solo sensazioni frammentate e prive di suono: il corpo catapultato in avanti, l'aereo che si spezzava, qualcosa che gli si avvolgeva intorno, lo schiaffo freddo dell'oceano e poi il peso dell'acqua su di lui. Il Green Hornet, colpendo inizialmente la superficie con il muso e l'ala sinistra, aveva pugnalato l'oceano ed era andato in pezzi.
Mentre l'aereo gli si disintegrava intorno, Louie si sent trascinare sott'acqua. Poi, di colpo, il movimento discendente si interruppe e Louie venne scagliato verso l'alto. La forza del tuffo dell'aereo si era esaurita e la fusoliera, riportata per un momento a galla dall'aria intrappolata al suo interno, balz in superficie. Louie spalanc la bocca e prese ampi respiri. L'aria usc sibilando dall'aereo e Louie si ritrov di nuovo travolto dall'acqua. Ancora una volta, il Green Hornet scivol sotto la superficie e cominci a scendere verso il fondo dell'oceano, come se una forza lo trascinasse verso il basso.
Louie cerc di orientarsi. Dietro di lui non c'era pi la coda, davanti non c'erano pi le ali. Gli uomini che gli erano stati accanto erano scomparsi. L'impatto l'aveva scagliato contro il sostegno della mitragliatrice laterale, sotto il quale era rimasto incastrato a faccia in gi, con il canotto sotto di s. Il sostegno della mitragliatrice gli premeva contro il collo e il corpo era avvolto da innumerevoli fili che lo legavano sia al sostegno che al canotto. Li tast con le mani e concluse: Spaghetti. Era una matassa di cavi, il sistema nervoso del Green Hornet. Quando la coda si era staccata, i cavi si erano spezzati di netto e, come per un colpo di frusta, si erano avvolti intorno a lui. Cerc di liberarsene, ma non ci riusc. Voleva disperatamente respirare, ma non poteva.
All'interno di ci che restava della cabina di pilotaggio, Phil stava lottando per uscire. Al momento dell'impatto era stato scagliato in avanti e aveva colpito qualcosa con la testa. Un'ondata d'acqua si era riversata in cabina e l'aereo l'aveva portato sott'acqua con s.
In base al buio che lo circondava, sapeva di essere molto sotto la superficie e si rendeva conto di scendere sempre pi in profondit a ogni secondo che passava. A quanto pare, vide Cuppernell uscire dall'aereo. Trov quello che ritenne essere il telaio del parabrezza della cabina, ora privo del vetro. Pos un piede su qualcosa di duro, si diede una spinta e, attraverso l'apertura, usc dalla cabina. Nuot verso la superficie, la luce sempre pi viva intorno a lui.
Emerse in un puzzle di rottami. Perdeva molto sangue dalla testa e aveva un dito e una caviglia fratturati. Trov un rottame galleggiante, meno di mezzo metro quadrato, e ci si aggrapp. Il rottame per cominci ad affondare. Vide due canotti, molto lontani da lui. A bordo non c'era nessuno. Cuppernell non si vedeva da nessuna parte.
Molto pi sotto, Louie era ancora intrappolato nell'aereo, bloccato dai cavi. Alz gli occhi e vide un corpo fluttuare passivamente nell'acqua. L'aereo continuava ad affondare e il mondo di sopra ad allontanarsi. Louie sent le orecchie tapparsi e ricord vagamente che nella piscina di Redondo Beach le orecchie gli si tappavano a una profondit di sei metri. Venne inghiottito dal buio e la pressione si fece sentire con maggiore intensit. Continuava a lottare, ma invano. Pens: Nessuna speranza.
Avvert un'improvvisa, intensa fitta di dolore alla fronte. Mentre strattonava i cavi e cercava di bloccare la gola contro l'impulso di respirare, sent che stava calando su di lui una sorta di torpore evanescente. Si rese conto con distacco che quella era la fine di tutto. Perse i sensi.
Si svegli nel buio totale. Pens: Questa  la morte. Poi sent l'acqua, il peso dell'aereo intorno a lui. Inspiegabilmente, i cavi erano scomparsi, cos come il canotto. Stava galleggiando all'interno della fusoliera, che lo stava trascinando con s verso il fondo dell'oceano, circa cinquecento metri pi sotto. Non vedeva niente. Il suo Mae West era sgonfio, ma la galleggiabilit del giubbotto lo spingeva comunque contro il soffitto dell'aereo. Non aveva pi aria nei polmoni e, per meccanismo riflesso, adesso stava respirando acqua salmastra. Sent sapore di sangue, di carburante e di olio. Stava annegando.
Spalanc le braccia, cercando una via d'uscita. Tocc qualcosa con la mano destra e l'anello dell'USC rimase impigliato. La mano era bloccata. Tast con la mano sinistra e sent un lungo pezzo di metallo liscio. La sensazione lo orient: era al finestrino di destra, aperto. Vi nuot attraverso, poggi i piedi sul telaio e si diede una spinta, liberando la mano destra con uno strattone e tagliandosi un dito. Picchi con la schiena contro la sommit del finestrino, che gli graffi la pelle sotto la camicia. Si diede la spinta con un altro calcio. L'aereo continuava a inabissarsi.
Louie armeggi con le cordicelle del Mae West, sperando che nessuno avesse rubato le cartucce di biossido di carbonio. Ebbe fortuna: il giubbotto si gonfi. Improvvisamente leggero, il Mae West lo spinse velocemente verso la superficie tra un torrente di rottami.
Emerse di colpo nella luce accecante del giorno. Inspir una profonda boccata e vomit immediatamente l'acqua salata e il carburante che aveva inghiottito. Era sopravvissuto.14
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PARTE TERZA.
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12.
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Naufraghi.
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L'oceano era un guazzabuglio di rottami. La linfa vitale dell'aereo - olio, fluido idraulico e oltre quattromila litri di carburante - si allargava untuosa sulla superficie. Tra i pezzi del velivolo fluttuavano filamenti di sangue.1
Louie sent una voce. Si volt in quella direzione e vide Phil che, distante una ventina di metri, era aggrappato a qualcosa che sembrava un serbatoio del carburante. Insieme a lui c'era Mac, il mitragliere di coda. Nessuno dei due indossava il Mae West. Dalla testa di Phil sgorgavano ritmici zampilli di sangue che gli si riversavano sul viso. Gli occhi del pilota si guardavano intorno in uno smarrimento stordito. Phil vide la testa che ballonzolava tra i rottami e si rese conto che si trattava di Louie. Nessuno degli altri uomini era riemerso.
Zamperini vide uno dei canotti di salvataggio dondolare sull'acqua. Era possibile che il canotto si fosse sganciato da solo nell'impatto dell'aereo, ma era molto pi probabile che fosse stato il motorista, nell'ultimo atto della sua vita, a strattonare la maniglia di rilascio immediatamente prima dell'urto. Il canotto si era autogonfiato e ora stava andando rapidamente alla deriva.
Louie sapeva di dovere fermare l'emorragia di Phil, ma se l'avesse raggiunto il canotto sarebbe andato perso e tutti loro sarebbero morti. Nuot in direzione del gommone. La tenuta di volo e le scarpe lo appesantivano e la corrente e il vento allontanavano la piccola imbarcazione pi velocemente di quanto lui fosse in grado di nuotare. Il canotto scivol sempre pi fuori portata e Louie rinunci. Si volt a guardare Phil e Mac, per condividere con loro la consapevolezza che quella possibilit di salvezza era svanita. Poi per not, serpeggiante a mezzo metro dal proprio viso, una lunga fune che partiva dal canotto. L'afferr, cominci a tirarla verso di s, avvicin il canotto e si iss a bordo. C'era un secondo canotto che si stava allontanando. Louie impugn i remi in dotazione, rem con tutta la forza che aveva, riusc ad afferrare la fune e a tirare verso di s il secondo canotto. Fece passare le cime attraverso gli occhielli delle due imbarcazioni, legandole insieme, e poi prese a remare in direzione dei due compagni. Phil si rese conto che il grosso pezzo di metallo frastagliato al quale era aggrappato avrebbe potuto forare i canotti e lo spinse lontano da s. Louie l'aiut a salire a bordo, mentre Mac se la cav con le proprie forze. Entrambi gli uomini, come lo stesso Louie, erano ricoperti da uno strato di olio e carburante. Tre uomini in un unico canotto erano troppo ammassati: l'interno della minuscola imbarcazione era lungo solo un metro e ottanta e la larghezza superava di poco i sessanta centimetri.
Dalle due profonde ferite sulla tempia sinistra di Phil, vicino all'attaccatura dei capelli, il sangue sgorgava a fiotti e, mescolato all'acqua di mare, si raccoglieva sul fondo del canotto. Ricordando ci che aveva imparato nei boy scout e al corso di pronto soccorso a Honolulu, Louie fece scorrere le dita lungo il collo dell'amico finch sent la pulsazione dell'arteria carotide. Indic a Mac il punto esatto e gli disse di premere. Si tolse la camicia di mussolina e la maglietta e fece altrettanto con Phil. Chiese a Mac di fare la stessa cosa. Mettendo da parte le camicie, Louie immerse la maglietta di Phil in acqua, la ripieg formando una specie di tampone e la posizion sulle ferite. Prese le altre magliette e le leg strettamente a mo' di benda intorno alla testa dell'amico, che poi trasfer sul secondo canotto.
La mente di Phil era intontita. Sapeva che l'aereo era precipitato, sapeva che qualcuno l'aveva tirato fuori dall'acqua, che adesso si trovava a bordo di un canotto e che con lui c'era Louie. Era spaventato, ma non in preda al panico. Come pilota, ufficialmente era lui al comando, ma era abbastanza consapevole del proprio stato da rendersi conto di non essere in grado di prendere decisioni. Aveva notato che Louie aveva un brutto taglio a un dito, vicino all'anello dell'USC, ma a parte quello il suo amico era illeso e lucido. Gli chiese di assumere il comando e Louie accett.
Sono contento che sia tu, Zamp disse Phil sottovoce.2 Poi rimase in silenzio.
Da qualche parte, non lontano, arriv un piccolo suono, un lamento che sfum in un gorgoglio, una bocca che cercava di articolare una parola, una gola che si riempiva d'acqua... poi silenzio. Louie afferr un remo e fece ruotare il canotto su se stesso il pi velocemente possibile, in cerca dell'uomo che stava annegando. Forse era Cuppernell, che non era pi stato visto da quell'ultimo istante sott'acqua. I tre superstiti non l'avrebbero mai saputo. Chiunque avesse emesso quel suono era ormai scivolato sotto la superficie. Non sarebbe pi riemerso.
Con Phil relativamente stabilizzato, Louie rivolse l'attenzione ai canotti. Realizzati con due strati di tela gommata e divisi in due camere d'aria separate da una paratia, erano entrambi in buone condizioni. Il problema erano le provviste. La scatola delle scorte, che Mac aveva tenuto tra le braccia mentre l'aereo precipitava, era scomparsa, strappata dalle mani del mitragliere dall'impatto o persa durante la fuga dai rottami. In tasca i tre uomini avevano solo i portafogli e qualche spicciolo. Avevano ancora l'orologio al polso, ma le lancette si erano bloccate nell'istante dell'urto sull'acqua. Probabilmente per la prima volta da quando era arrivato a Oahu, Phil non indossava il braccialetto portafortuna che gli aveva regalato Cecy e non aveva in tasca il dollaro d'argento che conservava per quando si fosse riunito alla fidanzata. Forse nella fretta di indossare la tenuta di volo aveva dimenticato i due oggetti, o forse li aveva persi nel disastro.3
Le tasche dei canotti contenevano qualche provvista per la sopravvivenza. Qualunque cosa ci fosse l dentro, era tutto ci che avevano. Louie sciolse le linguette delle tasche e controll. Trov parecchie spesse tavolette di cioccolato - probabilmente le barrette della razione D che la Hershey produceva per le forze armate - suddivise in quadratini e confezionate in contenitori incerati per resistere a un attacco con i gas. Studiate per essere sgradevolmente amare in modo che i soldati le mangiassero solo in circostanze disperate, erano altamente caloriche e resistenti al caldo. In base alle istruzioni sulla confezione, ogni uomo doveva ricevere due quadratini al giorno, uno alla mattina e uno alla sera, e trattenerli in bocca sulla lingua per oltre trenta minuti, fino a completo scioglimento.
Insieme al cioccolato, Louie trov diverse lattine d'acqua da 33 centilitri, uno specchietto di ottone, una pistola lanciarazzi, un colorante per l'acqua di mare, una serie di ami da pesca, un rocchetto di lenza e due pompe in borse di tela. C'era anche una serie di pinze con cacciavite inserito nel manico. Louie ci riflett sopra a lungo, cercando di trovare una ragione per cui qualcuno su un canotto avrebbe dovuto avere bisogno di pinze e cacciavite. Ogni canotto era fornito anche di un kit con pezze d'emergenza, da usare in caso di falle. Non c'era altro.4
La dotazione era incredibilmente inadeguata. Un anno dopo ogni canotto dei B-24 sarebbe stato equipaggiato con un telo cerato per proteggersi dal sole, azzurro su un lato e giallo sull'altro. Per mimetizzarsi in acque controllate dal nemico, si stendeva il telo sull'imbarcazione esponendo il lato azzurro, mentre a scopo di segnalazione si poteva sventolare e agitare il lato giallo. Nel canotto standard del 1944 ci sarebbero stati anche un secchiello per versare l'acqua fuori bordo, un albero e relativa vela, un'ancora, una crema solare, un kit di pronto soccorso, tappi per forature, una torcia elettrica, esche, un coltello a serramanico, un paio di forbici, un fischietto, una bussola e opuscoli religiosi.5 Nessuno di questi oggetti, nemmeno il coltello, era presente nei canotti del Green Hornet, i quali ovviamente non disponevano neppure della Gibson Girl, una radiotrasmittente che poteva inviare segnali fino a una distanza di oltre trecento chilometri.6 Era da quasi un anno che gli aerei pi nuovi l'avevano in dotazione e nel giro di due mesi si sarebbe provveduto all'intera flotta. Ma il Green Hornet ne era privo. E i tre naufraghi non disponevano nemmeno di strumenti di navigazione. Mitchell aveva il compito di fissarli al proprio corpo, ma, anche se l'aveva fatto, gli strumenti erano andati a fondo con lui.
La situazione acqua era la pi preoccupante. Poche lattine da 33 centilitri non sarebbero durate a lungo. Louie, Phil e Mac erano circondati dall'acqua, ma non potevano berla. Il contenuto di sale nell'acqua di mare  cos alto da essere considerato un veleno. Se si beve acqua di mare, i reni devono produrre urina per eliminare il sale, ma per farlo necessitano di una quantit d'acqua maggiore di quella salmastra bevuta e di conseguenza l'organismo estrae acqua dalle proprie cellule, le quali, disidratate, cominciano ad atrofizzarsi. Paradossalmente, bere acqua di mare causa disidratazione, potenzialmente letale.
Alla deriva vicino all'equatore, con poca acqua e nessun riparo, Phil, Louie e Mac si sarebbero presto trovati in guai terribili. I canotti non erano stati dotati di materiali per la desalinizzazione o la distillazione, n di contenitori per raccogliere l'acqua piovana. Cinque mesi prima, il generale Hap Arnold aveva ordinato che tutti i canotti di salvataggio venissero equipaggiati con il Delano Sunstill, un dispositivo che poteva produrre indefinitamente piccole quantit di acqua potabile. La consegna era stata ritardata.
Dal momento in cui era emerso dall'acqua, Mac non aveva detto una parola. In qualche modo era uscito dal disastro senza un graffio. Aveva fatto tutto ci che Louie gli aveva chiesto, ma dal suo viso non era mai scomparso quello sguardo fisso e scioccato.
Zamperini era piegato sul canotto, quando Mac improvvisamente cominci a urlare: Moriremo tutti!.7 Louie lo rassicur dicendogli che la squadriglia li avrebbe cercati, che probabilmente sarebbero stati trovati quella sera stessa, al pi tardi il giorno dopo. Mac continu a gridare. Esasperato, Louie minacci di fargli rapporto non appena fossero rientrati. Non serv a niente. Non sapendo pi cosa fare, Zamperini gli moll un manrovescio. Mac cadde all'indietro e rest in silenzio.
Louie elenc le regole di base. Ogni uomo avrebbe mangiato un quadratino di cioccolato al mattino e uno alla sera. Per quanto riguardava l'acqua, assegn una lattina a testa, consentendo a ognuno due o tre sorsi al giorno. Mangiando e bevendo a quel ritmo, avrebbero potuto far durare le provviste per qualche giorno.
Fatto l'inventario e stabilite le regole, non c'era molto da fare a parte aspettare. Louie si impose di evitare di pensare ai compagni morti e dovette scacciare dalla mente il ricordo della voce gorgogliante in acqua. Considerando il tremendo disastro, era stupito che ci fossero tre superstiti. Tutti e tre si erano trovati sul lato destro dell'aereo; il fatto che il bombardiere avesse impattato in mare con il lato sinistro probabilmente li aveva salvati. Ci che Louie non riusciva a capire era come fosse risalito dal relitto. Se era svenuto a causa della pressione e l'aereo aveva continuato ad affondare e la pressione ad aumentare, come aveva potuto risvegliarsi? E come aveva fatto a liberarsi dai cavi mentre era privo di conoscenza?8
I tre uomini guardavano il cielo. Louie teneva una mano sulla testa di Phil per rallentare la perdita di sangue. L'ultima traccia del Green Hornet, il luccichio del carburante, del fluido idraulico e dell'olio che aveva circondato i canotti fin dall'inizio, sfum fino a svanire. Al suo posto stavano salendo verso la superficie delle forme blu scuro che scivolavano nell'acqua tracciando archi eleganti. Una sagoma netta, affilata, piatta e splendente tagli la superficie e cominci a disegnare cerchi intorno ai canotti. Poi se ne aggiunse un'altra. Gli squali li avevano trovati. Tenendosi vicinissimi ai loro fianchi, fluttuavano i pesci pilota, a strisce bianche e nere.
Gli squali, che Louie pens appartenessero alla specie mako e reef, erano cos vicini che sarebbe bastato tendere una mano per toccarli. Il pi piccolo era lungo quasi due metri, alcuni raggiungevano una lunghezza doppia. Incurvavano i corpi intorno ai canotti, saggiandone il materiale, e facevano scorrere le pinne lungo le imbarcazioni, ma non cercavano di arrivare agli uomini che c'erano sopra. Sembravano aspettare che fossero gli uomini ad andare da loro.
Il sole tramont e arriv il freddo, intenso. I tre si servirono delle mani per versare qualche centimetro d'acqua sul fondo dei canotti. Una volta che i corpi l'ebbero scaldata, sentirono meno freddo. Nonostante fossero esausti, resistettero all'impulso di dormire per timore che passasse una nave o un sottomarino e non se ne accorgessero. Phil sentiva la parte inferiore del corpo, quella sotto l'acqua, abbastanza calda, ma la parte superiore era cos gelata da farlo tremare di freddo.
Il buio era assoluto, cos come il silenzio, a eccezione del rumore prodotto dai denti di Phil. L'oceano era di una calma piatta. Improvvisamente i tre naufraghi si sentirono percorrere da un tremore ruvido e raschiante: gli squali stavano strofinando il dorso lungo il fondo dei canotti.9
Il braccio di Louie era ancora posato sul bordo del suo canotto, la mano ferma sulla fronte di Phil che, protetto dalla mano dell'amico, scivol nel sonno con la sensazione che gli squali gli stessero graffiando la schiena. A bordo dell'altro canotto si addorment anche Louie.
Mac rimase il solo a vegliare, la testa che gli girava dalla paura. Cominci ad agitarsi.
...
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...
13.
...
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Dispersi in mare.
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Il Daisy Mae atterr a Palmyra nel tardo pomeriggio. L'equipaggio aveva cercato l'aereo di Corpening per tutto il giorno, ma non ve n'era traccia. Deasy cen e poi and al cinema della base. Stava guardando il film quando qualcuno gli disse di presentarsi immediatamente al comandante della base, il quale lo inform che il Green Hornet non era rientrato. Maledizione! esclam Deasy. Sapeva che c'erano solo due possibilit. La prima era che l'equipaggio di Phillips fosse tornato alle Hawaii, la seconda che l'aereo fosse finito, per usare le sue stesse parole, nel brodo. Qualcuno and a verificare con le Hawaii. Anche se il Green Hornet fosse effettivamente precipitato, Deasy sapeva che avrebbero comunque dovuto aspettare la mattina per iniziare le ricerche, cos and a dormire.1
Verso mezzanotte un marinaio svegli l'operatore radio di Deasy, Herman Scearce, e gli conferm che l'aereo di Phil risultava disperso. La marina voleva controllare il registro trasmissioni di bordo per vedere a quando risaliva l'ultimo contatto radio con il Green Hornet. Scearce chiese al marinaio di svegliare anche Deasy, dopo di che lo stesso Scearce, Deasy e alcuni ufficiali della marina esaminarono il registro trasmissioni nell'ufficio della base. Le registrazioni fornivano ben poche informazioni.
Alle quattro e mezzo del mattino il Green Hornet venne dichiarato ufficialmente disperso. Adesso erano due gli aerei precipitati - quello di Corpening e quello di Phillips - e avevano portato con s ventuno uomini.
La marina prese il comando delle operazioni di soccorso. Non appena fosse sorto il sole, il Daisy Mae sarebbe decollato per riprendere le ricerche, insieme ad almeno due idrovolanti della marina e un altro aereo delle AAF. Poich il Daisy Mae e il Green Hornet avevano volato affiancati nel primo tratto del viaggio, i soccorritori sapevano che il Green Hornet non era precipitato nei primi trecento chilometri. A quanto pareva, era scomparso da qualche parte tra il punto in cui il Daisy Mae lo aveva lasciato e Palmyra, cio un'estensione di milletrecento chilometri. La scommessa era indovinare la direzione in cui gli eventuali superstiti stavano andando alla deriva. Punto d'incontro della corrente verso ovest a nord dell'equatore e la controcorrente equatoriale verso est, l'oceano intorno a Palmyra era un vero e proprio vortice. Una differenza di pochi chilometri di latitudine poteva significare uno scarto di centottanta gradi per quanto riguardava la direzione della corrente e nessuno sapeva dove fosse precipitato esattamente il bombardiere. L'area di ricerca sarebbe stata enorme.2
A ogni equipaggio vennero assegnate le rispettive coordinate di ricerca. Da Palmyra, il Daisy Mae avrebbe volato in direzione nord. Da Oahu, numerosi aerei avrebbero volato verso sud. Decollarono poco dopo l'alba. Tutti sapevano che le probabilit di trovare l'equipaggio disperso erano scarsissime, ma, come disse Scearce, noi continuavamo a sperare, sperare, sperare....3
Zamperini si svegli con il sole. Mac era disteso al suo fianco. Phil giaceva nel suo canotto, la mente ancora annebbiata. Louie si mise a sedere e fece scorrere lo sguardo sul cielo e sul mare, in cerca dei soccorsi. Solo gli squali si muovevano.
Decise di distribuire la colazione, un unico quadretto di cioccolato a testa. Sciolse il nodo che chiudeva la tasca del canotto e guard all'interno. Il cioccolato era sparito. Controll sui due canotti. Niente cioccolato, niente involucri. Lo sguardo di Louie si ferm su Mac. Il sergente lo fiss a sua volta con occhi spalancati, e colpevoli.
Il fatto che Mac si fosse mangiato tutto il cioccolato fu un duro colpo per Louie. Conosceva il mitragliere da poco tempo, ma l'aveva giudicato come un tipo corretto e cordiale, anche se un po' troppo bisboccione e sicuro di s fino all'arroganza. L'incidente lo aveva distrutto. Louie sapeva che non avrebbero potuto sopravvivere a lungo senza cibo, ma scacci subito quel pensiero. Sicuramente c'era gi un'operazione di ricerca in corso. Sarebbero stati a Palmyra in giornata, forse il giorno dopo, e la perdita del cioccolato non avrebbe significato nulla. Controllando la sua rabbia, disse a Mac di essere molto deluso da lui. Si rendeva conto per che il mitragliere aveva agito in preda al panico, e quindi lo rassicur dicendogli che presto sarebbero arrivati i soccorsi. Mac non disse nulla.4
Il freddo della notte cedette il posto a una giornata soffocante. Louie guardava il cielo. Phil, indebolito dalla perdita di sangue, dormiva. Mac, che aveva i capelli quasi rossi, arrostiva sotto il sole, isolato in un luogo onirico e remoto. Tutti e tre avevano fame, ma non potevano farci niente. Gli ami e la lenza erano inutili: non c'erano esche.
Poi, mentre se ne stavano distesi in silenzio, un suono ronzante cominci a insinuarsi piano nei loro pensieri. Tutti e tre si resero conto che quello che sentivano era un aereo. Scrutarono il cielo e videro un B-25, molto alto e molto a est. Volava a un'altitudine eccessiva per essere un aereo di ricerca, probabilmente era diretto a Palmyra.5
Louie si lanci verso una delle tasche del canotto, afferr la pistola lanciarazzi e inser una cartuccia. Non era possibile alzarsi in piedi sul fondo cedevole del canotto, cos si inginocchi e tese il braccio verso l'alto. Premette il grilletto, la pistola gli rincul nella mano e il razzo, rosso e ruggente, schizz in cielo. Mentre il segnale continuava a salire, Louie trov una confezione di colorante, che prese a versare freneticamente nell'acqua. Sulla superficie dell'oceano sbocci una vistosa chiazza giallo-verdastra.
Mentre la scia luminosa disegnava un arco sopra di loro, Louie, Phil e Mac fissavano il bombardiere, cercando di costringere con la forza di volont gli uomini a bordo a vederli. Lentamente, il segnale sputacchi le ultime scintille e poi si spense. Il bombardiere prosegu il suo volo e spar. Il cerchio colorato intorno ai canotti sbiad fino a svanire.
Quell'avvistamento aveva comunque fornito ai naufraghi un'informazione importante. Ovviamente sapevano gi di essere alla deriva, ma, privi di punti di riferimento, non avevano idea in quale direzione, n a quale velocit. Dato che nella tratta nord-sud dalle Hawaii gli aerei utilizzavano un corridoio di volo che passava vicino al punto d'impatto del Green Hornet, la comparsa del B-25 molto a est quasi certamente significava che i canotti stavano puntando a ovest, cio lontano dalla vista di aerei amici. Le possibilit di essere soccorsi si stavano gi affievolendo.
Quella sera gli aerei di soccorso rientrarono alle basi. Nessuno aveva visto niente. Avrebbero ripreso le ricerche alle prime luci dell'alba.
Sopra i canotti, la luce del giorno svan. I tre uomini bevvero qualche sorso d'acqua, raccolsero acqua di mare intorno al corpo e si distesero. Gli squali si ripresentarono per strofinare il dorso contro il fondo delle imbarcazioni.
Phil dorm per gran parte del giorno seguente. Louie sorseggi un po' d'acqua e pens al cibo. Mac continu a restare ripiegato su se stesso, parlando pochissimo. Pass un altro giorno senza che arrivassero i soccorsi.
Nelle prime ore del mattino dopo, 30 maggio, Louie, Mac e Phil sentirono il rombo profondo dei motori di un B-24, il suono di casa. E poi eccola, a bassa quota e proprio sopra di loro: una balena volante dal muso schiacciato che, puntando in direzione sudest, scompariva e ricompariva tra le nubi in mezzo alle quali si apriva un varco. Era un aereo di ricerca. Era talmente basso e vicino ai canotti che a Louie sembr di riconoscere le insegne della loro squadriglia, la 42, sulla coda dell'aereo.6
Afferr di nuovo la pistola lanciarazzi, la caric e spar. Il razzo luminoso punt dritto verso l'aereo e per un momento i tre naufraghi temettero che l'avrebbe colpito. Ma il razzo pass di fianco al bombardiere, creando una fontana di rosso che dal canotto sembr enorme. Louie ricaric ed esplose un secondo colpo. Il B-24 vir bruscamente a destra. Louie spar altri due razzi, che sfiorarono la coda dell'aereo.
Il bombardiere era il Daisy Mae. Gli uomini dell'equipaggio, che si passavano un unico binocolo tra loro, sforzavano la vista per scrutare l'oceano. Quel giorno la ricerca era particolarmente difficile, con muri di nubi che si chiudevano e si aprivano, consentendo solo brevi, rapide visioni del mare. Tutti a bordo avvertivano un senso di urgenza: i dispersi erano amici, compagni di squadriglia. Se mai abbiamo cercato qualcosa nel corso di una missione ricorder Scearce be', quel giorno l'abbiamo fatto di sicuro.7
Le scie luminose si spensero e il Daisy Mae prosegu il suo volo. Nessuno a bordo aveva visto niente. La virata era stata solo una manovra di routine. Louie, Phil e Mac guardarono la doppia coda del Daisy Mae diventare sempre pi piccola fino a scomparire.
Per un momento Louie si infuri con i colleghi che erano passati cos vicino e non li avevano visti. Ma la rabbia sfum rapidamente. Dai suoi giorni passati alla ricerca di aerei dispersi, sapeva quanto fosse difficile individuare un canotto, specie volando in mezzo alle nuvole. Per quello che ne sapeva, forse anche a lui erano sfuggiti dei compagni nelle loro stesse condizioni.
In ogni caso, quella che probabilmente era stata la loro migliore possibilit di salvataggio era sfumata. A ogni ora che passava, la corrente li spingeva sempre pi a ovest, lontano dai corridoi aerei. Se nessuno li avesse trovati, l'unica possibilit di sopravvivenza sarebbe stata raggiungere la terraferma. A ovest, lo sapevano, non c'era una sola isola per oltre tremila chilometri.* Se per miracolo la corrente li avesse portati a percorrere quella distanza, e se fossero stati ancora vivi, avrebbero forse potuto raggiungere le isole Marshall. Se avessero virato un po' pi a sud, forse avrebbero raggiunto le Gilbert. Ma se anche fossero stati cos fortunati da arrivare a quelle isole, invece che passarci di fianco e ritrovarsi di nuovo in oceano aperto, avrebbero avuto un altro problema. Entrambi gli arcipelaghi erano nelle mani dei giapponesi. Mentre guardava il Daisy Mae che si allontanava, Louie si sent morire.
Mentre i naufraghi osservavano i loro potenziali soccorritori scomparire all'orizzonte, non molto lontano George Smitty Smith, che aveva passato la notte prima del disastro chiacchierando di Cecy con Phil, pilotava il suo B-24 sopra l'oceano, cercando un qualunque segno dei dispersi. A circa ottanta chilometri da Barbers Point, una base sul lato sottovento di Oahu, il suo equipaggi not qualcosa. Scendendo di quota per un controllo pi ravvicinato, Smitty vide galleggiare diverse scatole rettangolari gialle che si urtavano tra loro, accerchiate da grossi pesci.8
Le scatole non provenivano dal Green Hornet. Erano troppo vicine a Oahu e non potevano avere coperto una distanza del genere, anche perch le correnti non le avrebbero trasportate in quella direzione. Ma l'aereo di Corpening era probabilmente precipitato in un punto lungo il corridoio aereo nord-sud, lo stesso lungo il quale Smitty stava effettuando le sue ricerche. Le scatole potevano essere tutto ci che restava dell'aereo di Corpening, e degli uomini che aveva a bordo.
Le scatole non furono l'unico avvistamento di Smitty quel giorno. Proprio nell'area in cui era precipitato il Green Hornet, not ballonzolare in superficie un oggetto di un colore giallo vivo. Si abbass per guardare meglio. Gli sembr che si trattasse di una scatola di provviste, di quelle in dotazione ai B-24, ma non poteva esserne sicuro. Smitty continu a volare in cerchio intorno all'oggetto per quindici minuti. Non vide nient'altro: nessun rottame, nessun canotto, nessun essere umano. Con ogni probabilit pens che ci che aveva visto era appartenuto all'aereo di Phil e con ogni probabilit aveva ragione. Rientr a Oahu, pensando alla sua amica Cecy e al dolore che avrebbe provato non appena avesse saputo che il suo fidanzato era disperso.
A Oahu gli uomini della 42 Squadriglia stavano perdendo le speranze. Cuppernell, Phillips, Zamperini (il mezzofondista olimpionico) e Mitchell dispersi, in volo verso Palmyra scrisse nel suo diario un membro del personale di terra.9 Mi  difficile abituarmi a una cosa del genere. Solo l'altro giorno li ho accompagnati tutti in macchina a Kahuku e in giro nei dintorni... mi sono divertito con loro e adesso probabilmente sono morti! Gli altri piloti si comportano come se non fosse successo niente e parlano di spedire alle famiglie gli indumenti dei ragazzi come se fosse un normale fatto di tutti i giorni.  cos che ci si comporta perch  cos che stanno le cose:  un normale fatto di tutti i giorni!
I corpi dei naufraghi andavano indebolendosi. A parte il banchetto a base di cioccolato di Mac, nessuno dei tre aveva pi mangiato dopo la colazione consumata prima di imbarcarsi per l'ultimo volo. Erano affamati e assetati. Dopo l'avvistamento del B-24, trascorsero un'altra notte gelida e poi un lungo quarto giorno. Nessun aereo, nessuna nave, nessun sottomarino. Tutti e tre bevvero le ultime gocce della propria scorta d'acqua.
Fu al quinto giorno che Mac croll.10 Dopo un silenzio che si era protratto per giorni, all'improvviso cominci a gridare che sarebbero morti tutti. Con gli occhi sbarrati e quasi in delirio, non riusciva a smettere di strillare. Louie lo schiaffeggi in viso. Mac tacque di colpo e si sdrai, con un'espressione stranamente soddisfatta. Forse si era sentito confortato dalla dimostrazione di controllo da parte di Louie e di conseguenza protetto dalle spaventose possibilit che la sua immaginazione andava prospettandogli.
Mac aveva buone ragioni per perdere la fiducia. L'acqua era finita. Dopo il passaggio del B-24 non si erano pi visti altri aerei e la corrente li stava allontanando moltissimo dalle rotte frequentate dal traffico amico. Tutti e tre sapevano che, se le ricerche non erano ancora state interrotte, lo sarebbero state presto.
Quella notte, prima di tentare di dormire, Louie preg. Lo aveva fatto solo una volta in vita sua: da bambino, quando sua madre si era ammalata e lui era stato colto dal terrore di perderla. Quella notte sul canotto, con parole formulate solo nella mente e che non arrivarono alle labbra, implor aiuto.11
Mentre i tre naufraghi scivolavano alla deriva sempre pi fuori portata, le loro ultime lettere arrivavano alle famiglie e agli amici, ancora ignari dell'accaduto. A quanto pare, la politica delle forze armate era aspettare la conclusione delle ricerche iniziali prima di informare i familiari.12
Il giorno dopo l'incidente, l'ultima lettera che Phil aveva scritto a suo padre arriv in Virginia. Il reverendo Phillips, che chiamava il figlio con il secondo nome, Allen, si era arruolato nell'esercito e adesso era il cappellano Phillips a Camp Pickett. Le ultime notizie di Allen risalivano a settimane prima ed erano quelle riportate dai giornali sulla saga del Super Man nei cieli di Nauru. Il cappellano Phillips si era presentato con gli articoli riguardanti il raid negli uffici di un quotidiano locale, che aveva pubblicato un servizio sull'eroismo di Allen. Per quanto orgoglioso, il cappellano Phillips aveva anche molta paura per il figlio. Di sicuro spero che [Nauru] sia stato il pericolo pi grave della sua vita scrisse alla figlia.13
Fu probabilmente quel timore che lo spinse a scrivere ad Allen per chiedergli notizie sul destino degli uomini sul canotto, circondato dagli squali, individuati quella primavera dal suo equipaggio. Nella sua ultima lettera Allen rassicurava il padre: quegli uomini erano tutti sani e salvi. Per quanto lo riguardava personalmente, scrisse: Sono sempre nello stesso posto dov'ero prima... Ti scriver di nuovo presto. Ciao, per il momento. Al.
Nel weekend dopo il disastro del Green Hornet, Pete, Virginia e Louise Zamperini fecero una visita a sorpresa ai genitori di Cuppernell, che abitavano a Long Beach. Fu un incontro piacevole, durante il quale si parl dei ragazzi lontani. Dopo la visita, Pete scrisse a Louie, pregandolo di informare Cuppernell che i suoi genitori stavano benissimo. Prima di chiudere la busta, inser una foto di se stesso, sorridente. Sul retro scribacchi: Non permettere che ti tarpino le ali.
A Saranap, California, Payton Jordan apr la lettera che Louie aveva lanciato dal finestrino del Green Hornet mentre l'aereo rullava sulla pista prima del suo ultimo decollo: Cari Payton e Marge, sono ancora vivo e vegeto, come mai non lo so.
Quello scemo far meglio a prendersi cura di s pens Jordan.
L'ultima lettera di Phil raggiunse Cecy a Princeton, Indiana, dove la ragazza stava terminando il suo primo anno come insegnante di liceo. Phil le aveva scritto parlandole della luna sulle Hawaii e di come questo gli ricordasse l'ultima volta che erano stati insieme. Non scorder mai il tempo che ho passato con te. Ci sono tantissime cose di quando siamo stati insieme che non dimenticher mai, tesoro... Aspetto il giorno in cui potremo ricominciare a fare tutto quello che facevamo una volta. Phil aveva chiuso la lettera come tante altre in precedenza: Ti amo, ti amo, ti amo.
Non ci sarebbero stati altri messaggi dai tre dispersi. La lettera di Pete a Louie segu il suo percorso fino ad arrivare all'ufficio postale di San Francisco, dove veniva smistata la corrispondenza dell'11o Gruppo bombardieri. Qualcuno scrisse sulla busta Disperso in mare e rimand la lettera al mittente.
Era passata una settimana da quando il Green Hornet era svanito. Ricerche intensive non avevano portato a nulla. Tutti gli uomini dell'equipaggio di Phil vennero ufficialmente dichiarati dispersi e a Washington scatt la procedura prevista per informare le famiglie. Agli uomini del Daisy Mae venne ordinato di riportare l'aereo da Palmyra a Oahu. Le ricerche erano finite. L'equipaggio era scoraggiato: tutti volevano continuare a cercare. In volo verso Oahu, parlarono dei compagni perduti.14
A Kualoa, un sottotenente di nome Jack Krey entr nel cottage con il triste compito di catalogare gli effetti personali dei dispersi e inviarli alle rispettive famiglie. La stanza di Louie era pi o meno come Louie stesso l'aveva lasciata quel gioved mattina: indumenti, un bauletto, un diario che terminava con poche parole su una missione di soccorso, una foto dell'attrice Esther Williams fissata alla parete. L'appunto che Louie aveva lasciato sul proprio bauletto non c'era pi, e non c'era pi nemmeno il liquore. Tra le altre cose, Krey trov alcune foto che Zamperini aveva scattato all'interno dell'aereo. In alcune Louie aveva dimenticato di non inquadrare il sistema di puntamento Norden, per cui Krey le dovette confiscare. Tutto il resto venne riposto nel bauletto, pronto per essere spedito a Torrance.15
La sera di venerd 4 giugno 1943, la madre di Phil, Kelsey, si trovava a Princeton, Indiana. Data l'assenza del marito e del figlio, aveva venduto la casa di famiglia a Terre Haute e si era trasferita a Princeton per essere pi vicina alla figlia Martha e alla futura nuora, Cecy, ormai una sua cara amica. Quella sera Kelsey era a casa di Martha, quando le venne consegnato un telegramma.
SPIACENTI DOVERLA INFORMARE CHE IL COMANDO GENERALE AREA PACIFICO RIFERISCE CHE SUO FIGLIO - TENENTE RUSSELL A. PHILLIPS - RISULTA DISPERSO DAL VENTISETTE MAGGIO. IN CASO DI ULTERIORI DETTAGLI O ALTRE INFORMAZIONI SU CONDIZIONI DI SUO FIGLIO, PROVVEDEREMO A DARGLIENE NOTIZIA.16
Gli Zamperini ricevettero il telegramma la stessa sera. Louise telefon a Sylvia che, sposata da poco con un vigile del fuoco di nome Harvey Flammer, adesso viveva in un sobborgo non lontano. Non appena seppe che suo fratello era disperso, Sylvia fu colta da una crisi isterica e cominci a piangere e singhiozzare cos rumorosamente che accorse una vicina di casa. La donna le chiese cosa fosse successo, ma Sylvia piangeva tanto da non riuscire a parlare. Dopo un po' si ricompose e telefon al marito Harvey alla caserma dei pompieri. Era sconvolta, confusa e non sapeva cosa fare. Harvey le disse di andare da sua madre. Sylvia riattacc e si precipit alla porta.
Continu a piangere per tutti i quarantacinque minuti del tragitto in auto. Settimane prima, subito dopo il raid su Nauru, aveva raccolto davanti a casa il giornale del mattino e in prima pagina aveva visto una foto di Louie che, con espressione turbata, guardava attraverso uno squarcio nella fusoliera del Super Man. L'immagine l'aveva inorridita. Adesso, mentre assimilava la notizia che suo fratello era disperso, non riusciva a non pensare a quella fotografia. Quando ferm l'auto davanti alla casa dei genitori, dovette ricomporsi prima di entrare.
Suo padre era calmo, ma silenzioso; sua madre era consumata dall'angoscia. Sylvia, che come il resto della famiglia riteneva che Louie fosse finito in fondo all'oceano, disse a sua madre di non preoccuparsi. Con tutte quelle isole tent di scherzare adesso star insegnando l'hula a qualcuno. Pete arriv da San Diego. Se ha uno spazzolino da denti e un coltellino tascabile e tocca terra disse a sua madre ce la far.17
Forse quel giorno stesso, o forse in seguito, Louise trov la piccola foto che era stata scattata il pomeriggio in cui Louie era partito, con lui sugli scalini dell'ingresso che le teneva un braccio intorno alla vita. Sul retro della foto, Louise scrisse: Louie dichiarato disperso, 27 maggio 1943.
Il 5 giugno la notizia della scomparsa di Louie comparve sulla prima pagina dei quotidiani californiani e apr i notiziari radio. Il Los Angeles Evening Herald and Express pubblic un servizio sulla Vita di Zamp che assomigliava molto a un necrologio.18 Payton Jordan, adesso ufficiale di marina, era in auto diretto alla sua base quando sent la notizia alla radio. Fu un colpo durissimo. Arriv alla base talmente stordito che per un po' non riusc a fare nulla. Poi cominci a parlare con i colleghi ufficiali che, come lui, avevano il compito di addestrare i cadetti nelle tecniche di sopravvivenza. Discussero delle varie situazioni cui avrebbe dovuto fare fronte Louie e tutti concordarono sul fatto che, se aveva ricevuto il giusto addestramento, forse sarebbe riuscito a sopravvivere.
Pete telefon a Jordan e i due parlarono di Louie. Mentre Pete diceva di sperare che suo fratello venisse ritrovato, Jordan gli sent tremare la voce. Pens di telefonare ai genitori di Louie, ma non riusc a trovare il coraggio. Non avrebbe saputo cosa dire. Quando quella sera torn a casa, diede la notizia a sua moglie, Marge, che aveva conosciuto bene Louie alla USC. Seguirono la solita routine serale come avvolti in una nebbia silenziosa, poi andarono a letto e rimasero svegli, senza parlare.19
A Torrance, Anthony Zamperini manteneva un atteggiamento stoico. Louise piangeva e pregava. A causa dello stress, le si aprirono delle piaghe nelle mani.20 A Sylvia le mani di sua madre facevano pensare ad hamburger crudi.
A un certo punto durante quelle giornate di confusione emotiva in Louise si fece strada una netta convinzione. Era assolutamente sicura che suo figlio fosse vivo.
A Samoa, Stanley Pillsbury e Clarence Douglas erano ancora in ospedale e cercavano di riprendersi dalle ferite riportate nel cielo di Nauru. La spalla di Douglas era ben lontana dalla guarigione e a Pillsbury l'amico sembrava emotivamente distrutto. Pillsbury stesso soffriva ancora molto. I medici non erano stati in grado di togliergli tutto lo shrapnel dalla gamba e lui sentiva bruciare ogni frammento rimasto. La possibilit di riprendere a camminare non era affatto vicina. Sognava sempre aerei nemici che puntavano contro di lui, all'infinito.
Era a letto, quando nella stanza entr Douglas, l'espressione scioccata.
L'equipaggio  andato gi disse.
Pillsbury riusc a malapena a parlare. La prima emozione che prov fu un travolgente senso di colpa. Se solo fossi stato l avrebbe detto in seguito avrei potuto salvarli.
Douglas e Pillsbury non dissero molto altro.21 Si salutarono, ognuno immerso nel proprio dolore. Douglas sarebbe stato presto trasferito negli Stati Uniti. Pillsbury sarebbe rimasto ancora nel suo letto a Samoa, sperando che un giorno avrebbe ripreso a camminare.*22
A Oahu, gli amici di Louie si riunirono in caserma. In un angolo di una delle stanze, appesero una piccola bandiera in memoria di Zamp.23 Sarebbe rimasta l mentre Louie, Phil e Mac andavano alla deriva verso ovest e gli Alleati, e tra loro la 42 Squadriglia dell'11o Gruppo bombardieri, portavano la guerra in tutto il Pacifico e nel cuore del Giappone.
* C'era un punto direttamente a ovest, circa a met strada dalle isole Marshall, dove l'oceano era profondo solo cinque metri. Non proprio un'isola, ma quasi.
* Non appena fu di nuovo in grado di camminare, Pillsbury venne assegnato a un nuovo equipaggio, in sostituzione di un mitragliere di fusoliera deceduto. A causa della superstizione riguardante l'arrivo di un nuovo membro, l'equipaggio l'accolse con freddezza. Nel corso di una missione, uno Zero tent di speronare l'aereo e una raffica esplose all'interno della fusoliera. Il motorista trov Pillsbury sul pavimento con un grosso frammento di metallo conficcato sopra un occhio, la cui cornea si stava arrossando di sangue. L'aereo rientr velocemente alla base e Pillsbury venne bendato e rispedito alla sua mitragliatrice. In qualche modo sopravvisse alla guerra, con una manciata di medaglie e una zoppia permanente a testimonianza di tutto ci che aveva sopportato.  stato terribile, terribile, terribile dir in lacrime sessant'anni dopo. ... Se ci ripensi per un po', ti torna tutto alla mente.  questo che fa la guerra.
...
.
...
14.
...
.
...
Sete.
.
Phil si sentiva ardere. Il sole dell'equatore picchiava sui tre uomini, ustionandoli. Ognuno di loro aveva il labbro superiore bruciato e screpolato, cos gonfio da ostruire quasi le narici; il labbro inferiore si era ingrossato tanto da toccare il mento. I corpi erano segnati dalle piaghe aperte dalla violenta azione corrosiva del sole, del sale, del vento e dei residui di carburante. Le grandi ondate schiaffeggiavano le ulcere con l'acqua salmastra, una sensazione che Louie paragonava a quella dell'alcol versato sopra una ferita. Il sole si rifletteva abbagliante sull'oceano, scagliando schegge di luce bianca nelle pupille degli uomini e lasciandoli con la testa dolorosamente pulsante. Nei piedi si aprivano i crateri delle piaghe provocate dal sale, grandi quanto una moneta da un quarto di dollaro. I canotti arrostivano insieme ai loro occupanti, emettendo un odore acre.1
Le lattine d'acqua erano vuote. Disperatamente assetati e stremati dal caldo, i tre naufraghi non potevano fare altro che servirsi delle mani a coppa per sciacquarsi con l'acqua salmastra. La freschezza dell'oceano sembrava chiamarli invitante, ma era un invito che non potevano accettare a causa degli squali che li accerchiavano. Uno in particolare, lungo circa due metri, braccava i canotti senza sosta, giorno e notte. I tre cominciarono a tenerlo d'occhio in modo speciale e, quando si avvicinava troppo, uno di loro lo colpiva con un remo.
Al terzo giorno senza acqua, all'orizzonte comparve una macchia. Si fece gradualmente pi grossa, pi scura e pi vicina, si gonfi sopra i canotti e copr il sole. E arriv la pioggia. I tre gettarono indietro la testa, inarcarono il corpo, spalancarono le braccia e aprirono la bocca. La pioggia cadeva sul petto, le labbra, la faccia, la lingua. Leniva la pelle, lavava via il sale, il sudore e il carburante, scivolava nelle gole, idratava i corpi. Era un'esplosione sensoriale.
Sapevano che non sarebbe durata. Dovevano trovare un modo per raccogliere quell'acqua. Nelle piccole lattine, aperte sotto l'acquazzone, non entrava praticamente nulla. Continuando a tenere la testa rivolta verso il cielo e la bocca spalancata, Louie cerc a tentoni qualcosa di meglio. Frug nelle tasche del canotto ed estrasse una delle pompe, protetta da una custodia di tela lunga circa trentacinque centimetri e chiusa su un lato da una cucitura. Strapp la cucitura, apr la custodia in modo da ottenere una specie di ciotola triangolare e guard felice la pioggia che si raccoglieva all'interno.2
Ne aveva raccolto quasi un litro quando un cavallone aggred il canotto, si impenn e poi si rovesci sull'imbarcazione e sul contenitore, rendendo imbevibile l'acqua. Non solo era andata persa la parte pi produttiva del temporale, ma la tela doveva essere sciacquata sotto la pioggia prima che Louie potesse riutilizzarla. E fatto questo, non c'era comunque modo di evitare il cavallone successivo, dato che Louie non poteva vederlo arrivare.
Tent una tecnica diversa. Invece di aspettare che si raccogliesse una grossa quantit d'acqua, cominci a risucchiarla continuamente in bocca per poi passarla nelle lattine. Una volta riempite le lattine, continu a raccogliere acqua, concedendo agli uomini una bevuta all'incirca ogni trenta secondi. Aprirono la custodia della seconda pompa per ricavarne un secondo acchiappa-pioggia. Quando rispunt il sole, scoprirono che le custodie delle pompe potevano essere anche eccellenti berretti. Cominciarono a utilizzarli a rotazione: due uomini con il berretto e uno senza.
Erano affamati. Adesso era ormai chiaro che la scorpacciata di cioccolato di Mac, che al momento era sembrata solo moderatamente preoccupante, in realt era una catastrofe. Louie provava risentimento nei confronti del mitragliere, che sembrava esserne consapevole. Anche se Mac non parlava mai dell'accaduto, Louie intuiva che era consumato dal rimorso per quello che aveva fatto.
La fame aumentava e i tre cominciarono a mostrare uno dei classici sintomi dell'inedia forzata e cio l'impossibilit di distogliere il pensiero dal cibo. Fissavano l'oceano, brulicante di creature commestibili, ma senza esche non potevano procurarsi nemmeno un pesciolino. Ogni tanto vedevano passare un uccello, ma sempre fuori portata. I tre si studiarono le scarpe, chiedendosi se fosse possibile mangiarne la pelle. Decisero di no.
I giorni passavano. Ogni sera il caldo rovente cedeva il passo al freddo. Il sonno era sfuggente. Phil, solo nel suo canotto e senza il calore di un altro essere umano a riscaldare l'acqua intorno a lui, soffriva in maniera particolare. Passava la notte tremando, troppo infreddolito per dormire. Durante il giorno, lo sfinimento, il caldo e il dondolio dei canotti rendevano sonnolenti tutti e tre. Dormivano per buona parte della giornata e trascorrevano il resto del tempo quasi immobili, risparmiando le poche preziose e sempre pi scarse energie.3
A Phil venne in mente che, dal punto di vista degli uccelli, le loro forme immobili, oscurate dai cappucci di tela, dovevano sembrare dei rottami inanimati.4 Aveva ragione. Un giorno, dopo che ne erano trascorsi nove o dieci dall'inizio della loro odissea, Louie sent qualcosa posarsi sul suo cappuccio e ne vide l'ombra davanti a s. Era un albatros. Dato che la testa di Louie era nascosta, l'uccello non si era reso conto di atterrare su una persona.
Molto, molto lentamente, Louie sollev la mano verso l'uccello, il movimento cos graduale da essere poco pi percepibile di quello della lancetta dei minuti di un orologio. L'albatros riposava tranquillo. Dopo un po' la mano fu dietro di lui, le dita allargate. E poi la mano si chiuse di colpo, bloccando le zampe dell'uccello. L'albatros cominci a beccare freneticamente, ferendo le nocche di Louie, che gli afferr la testa e gli spezz il collo.5
Si serv delle pinze per aprirlo. Una zaffata fetida si alz dall'albatros morto e i tre uomini si ritrassero istintivamente. Louie pass un pezzetto di carne a Phil e a Mac, poi ne prese uno per s. Il tanfo era tale da provocare ondate di nausea. Disgustati, i tre non trovavano la forza di mettersi in bocca quella carne. Alla fine rinunciarono.
Anche se non potevano mangiare l'albatros, se non altro finalmente avevano l'esca. Louie recuper il kit per la pesca, fiss un piccolo amo a una lenza, sistem l'esca e cal l'amo in acqua. Un attimo dopo arriv uno squalo, che addent l'amo, spezz la lenza e si port via esca, amo e un mezzo metro di lenza. Louie tent con un secondo amo e di nuovo uno squalo se lo port via. Il terzo produsse lo stesso risultato. Poi, finalmente, gli squali ignorarono il quarto amo. Dopo un po' Louie sent uno strattone e tir su la lenza, in fondo alla quale c'era uno slanciato pesce pilota, lungo circa trenta centimetri. Louie lo apr. Tutti e tre erano piuttosto in ansia: nessuno di loro aveva mai mangiato pesce crudo prima. Si misero in bocca un pezzetto di pesce. Era insapore. Divorarono tutto.6
Era il primo cibo che assaggiavano da oltre una settimana. Un piccolo pesce in tre non era molto, ma le proteine furono comunque una sferzata d'energia. Louie aveva dimostrato che con la tenacia e l'ingegnosit era possibile procurarsi del cibo. Sia lui che Phil si sentirono stimolati. Solo Mac non mut atteggiamento.
Phil per provava una sensazione di disagio riguardo all'albatros. Come molti studenti dell'epoca, aveva letto La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge. Nel poema un marinaio uccide un amichevole albatros che, credevano i suoi compagni, aveva fatto s che soffiasse il vento. Come conseguenza di quel gesto, il marinaio e l'intero equipaggio si ritrovano bloccati senza vento in acque infernali, tormentati dalla sete e da creature mostruose. Tutti muoiono, tranne il marinaio omicida che rester in una sorta di limbo con l'albatros morto appeso al collo e gli occhi chiusi per non vedere gli sguardi accusatori dei compagni morti.
Louie non era superstizioso, ma aveva imparato ad amare gli albatros quel giorno di Natale che aveva passato guardandoli tentare atterraggi di fortuna a Midway. Gli dispiaceva per l'uccello ucciso. Phil gli ricord che, secondo la credenza popolare, uccidere un albatros portava sfortuna. Dopo un disastro aereo, replic Louie, quale altra sfortuna potevano mai avere?7
Passarono molti altri giorni. Louie non pesc niente e la scorta di ami si era assottigliata. Nessun altro uccello si pos sul canotto. Periodicamente la pioggia riforniva le lattine dell'acqua, ma solo parzialmente.
I tre uomini galleggiavano in un vuoto sensoriale. Quando il tempo era sereno, l'oceano era muto. Non c'era niente da toccare, tranne acqua, pelle, capelli e tela cerata. Non c'erano odori, a parte quello di bruciato del canotto. Non c'era niente da guardare a eccezione di cielo e mare. A un certo punto Louie si mise un dito in un orecchio e sent il cerume al tatto. Si annus il dito e quell'odore, essendo nuovo, gli sembr curiosamente gradevole e stimolante. Prese l'abitudine di agitare un dito nell'orecchio e poi di annusarselo. Phil e Mac cominciarono a fare la stessa cosa.8
Quando dormiva, Louie sognava di essere sulla terraferma e di cercare di dormire, ma non c'era mai un posto dove riposare in sicurezza: solo rocce, sabbie mobili, letti di cactus. Si trovava sempre sull'orlo di pericolose scogliere o sopra macigni instabili e sotto il suo peso il terreno si sollevava e si spostava. Phil faceva gli stessi sogni.
Con il passare del tempo, Phil cominci a pensare a un articolo scritto da Eddie Rickenbacker - il pilota asso della Prima guerra mondiale - che aveva letto quell'inverno sulla rivista Life.9 Nell'ottobre precedente il B-17 che trasportava Rickenbacker e il suo equipaggio sul Pacifico era finito fuori rotta e aveva esaurito il carburante. Il pilota aveva effettuato un ammaraggio e l'aereo era rimasto a galla abbastanza a lungo da consentire agli uomini di salire sui canotti. Erano andati alla deriva per settimane, sopravvivendo con le provviste di bordo, l'acqua piovana, pesci e uccelli. Un uomo era morto e gli altri avevano avuto allucinazioni, farfugliando con amici invisibili, cantando strane canzoni, litigando su dove fermare l'immaginaria auto sulla quale stavano viaggiando. Un tenente era stato visitato da uno spettro che aveva cercato di attirarlo sul fondo dell'oceano. I canotti si erano poi separati e uno aveva raggiunto un'isola. Gli indigeni avevano allertato Funafuti via radio e gli altri uomini erano stati salvati.10
Sembrava che l'equipaggio di Rickenbacker avesse portato al limite massimo il tempo di sopravvivenza umana. Rickenbacker aveva scritto di essere andato alla deriva per ventuno giorni (in realt erano stati ventiquattro) e Phil, Louie e Mac erano convinti che fosse quello il record di sopravvivenza. In realt pare che il record di sopravvivenza a bordo di un canotto fosse stato stabilito nel 1942, quando tre vittime di un disastro aereo sopravvissero per trentaquattro giorni nel Pacifico prima di raggiungere un'isola, dove furono accolti e curati dagli indigeni.*11
All'inizio Phil non diede importanza al conteggio dei giorni, ma con il trascorrere del tempo cominci a prestare attenzione all'argomento.13 Non ebbe problemi a calcolare i giorni senza fare confusione e, dato che erano stati sul canotto solo per una parte del giorno in cui erano precipitati, concord con Louie che il giorno numero uno era quello successivo. Ogni mattina Phil si diceva che di sicuro sarebbero stati salvati prima di eguagliare il record di Rickenbacker. Quando si domandava cosa avrebbero fatto se avessero battuto quel primato, non trovava una risposta.
La storia di Rickenbacker, che conosceva anche Louie, era importante per un'altra ragione. L'esposizione agli elementi, la disidratazione, lo stress e la fame avevano rapidamente portato alla pazzia molti dell'equipaggio di Rickenbacker, un destino frequente per uomini confinati a bordo di un canotto. Louie si preoccupava pi della sanit mentale che del cibo. Continuava a pensare a un corso di psicologia che aveva seguito al college: il professore aveva insegnato alla classe a pensare alla mente come a un muscolo che, se lasciato inattivo, si atrofizza. Louie era deciso a far s che, qualunque cosa succedesse ai loro corpi, le menti rimanessero sotto controllo.
Gi pochi giorni dopo il disastro, cominci a mitragliare i due compagni con domande su qualsiasi tema. Phil accett la sfida e ben presto i due amici trasformarono il canotto in un ininterrotto quiz show.14 Si raccontarono le loro storie, dai primi ricordi d'infanzia in poi, specificandone ogni minimo dettaglio. Louie parl dei suoi giorni alla USC, Phil dell'Indiana. Si confidarono i migliori appuntamenti galanti che avevano avuto. Rievocarono pi e pi volte gli scherzi che si erano fatti a vicenda. Ogni risposta era seguita da una domanda. Phil cantava inni religiosi; Louie insegn agli altri due le parole di White Christmas, che cantarono in coro nell'oceano, una canzone natalizia in giugno per un pubblico di soli squali.
Ogni conversazione finiva sempre col tornare all'argomento cibo. Louie si era spesso vantato della cucina di sua madre e a un certo punto Phil gli chiese di descrivere un pasto tipo. Louie cominci con un piatto, tutti e tre trovarono la cosa soddisfacente e cos prosegu, descrivendo ogni portata con il maggior numero di dettagli possibile. Ben presto le specialit di Louise presero a galleggiare con i tre naufraghi: i sughi si cuocevano sul fuoco, pizzichi di spezie venivano sparsi sui cibi, il burro si scioglieva sulla lingua.
Fu cos che sul canotto nacque un rituale che si ripeteva tre volte al giorno e i cui momenti preferiti erano la torta alla zucca e gli spaghetti. Phil e Mac arrivarono a conoscere cos bene le ricette di Louise che, se Louie saltava un passaggio o dimenticava un ingrediente, Phil, e a volte Mac, lo correggeva immediatamente e lo faceva ricominciare da capo. Quando il pasto immaginario era pronto, i tre lo divoravano fino all'ultima briciola, descrivendo ogni boccone. La scena che evocavano era talmente minuziosa e precisa che in qualche modo gli stomaci si lasciavano ingannare, sia pure per poco.
Una volta mangiato ed esaurito l'argomento del passato, era la volta del futuro. Louie faceva progetti sull'acquisto del deposito ferroviario di Torrance, che avrebbe trasformato in ristorante. Phil fantasticava di un suo ritorno nell'Indiana, dove forse avrebbe fatto l'insegnante. Non vedeva l'ora di assistere di nuovo alla 500 miglia di Indianapolis. La corsa era stata sospesa a causa della guerra, ma Phil la riviveva nella mente: stendeva una coperta sul prato interno della pista, ci ammucchiava sopra una montagna di roba da mangiare e guardava le auto sfrecciargli davanti. E pensava a Cecy. Non gli era venuto in mente di mettere una foto della ragazza nel portafoglio prima di uscire dal cottage, ma Cecy in ogni caso era sempre con lui.
Per Louie e Phil quelle conversazioni erano terapeutiche: facevano dimenticare le sofferenze del momento e proponevano il futuro come qualcosa di concreto. Visualizzandosi di nuovo nel mondo, imponevano alla loro odissea un lieto fine, che diventava un'aspettativa reale. Con quelle conversazioni, creavano qualcosa per cui vivere.
In tutte quelle sedute di chiacchiere non sollevarono mai, nemmeno una volta, l'argomento dell'incidente del Green Hornet. Louie avrebbe voluto parlarne, ma qualcosa in Phil glielo impediva. C'erano volte in cui Phil sembrava turbato, perso nei suoi pensieri e Louie immaginava che stesse rivivendo il disastro, forse ritenendosi responsabile della morte dei suoi uomini. Louie avrebbe voluto rassicurarlo che non aveva fatto niente di sbagliato, ma decise che rievocare quell'episodio non avrebbe avuto altra conseguenza che aggravare la preoccupazione dell'amico. Cos non ne parl mai.
Mentre Louie e Phil si torchiavano a vicenda, Mac di solito ascoltava in silenzio. A volte chiedeva a Louie di descrivere una ricetta e ogni tanto interveniva con qualche osservazione, ma riuscire a coinvolgerlo pienamente era un compito arduo. Condivideva pochi ricordi personali e, sebbene gli altri due lo incoraggiassero, non riusciva a immaginare un futuro. Per lui, a quanto pareva, il mondo si era allontanato troppo.15
Considerate le tristi statistiche relative ai naufraghi sui canotti, la disperazione di Mac era ragionevole. L'aspetto interessante  che i due uomini che condividevano la sua stessa situazione non condividevano invece la sua rinuncia alla speranza. Phil continuava a domandarsi quanto ancora sarebbe durata la loro odissea, ma non gli era mai passato per la mente di poter morire. Lo stesso valeva per Louie. Anche se entrambi sapevano di trovarsi in una situazione estremamente grave, erano in grado di allontanare la paura dai loro pensieri, focalizzandosi invece su come sopravvivere e quindi convincendosi che tutto si sarebbe risolto.
Resta un mistero la ragione per cui quei tre giovani uomini, che avevano avuto lo stesso addestramento e avevano vissuto lo stesso disastro aereo, differissero cos radicalmente nella percezione della loro situazione. Forse la differenza era di ordine biologico:  possibile che alcuni individui siano programmati per l'ottimismo e altri per il dubbio. Ancora bambino ai primi passi, Louie era saltato gi da un treno e l'aveva guardato allontanarsi con la sua famiglia, allegramente incurante della propria sicurezza, un episodio che sembrerebbe suggerire un ottimismo innato. Forse le rispettive storie personali avevano determinato nei tre sul canotto diverse e contrastanti convinzioni sulle proprie capacit di superare le avversit. Phil e Louie erano sopravvissuti a Funafuti, avevano reagito singolarmente bene a Nauru e avevano fiducia l'uno nell'altro. Se fosse rimasta una cosa soltanto, lui l'avrebbe data a me disse una volta Phil a proposito di Louie.16 Mac non aveva mai visto un combattimento, non conosceva quei due ufficiali e in gran parte non conosceva bene neppure se stesso. Tutto ci che sapeva sulle proprie capacit di affrontare la crisi che stava vivendo era che la prima notte era caduto in preda al panico e aveva mangiato l'unico cibo che avevano. Pi il tempo passava e pi aumentava la fame, pi quell'atto assumeva un'importanza sempre maggiore, forse alimentando il senso di inadeguatezza di Mac.
Per Phil c'era un'altra fonte di forza, che perfino Louie ignorava. Secondo la sua famiglia, Phil, in un suo modo silenzioso e riservato, era profondamente religioso, saldo nella fede che gli avevano instillato i genitori.17 Avevo detto molte volte ad Al di fare sempre del suo meglio, come meglio sapeva farlo scrisse una volta suo padre e se le cose fossero andate oltre le sue capacit e abilit, di chiedere al Signore di intervenire per aiutarlo.18 Phil non parlava mai della sua fede, ma mentre cantava gli inni alla deriva nell'oceano, evocando un Dio protettivo, forse sentiva la salvezza pi vicina, e la disperazione pi lontana.
Fin dalla prima infanzia, Louie aveva considerato ogni limitazione che gli veniva imposta come una sfida alla sua intelligenza, intraprendenza e determinazione alla rivolta. Il risultato era stato una giovent ribelle. Ma per quanto esasperanti fossero stati i suoi exploit per i suoi genitori e la sua citt, il solo fatto di averli portati a compimento l'aveva convinto che sarebbe sempre stato in grado di trovare un modo per superare qualsiasi difficolt. Adesso, costretto in una situazione estrema, disperazione e morte diventavano il punto centrale della sua sfida. Le stesse caratteristiche che avevano fatto di lui il ragazzo terribile di Torrance ora lo mantenevano vivo nella battaglia pi grande della sua vita.
Nonostante i tre uomini si trovassero ad affrontare la medesima situazione critica, era la diversa percezione individuale che avrebbe modellato il loro destino. La speranza di Louie e Phil allontanava la paura e motivava entrambi a impegnarsi per la sopravvivenza; ogni successo rinforzava il loro vigore fisico ed emotivo. La rassegnazione invece sembrava paralizzare Mac che, meno partecipava allo sforzo di sopravvivenza degli altri due, pi si lasciava andare. Pur essendo quello che meno si impegnava e lavorava, era lui che con il passare dei giorni si indeboliva sempre di pi. L'ottimismo di Louie e Phil e la disperazione di Mac si sarebbero autorealizzati.
Erano passate due settimane. La pelle dei tre uomini era bruciata, gonfia e screpolata. Misteriose linee bianche rigavano le unghie delle mani e dei piedi, le piaghe provocate dal sale risalivano le gambe fino alle natiche e alla schiena. I canotti andavano decomponendosi nel sole e nell'acqua salata, emettendo una secrezione giallo vivo che colorava la pelle e gli indumenti dei tre e rendeva tutto appiccicaticcio.
I corpi si stavano lentamente consumando. Quotidianamente Louie notava il calo del proprio peso, e di quello dei compagni, rispetto al giorno prima: i pantaloni pi larghi, i visi pi scavati. Superato il traguardo delle due settimane, cominciavano ad avere un aspetto grottesco. La carne era scomparsa. Le guance, adesso tutte barbute, si erano incavate. I corpi mangiavano se stessi.19
Stavano arrivando a un momento della loro odissea che per altri naufraghi era stato un raccapricciante punto di svolta. Nel 1820 la baleniera Essex era stata affondata da una balena infuriata e i superstiti sulle scialuppe di salvataggio, ormai prossimi alla morte per fame, erano ricorsi al cannibalismo.20 Circa sessant'anni pi tardi, i sopravvissuti all'affondamento dello yacht Mignonette, dopo diciannove giorni alla deriva e sul punto di morire d'inedia, uccisero e mangiarono un giovane componente dell'equipaggio. Le storie di cannibalismo da parte di naufraghi erano cos comuni che i marinai inglesi consideravano la pratica di scegliere e sacrificare una vittima come una consolidata consuetudine del mare. Alla gente ben nutrita sulla terraferma l'idea del cannibalismo ha sempre ispirato repulsione. A molti marinai che si sono trovati a guardare in faccia la morte, persi nell'agonia e nell'alterazione mentale causata dall'inedia,  sembrata una soluzione ragionevole, addirittura inevitabile.
Per Louie l'idea di nutrirsi di carne umana era rivoltante e impensabile. Mangiare un proprio simile, anche se morto per cause naturali, era un pensiero assolutamente ripugnante. La pensavano cos tutti e tre. Il cannibalismo non sarebbe mai stato preso in considerazione, n allora n mai.21
Il traguardo delle due settimane per Louie segn una svolta di tipo diverso. Cominci a pregare ad alta voce. Non aveva idea di come parlare a Dio, per cui recitava frammenti di preghiere che aveva sentito in qualche film. Mentre Louie parlava, Phil teneva la testa china, declamando poi l'Amen finale. Mac si limitava ad ascoltare.
I canotti scivolavano nella corrente, le cime che serpeggiavano dietro di loro. I tre avevano la sensazione di procedere sempre in direzione ovest, ma senza alcun punto di riferimento non potevano esserne sicuri. Comunque fosse, almeno stavano andando da qualche parte.
Un secondo albatros si pos sulla testa di Zamperini intorno al quattordicesimo giorno. Di nuovo Louie alz lentamente la mano, afferr l'uccello e l'uccise. I tre rimasero a fissarlo per un po', memori del tanfo del primo, ma quando Louie lo apr, ebbero la piacevole sorpresa di constatare che non puzzava poi tanto. In ogni caso nessuno voleva mangiarlo. Louie fece delle porzioni e insistette perch se ne cibassero. Tutti e tre si sforzarono di mandare gi quella carne. Dato che Mac sembrava essere quello che aveva pi bisogno di cibo, lasciarono a lui tutto il sangue.
Nello stomaco dell'uccello trovarono parecchi piccoli pesci, che decisero di usare come esche. Fu cos che Louie pesc un altro pesce. Conserv un po' della carne dell'albatros per usarla come esca e mise le ossa a seccarsi al sole nella speranza che potessero servire come ami.
Il tempo si srotolava senza fine. Louie pesc qualche pesce e una volta ne utilizz come esca uno minuscolo che, scagliato a bordo del canotto da un cavallone, frutt un pesce pilota molto pi grosso. La pioggia arrivava a intermittenza e gli uomini succhiavano fino all'ultima goccia finita nei loro acchiappa-pioggia. A turno, Louie e Phil guidavano le preghiere della sera. Mac restava isolato nel suo mondo.
Erano sempre pi magri. Phil comunque stava gradualmente riprendendosi dall'iniziale stato di spossatezza dovuta al trauma. Mac invece diventava sempre pi debole, quasi adattando il corpo allo spirito spezzato. Poi le piogge cessarono e le lattine dell'acqua si prosciugarono. Arriv il ventunesimo giorno. Presero un pesce e fecero festa per avere battuto quello che ritenevano essere il record di Rickenbacker.
Era da diverso tempo che Louie aveva notato un odore nauseabondo che andava e veniva, aleggiando intorno a loro. Proveniva dalla testa di Phil. Il sangue nella benda ricavata dalla maglietta stava marcendo; grumi di sangue secco si staccavano dalla fasciatura e cadevano nel canotto. Phil non sentiva quella puzza, ma Louie non la sopportava pi. Sciolse il nodo che fissava la maglietta e la srotol delicatamente. Sotto una spessa crosta, le ferite si erano chiuse perfettamente. Il sanguinamento non riprese. La maglietta poteva essere eliminata.22
Pochi giorni dopo, Louie not qualcosa di bizzarro. Il bordo del mare, piatto all'orizzonte, stava sollevandosi come un ricciolo. Si form un'ampia striscia nera che si sollev ancora di pi, scomparve e poi prese a muoversi velocissima, quasi rotolando, verso i canotti. Louie grid per avvertire i compagni, che si girarono a guardare. Si gettarono tutti e tre sul fondo delle imbarcazioni, in modo da appesantirle al massimo per non farle capovolgere. Mentre l'ondata si avvicinava, si irrigidirono preparandosi all'urto.
Quando arriv, si resero conto che non si trattava affatto di un'ondata. Era un gigantesco branco di delfini, che nuotavano a una velocit sbalorditiva e raggiunsero in un attimo i canotti, circondandoli.23 Guardando in acqua, Phil vide migliaia e migliaia di pesciolini, che sembravano riempire l'oceano. Era a loro che i delfini davano la caccia. I tre naufraghi tuffarono le braccia in acqua tentando di afferrarne qualcuno, ma i pesci sgusciavano tra le dita. Se avessero avuto un retino, avrebbero potuto immergerlo in mare e riempire i canotti. Con le sole dita, non riuscirono a prenderne nemmeno uno.
Louie aveva finito le esche. Gli unici pesci che si avventuravano vicino ai canotti erano i pesci pilota, sempre affiancati agli squali che nuotavano in cerchio intorno ai naufraghi. I pesci pilota erano a portata di mano, solo che quando Louie cercava di afferrarli, schizzavano via. Gli squali si erano rubati ogni amo abbastanza piccolo da adattarsi alla bocca dei pesci pilota, per cui Louie tent con le ossa dell'albatros, che i pesci per risputavano.
Osservando la lenza che gli era rimasta, Louie ebbe un'idea. Ne tagli dei pezzetti, li annod agli ami grandi e poi si leg i tre uncini alle dita di una mano - uno al mignolo, uno al medio e uno al pollice - orientandoli come artigli.24 Tese la mano sulla superficie dell'acqua e aspett.
Si avvicin uno squalo, con il suo seguito di pesci pilota. Non appena la testa dello squalo fu passata, Louie immerse la mano in acqua. E quando pass l'ignaro pesce pilota, Louie fece scattare le dita, artigliandolo. Gli ami si piantarono e Louie, esultante, estrasse mano e pesce dall'acqua.
Fu in quella stessa settimana che una piccola sterna si pos sul canotto in mezzo a loro. Phil era quello che le era pi vicino e, senza parlare, i tre si comunicarono a segni che toccava a lui catturarla. Phil riusc ad afferrare l'uccello. Era minuscolo e forn poca carne, ma poco dopo un'altra sterna atterr sul canotto. Questa volta fu Mac a prenderla. Louie era cos affamato che azzann immediatamente l'uccello, strappandone a morsi sia la carne che le penne, che poi sputava soffiando dalla bocca. Quasi subito ebbe la sensazione di qualcosa di strisciante sul mento. La sterna era infestata dai pidocchi, che adesso gli passeggiavano in faccia.25
La sensazione dei pidocchi sulla pelle lo innervos e lo turb pi di qualunque cosa gli fosse capitata fino a quel momento. Cominci a grattarsi e a fregarsi il viso, ma non riusciva ad arrivare ai parassiti, che si erano annidati nella barba e che stavano risalendo ai capelli. Immerse faccia e tronco in acqua. Phil e Mac, rendendosi conto che Louie rischiava di farsi decapitare, afferrarono i remi e colpirono gli squali per allontanarli mentre il loro compagno si lavava, cercando di annegare i pidocchi. Dopo cinque o sei immersioni di questo tipo, i pidocchi erano scomparsi.
Passarono altri giorni e i naufraghi catturarono altri tre, forse quattro uccelli. Uno di loro continuava ad abbassarsi fin quasi a toccare il canotto per poi riprendere subito il volo. Tutto a un tratto Mac alz di scatto una mano e l'acchiapp a mezz'aria per una zampa. Pass a Louie l'uccello che si dimenava freneticamente, stupito dalla reattivit del mitragliere. I tre lo divorarono fino all'ultimo pezzetto, come fecero con ogni altro uccello che riuscirono a catturare, lasciando solo le penne e le ossa.
Per giorni, Louie rimase appostato sporgendosi dal canotto con gli ami legati alle dita, cercando di artigliare un altro pesce pilota. Non ne cattur nessuno. L'acqua era finita di nuovo e la sete era tormentosa. Non pioveva. In un paio di occasioni i tre remarono in direzione di lontani temporali, ma ogni volta arrivarono quando la pioggia stava ormai esaurendosi, cosa che li lasci esausti e demoralizzati.26 Quando all'orizzonte sembr materializzarsi un altro temporale, nessuno di loro aveva pi la forza per lanciarsi al suo inseguimento.
La sete intensa e il caldo eccessivo spinsero Phil a un gesto quasi suicida. Aspett che gli squali si allontanassero un po' e poi si immerse in acqua.27 Louie e Mac, inginocchiati, tennero a bada gli squali con i remi mentre Phil, aggrappato al canotto, si godeva l'acqua fresca e si riempiva la bocca di grandi sorsate che poi risputava. Ebbe a malapena la forza di issarsi a bordo del canotto. Dato che Phil l'aveva fatta franca, ci provarono anche gli altri due, dandosi il cambio in acqua. Chi restava sui canotti teneva alla larga gli squali e cos tutti e tre ebbero la possibilit di immergersi.
Al sesto giorno senza acqua, dovettero ammettere che non sarebbero andati avanti ancora per molto. Mac in particolare stava cedendo rapidamente.
Chinarono la testa mentre Louie pregava: se Dio avesse spento la loro sete, fu il suo voto, avrebbe dedicato a Lui tutta la sua vita.
Il giorno seguente, grazie all'intervento divino o all'umore volubile dei tropici, scoppi un temporale e la pioggia scrosci. Per altre due volte esaurirono l'acqua, per altre due volte pregarono e arriv la pioggia. Gli acquazzoni fornivano quel tanto di acqua sufficiente a sopravvivere ancora un po'. Se solo fosse passato un aereo.28
* Nel 1942 Poon Lim sopravvisse per 133 giorni da solo su una scialuppa, dopo che la sua nave era stata affondata da un sottomarino tedesco. L'impresa di Lim fu un record, ma la sua imbarcazione era una grande scialuppa Carley float boat in legno e metallo, equipaggiata con venticinque litri di acqua, una notevole quantit di cibo, una torcia elettrica e altri oggetti.12
...
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15.
...
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...
Squali e proiettili.
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L'aereo arriv la mattina del ventisettesimo giorno.
Tutto cominci con un rombo lontano di motori, poi nel cielo comparve un puntino. Era un bombardiere bimotore, che volava veloce in direzione ovest. Era cos lontano da rendere discutibile lo spreco di razzi luminosi e di colorante per l'acqua. I tre naufraghi si consultarono, votarono e decisero di fare un tentativo.
Louie spar un razzo di segnalazione, ricaric e spar di nuovo, tracciando linee colorate nel cielo. Apr il contenitore del colorante e vers la polvere nell'oceano, poi afferr lo specchio e indirizz il riflesso di luce verso il bombardiere.
I tre aspettarono, speranzosi. L'aereo si fece sempre pi piccolo e poi scomparve.
Mentre i naufraghi si accasciavano scoraggiati sui canotti, cercando di accettare un'altra possibilit perduta, all'orizzonte qualcosa di luccicante tracci un'ampia curva e poi si diresse verso di loro. Il bombardiere stava tornando. Piangendo di gioia, Louie, Phil e Mac si tolsero le magliette e cominciarono a sventolarle sopra la testa, gridando. In assetto orizzontale, il bombardiere si abbass sull'acqua. Socchiudendo gli occhi, Louie riusc a intravedere l'interno della cabina di pilotaggio e a distinguere due sagome, il pilota e il copilota. Pens a Palmyra, al cibo, alla terra solida sotto i piedi.
E poi, di colpo, l'oceano esplose. Ci fu un rumore assordante e i canotti presero a sobbalzare e tremare. I mitraglieri stavano facendo fuoco sui naufraghi.1
Louie, Phil e Mac si tuffarono, nuotarono sotto i canotti e l rimasero rannicchiati, guardando i proiettili che perforavano il tessuto gommato e tracciavano sottili linee luminose nell'acqua intorno a loro. Poi il fuoco cess.
Gli uomini riemersero. Il bombardiere li aveva mancati e adesso si stava allontanando, puntando verso est. Due squali si avvicinavano curiosi. I tre dovevano uscire immediatamente dall'acqua.
Aggrappato alla fiancata del canotto di Louie e Mac, Phil era completamente sfinito. Il tuffo sott'acqua gli aveva preso tutta la forza rimasta. Adesso tentava di issarsi a bordo, ma senza riuscirci. Louie si port a nuoto alle sue spalle, gli diede una spinta e Phil ricadde a bordo. Anche Mac ebbe bisogno dell'aiuto di Zamperini per risalire sul canotto. Infine si iss a bordo anche Louie e i tre rimasero seduti in silenzio, storditi ma incolumi. Non riuscivano a credere che l'equipaggio del bombardiere, scambiandoli per giapponesi, avesse mitragliato a bassa quota dei naufraghi inermi. Sotto di loro, sentivano il canotto pi molle del normale: stava perdendo aria.
In distanza, il bombardiere vir e punt di nuovo verso di loro. Louie sperava che l'equipaggio si fosse reso conto dell'errore e stesse tornando per aiutarli. Volando a circa sessanta metri sopra la superficie del mare, il bombardiere si precipitava loro incontro lungo una traiettoria quasi parallela ai canotti, cosa che consent di vederne la fiancata. I tre lo notarono contemporaneamente: dietro l'ala, pi o meno a met della fusoliera, c'era un cerchio rosso. Il bombardiere era giapponese.
Louie vide i mitraglieri prendere la mira e cap che doveva rituffarsi. Phil e Mac non si mossero, tutti e due completamente esausti. Sapevano che, se si fossero tuffati di nuovo, poi non avrebbero avuto la forza di risalire sui canotti e sarebbero stati preda degli squali. Ma, se restavano a bordo, i mitraglieri non li avrebbero certamente mancati.
Mentre l'aereo si avvicinava, Phil e Mac si rannicchiarono. Phil si premette le ginocchia al petto e si copr la testa con le mani. Mac si raggomitol al suo fianco. Louie lanci un'ultima occhiata ai due compagni, poi si tuff e nuot sotto i canotti.
Il diluvio di proiettili tempest l'oceano in una grandinata scintillante. Alzando lo sguardo, Louie vedeva le pallottole aprire fori di intensa luce tropicale nella sagoma scura del canotto. Ma dopo poche decine di centimetri i proiettili perdevano forza e fluttuavano inoffensivi verso il fondo. Louie tese le braccia sopra la testa e spinse contro il fondo di una delle imbarcazioni, cercando di portarsi pi in profondit e fuori dal raggio mortale dei proiettili. Vedeva sopra di s le depressioni provocate dai corpi di Mac e Phil. Nessuno dei due si stava muovendo.
Mentre sopra infuriavano i proiettili, Louie lottava per restare sotto i canotti. Era prigioniero della corrente, che gli aveva ruotato il corpo orizzontalmente e lo stava trascinando via con s. Louie cerc di opporre resistenza scalciando, ma non serv a nulla. La corrente lo risucchi con s e Louie sapeva che, se avesse perso il contatto con i canotti, non avrebbe avuto la forza di nuotare controcorrente per tornare indietro. Ormai a una certa distanza dalle imbarcazioni, vide la lunga cima che serpeggiava in acqua da uno dei gommoni. L'afferr e se la leg intorno alla vita.
Sempre sott'acqua, con le gambe tese davanti a lui dalla corrente, si guard i piedi. Il calzino sinistro era tirato su fino allo stinco, il destro era scivolato via per met. Lo osserv fluttuare nella corrente. Poi, nell'acqua torbida oltre il calzino, improvvisamente vide emergere dal buio e puntare direttamente alle sue gambe l'enorme bocca spalancata di uno squalo.
Cerc di ritrarsi e di avvicinare le gambe al corpo. La corrente era troppo forte per permettergli di raccoglierle sotto di s, ma riusc a ruotarle di lato, allontanandole dalle fauci dello squalo, che adesso per puntava direttamente alla testa. Louie ricord il consiglio del vecchio a Honolulu: fai la faccia feroce e poi sferra una manata sul muso dello squalo. Mentre il grande pesce si avvicinava, Louie scopr i denti, sbarr gli occhi e, con il palmo, piant una violenta manata sulla punta del muso dell'animale. Lo squalo sobbalz, si allontan nuotando in cerchio, ma poi tent un secondo passaggio. Louie aspett finch il pesce fu solo a poche decine di centimetri da lui e poi lo colp di nuovo sul muso. E di nuovo lo squalo si allontan.
In superficie la pioggia di proiettili era cessata. Con la massima velocit possibile, Louie risal la cima e raggiunse il canotto. Si aggrapp alla fiancata e si iss a bordo, al sicuro.
Mac e Phil erano entrambi in posizione fetale, assolutamente immobili. I fori delle pallottole punteggiavano l'intero canotto. Louie scosse Mac, che emise un suono. Gli chiese se fosse stato colpito e Mac rispose di no. Anche Phil assicur di stare bene.
Il bombardiere torn per un altro passaggio. Phil e Mac si finsero morti e Louie si rituff. Mentre i proiettili perforavano l'acqua intorno a lui, si ripresent lo squalo e ancora una volta Louie lo colp sul muso e lo mand via. Poi arriv un secondo squalo. Louie prese a ruotare su se stesso e ad agitare gambe e braccia, mentre gli squali tentavano di azzannarlo e dall'alto piovevano le pallottole. Non appena il bombardiere fu troppo lontano per la portata delle mitragliatrici, risal faticosamente sul canotto. Phil e Mac erano ancora illesi.
I giapponesi li mitragliarono a bassa quota altre quattro volte, mandando ogni volta Louie sott'acqua a scalciare e a prendere a pugni gli squali fino al termine del passaggio. Pur lottando contro i grossi pescicani fino allo sfinimento, non riport un solo morso. Ogni volta che riemergeva, era certo di trovare Phil e Mac morti. Incredibilmente, nonostante ci fossero fori di proiettili ovunque, perfino nei minuscoli spazi tra i due, non un solo colpo li aveva centrati.
L'equipaggio giapponese comp un ultimo gesto di sadismo. L'aereo torn indietro e Louie si rituff. I portelli della stiva bombe si aprirono, liberando una carica di profondit che precipit in acqua a una quindicina di metri dai canotti. Phil e Mac si prepararono all'esplosione, che per non arriv. O la bomba era difettosa, o i giapponesi si erano scordati di armarla. Se i giapponesi sono cos inetti pens Phil sar l'America a vincere questa guerra.2
Louie ruzzol di nuovo nel canotto e croll. Quando il bombardiere ricomparve, era troppo sfinito per tuffarsi di nuovo. Mentre l'aereo effettuava il suo ultimo passaggio, Louie, Mac e Phil rimasero immobili. I mitraglieri non aprirono il fuoco. Il bombardiere riprese il suo volo verso ovest e scomparve.
Il canotto di Phil era tagliato in due. Una pallottola aveva colpito la pompa ed era rimbalzata lungo il fondo, squarciandolo da un capo all'altro. Tutto ci che c'era a bordo era finito in mare. Poich il canotto era in tela gommata, non era affondato, ma era chiaramente al di l di ogni possibile tentativo di riparazione. Raggrinzito e informe, si dondolava molle sulla superficie dell'oceano.
I naufraghi erano ammassati su ci che restava del canotto di Mac e Louie, di gran lunga troppo piccolo per tutti e tre. La tela era maculata di minuscoli fori. Il gommone era composto da due camere d'aria, ma erano entrambe forate. Ogni volta che uno dei tre si muoveva, l'aria fuoriusciva con un sospiro e la tela si afflosciava un po' di pi. Il canotto continuava ad abbassarsi nell'acqua, tagliata dagli squali che lo circondavano, sicuramente eccitati dai proiettili, dalla vista e dall'odore degli uomini e dal canotto che affondava.
Mentre i tre sedevano uno accanto all'altro, sfiniti e sotto shock, uno squalo si rizz al di sopra della fiancata del canotto, le fauci spalancate, sperando di trascinare un uomo nell'oceano. Qualcuno afferr un remo e lo colp. Il grande pesce scivol via. Un secondo squalo tent il salto, poi un terzo. Impugnando i remi e girando su se stessi, i naufraghi colpivano freneticamente, ma ogni loro movimento spingeva l'aria fuori dai fori e il canotto affondava sempre di pi. Non pass molto tempo prima che parte dell'imbarcazione fosse completamente sommersa.3
Se non avessero immesso immediatamente aria, sarebbero finiti in pasto agli squali. Una pompa era andata persa durante gli attacchi; era rimasta solo quella del canotto di Mac e Louie. La fissarono a una delle due valvole e, a turno, cominciarono a pompare con tutta la forza che avevano. L'aria fluiva all'interno della camera e sibilava all'esterno attraverso i fori dei proiettili, ma i tre scoprirono che, se pompavano molto in fretta, all'interno restava abbastanza aria da mantenere il canotto alto sulla superficie e in gran parte gonfio. Gli squali continuavano ad attaccare e gli uomini continuavano a scacciarli.
Mentre Phil e Mac pompavano e colpivano gli squali, Louie si lanci sulla tasca dell'equipaggiamento e prese il kit per le riparazioni, che conteneva il materiale per i rattoppi, un tubo di colla e carta vetrata per rendere la superficie del canotto abbastanza ruvida perch la colla potesse aderire. Il primo problema si manifest immediatamente: la carta vetrata non era impermeabilizzata. Quando Louie la estrasse dalla confezione, tra le mani si ritrov della semplice carta: i granelli sabbiosi si erano sciolti. Per l'ennesima volta Louie maledisse chiunque si fosse occupato della dotazione dei canotti. Doveva inventarsi qualcosa che potesse grattare l'area del rattoppo in modo che la colla restasse attaccata. Riflett sul problema, poi prese lo specchio d'ottone che aveva usato per fare segnalazioni al bombardiere. Usando le pinze, ricav tre denti sul bordo dello specchio. Phil e Mac continuavano a tenere alla larga gli squali.
Louie cominci i rattoppi, partendo dai fori sulla parte superiore del canotto. Sollevava le zone perforate, ne asciugava la superficie e la riparava dalle onde, lasciando che si seccasse bene al sole. Poi si serviva del bordo dello specchio per tagliare una X in corrispondenza del foro. Il tessuto consisteva in due strati di tela, separati da uno strato di gomma. Dopo avere tagliato la X, Louie sollevava la tela per arrivare allo strato gommoso, utilizzava lo specchio per grattare la gomma, poi metteva la colla e ci premeva sopra la pezza. E infine aspettava che il sole asciugasse la colla. A volte una grossa ondata inzuppava la toppa prima che si fosse asciugata e in quel caso doveva ricominciare da capo.
Mentre Louie lavorava, tenendo d'occhio le sue toppe, gli squali continuavano ad attaccare. Si erano fatti pi furbi e avevano rinunciato a lanciarsi disordinatamente contro gli uomini; adesso stavano in agguato e aspettavano il momento in cui un remo era in acqua o una schiena era voltata prima di tentare l'abbordaggio. Pi e pi volte provarono ad azzannare Louie alle spalle, quando lui non poteva vederli. Mac e Phil li ricacciarono sempre indietro.
Per ore e ore i tre continuarono a lavorare, alternandosi nei compiti, con movimenti che la fatica rendeva sempre pi goffi e imprecisi. L'operazione di pompaggio era uno sforzo enorme per uomini deboli e deperiti. Scoprirono che, invece di tenere la pompa in verticale e spingere con forza l'impugnatura verso il basso, era pi facile premere l'impugnatura contro il petto e spingere la base della pompa verso di s. Erano tutti e tre indispensabili. Se fossero stati solo in due, non sarebbe stato possibile pompare, rattoppare e respingere gli squali. Per la prima volta dall'inizio dell'odissea sul canotto, Mac si dimostr veramente utile e collaborativo. Aveva a malapena la forza di dare all'impugnatura della pompa due o tre colpi di seguito, ma con il suo remo tenne lontano ogni squalo.
Scese la sera. Al buio era impossibile proseguire il lavoro dei rattoppi, ma l'operazione di pompaggio non poteva essere interrotta. Pomparono per tutta la notte, cos sfiniti da non avere pi alcuna sensibilit nelle braccia.
Al mattino ricominciarono con le pezze. La perdita d'aria and gradualmente scemando e i tre poterono concedersi periodi di riposo pi lunghi. Arrivarono a ottenere sufficiente aria nel canotto da consentire brevi sonnellini a rotazione.
Una volta rattoppata la parte esposta del canotto, restava il problema del fondo, che ovviamente era sott'acqua. Tutti e tre si strinsero su un lato dell'imbarcazione, sedendosi in equilibrio sul tubolare. Aprirono la valvola e lasciarono uscire l'aria del lato su cui non erano seduti, sollevarono quella parte dall'acqua, la capovolsero in modo che il fondo fosse rivolto verso l'alto, la pulirono e la tennero sollevata perch si asciugasse al sole. Poi Louie cominci i rattoppi. Rappezzata quella prima met, la rigonfiarono, si spostarono sul lato che avevano appena riparato, sgonfiarono il lato opposto e ripeterono l'operazione. Di nuovo, grandi ondate si rovesciarono nel canotto inzuppando le toppe e i tre dovettero ricominciare.
Finalmente non trovarono pi fori da rattoppare. Dato che lungo le fiancate del canotto continuavano a salire a galla bolle d'aria, si rendevano conto che dovevano esserci altri fori, in posizioni per loro irraggiungibili. Non potevano farci niente. In ogni caso le toppe avevano ridotto la perdita d'aria in misura notevolissima. Anche se colpite dalle ondate, le pezze tenevano. I tre naufraghi scoprirono che potevano ridurre il pompaggio a una seduta ogni quindici minuti circa durante il giorno e nessuna di notte. Con il canotto ragionevolmente gonfio, gli squali smisero di attaccare.4
La perdita del canotto di Phil era un duro colpo. Non solo avevano perso tutto ci che c'era a bordo, ma adesso erano in tre stipati in un canotto per due persone, talmente ammassati che se uno di loro voleva muoversi doveva chiedere agli altri due di spostarsi. Lo spazio era cos ridotto che potevano distendere le gambe solo a turno. Di notte dovevano dormire ammucchiandosi in una pila di ossa, piedi contro testa.
Tuttavia l'attacco giapponese aveva prodotto due risultati positivi. Osservando il canotto devastato, a Louie venne in mente un suo utilizzo. Servendosi delle pinze, divise gli strati di tela del canotto danneggiato, creando un grande lenzuolo leggero. Se non altro adesso disponevano di un tendone per proteggersi dal sole di giorno e dal freddo di notte.5
L'altro aspetto positivo erano le informazioni fornite dall'attacco stesso. Non appena ebbero un momento di calma, Louie e Phil discussero del bombardiere giapponese. Pensavano che fosse decollato dalle isole Marshall o dalle Gilbert. Se, come credevano, la corrente li stava spingendo verso ovest, allora le Marshall e le Gilbert erano pi o meno alla stessa distanza rispetto alla loro posizione. Ritenevano che con ogni probabilit il bombardiere nemico fosse stato in missione di ricerca in mare e, se i giapponesi seguivano le stesse procedure di ricerca degli americani, doveva essere decollato intorno alle sette di mattina, poche ore prima di avvistarli.
Basandosi su una stima della velocit e del raggio d'azione, fecero qualche calcolo approssimativo per arrivare a determinare quante ore il bombardiere giapponese aveva potuto volare dopo averli attaccati e, di conseguenza, a che distanza si trovavano dalla base nipponica. Conclusero di essere a circa 1350 chilometri dalla base dell'aereo nemico. Se tale valutazione era corretta, e considerando che erano precipitati a circa 3200 chilometri a est delle Marshall e delle Gilbert, questo significava che avevano gi percorso pi della met della distanza che li separava da quelle isole e che stavano coprendo oltre sessantacinque chilometri al giorno. Phil riflett su quei dati e rest sorpreso. Non avevano idea di essersi spinti tanto a ovest.6
Estrapolando quelle cifre, formularono ipotesi su quando avrebbero raggiunto le isole. Phil ipotizz quarantasei giorni dal disastro del Green Hornet, Louie quarantasette. Se quei dati erano esatti, dovevano resistere per un periodo doppio di quello di Rickenbacker. Questo significava dovere sopravvivere sul canotto per quasi altre tre settimane.
Ed era spaventoso immaginare cosa poteva aspettarli su quelle isole. L'attacco del bombardiere aveva confermato tutto ci che avevano sentito dire sui giapponesi. Ma era comunque positivo sentirsi orientati, sapere che stavano andando verso la terraferma. Il bombardiere giapponese aveva regalato a Phil e a Louie qualcosa cui ancorare la speranza.
Mac non si un ai pronostici. Se ne stava andando.
...
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16.
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Un canto tra le nuvole.
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Louie era sveglio e guardava il mare. Phil dormiva. Mac era praticamente catatonico.
Due squali, lunghi circa due metri e mezzo, disegnavano placidi cerchi intorno al canotto. Ogni volta che uno dei due gli passava di fianco, Louie ne studiava la pelle. Aveva colpito musi di squali gi molte volte, ma non aveva mai toccato veramente la loro pelle, che si diceva fosse come cartavetrata. Curioso, abbass una mano a fior d'acqua e la fece scivolare delicatamente sullo squalo di passaggio, sentendone al tatto il dorso e la pinna dorsale mentre l'animale nuotava via. La pelle era ruvida, esattamente come si diceva. Lo squalo si allontan con un fruscio. Pass anche il suo compagno e di nuovo Louie fece scorrere la mano sul corpo. Magnifico pens.
Poco dopo not qualcosa di strano. Entrambi gli squali se n'erano andati. Mai, in quattro settimane, gli squali li avevano lasciati. Louie si inginocchi e si sporse sull'acqua, guardando il pi possibile in profondit. Era perplesso. Niente squali.
Era ancora in ginocchio, sporto sul bordo del canotto, quando uno dei due squali che aveva accarezzato balz di colpo fuori dall'acqua a una velocit impressionante e con la bocca spalancata, puntando dritto alla testa. Louie si port entrambe le mani sul viso. Lo squalo si lanci contro di lui frontalmente, quasi volesse inghiottire l'intero tronco. Louie piant le mani sul muso dell'animale e spinse con tutte le sue forze. Lo squalo si rituff. Un attimo dopo fu il suo compagno a tentare il salto. Louie afferr un remo e lo colp sul muso; l'animale si lasci ricadere all'indietro e si allontan. Il primo squalo torn all'attacco. Louie stava ormai cedendo quando vide calare un altro remo, che rimand l'animale nell'oceano. Con sua sorpresa, si rese conto che non era stato Phil a salvarlo. Era stato Mac.
Louie non ebbe il tempo di ringraziarlo. Uno degli squali salt di nuovo, subito imitato dall'altro. Seduti fianco a fianco, Louie e Mac colpivano gli squali che si lanciavano verso di loro. Mac era un uomo nuovo. Fino a un momento prima era sembrato quasi comatoso. Adesso era carico di un'energia frenetica.1
Per parecchi minuti gli squali si scagliarono a turno contro il canotto con le fauci spalancate, schizzando fuori dall'acqua sempre dallo stesso punto. Alla fine rinunciarono. Louie e Mac crollarono. Phil, che si era svegliato di soprassalto ma non aveva potuto dare una mano perch i remi a disposizione erano soltanto due, li fissava confuso e stordito.
Cos' successo? domand.
Felicemente sorpreso, Louie guard Mac, gli espresse la sua gratitudine e gli disse che era orgoglioso di lui. Mac, collassato sul fondo del canotto, ricambi il sorriso. Si era spinto oltre le possibilit del proprio corpo, ma dal suo viso era scomparsa l'espressione spaventata e infantile. Si era riabilitato.
Louie era furioso con gli squali. Aveva pensato che tra loro esistesse una sorta di patto: gli umani non avrebbero invaso il territorio degli squali, l'acqua, e gli squali non avrebbero invaso il territorio degli umani, il canotto. Che gli squali avessero cercato di attaccarlo mentre era in acqua o quando il canotto era semiaffondato a seguito del mitragliamento giapponese gli era sembrato tutto sommato giusto. Ma che tentassero di ghermire gli uomini strappandoli dal canotto di nuovo gonfio lo colpiva come una mossa sporca e sleale. Riflett arrabbiato per tutta la notte, guard con odio gli squali per tutto il giorno e alla fine prese una decisione. Se gli squali cercavano di mangiarlo, lui avrebbe cercato di mangiare loro.
Si inginocchi accanto alla fiancata e li osserv attentamente, in attesa di un avversario che fosse battibile. Ne pass uno lungo circa un metro e mezzo, che Louie pens di poter prendere. Insieme a Phil elabor un piano.
Avevano ancora una piccola esca a disposizione, probabilmente i resti dell'ultimo uccello che avevano mangiato. Phil la fiss a un amo e la cal in acqua, a una estremit del canotto. All'altra estremit, Louie si inginocchi, fissando l'acqua. Fiutando l'esca, lo squalo nuot verso Phil, orientandosi in modo da rivolgere la coda a Louie, che si sporse quanto pi possibile senza perdere l'equilibrio, tuff entrambe le mani in acqua e gliela afferr. Lo squalo schizz via a tutta velocit. Aggrappato alla coda, Louie vol fuori bordo e fin in mare, dove inspir una buona dose di Pacifico con il naso. Lo squalo agitava frenetico la coda e riusc a liberarsi di Louie, che salt immediatamente sul canotto, cos in fretta che in seguito non avrebbe ricordato come avesse fatto.2
Fradicio e mortificato, rivide il suo piano. Il primo errore era stato di valutazione: gli squali erano pi forti di quanto sembrassero. Il secondo errore era stato quello di non tenersi abbastanza forte. Il terzo era stato permettere alla coda dello squalo di restare nell'acqua, il che aveva dato all'animale qualcosa contro cui spingere. Louie si dispose ad aspettare uno squalo pi piccolo.
Dopo un po' ne arriv uno lungo forse un metro e venti. Louie si inginocchi su un lato del canotto, scaricando il proprio peso all'indietro e tenendo le ginocchia ben distanziate in modo da avere una posizione pi salda. Phil cal l'esca in acqua.
Lo squalo nuot verso l'esca. Louie gli afferr la coda con entrambe le mani e la sollev fuori dall'acqua. Lo squalo prese a dimenarsi furioso, ma non riusc a liberarsi, e nemmeno a trascinare Louie in mare. Louie iss l'animale a bordo. Lo squalo si contorceva e tentava di azzannare, ma Phil afferr la cartuccia di un razzo di segnalazione e gliela cacci in bocca. Bloccato l'animale sul pagliolo, Louie prese le pinze e gli conficc il cacciavite dell'impugnatura in un occhio. Lo squalo mor istantaneamente.
Al corso di sopravvivenza a Honolulu, Louie aveva imparato che l'unica parte commestibile dello squalo  il fegato. Arrivarci non era per niente facile. Anche con un coltello, tagliare la pelle di uno squalo  come tagliare una cotta di maglia; disponendo soltanto del bordo di uno specchio, il lavoro risult massacrante. Louie si diede a lungo da fare segando e finalmente riusc ad aprire uno squarcio. Sotto la pelle, la carne puzzava di ammoniaca. Louie estrasse il fegato, che era piuttosto grosso. I tre naufraghi lo mangiarono con avidit - Mac ebbe una porzione pi abbondante - e per la prima volta dopo la colazione del 27 maggio si sentirono sazi. Il resto dell'animale puzzava e venne gettato fuori bordo. In seguito, usando la stessa tecnica, ne catturarono un altro e ne mangiarono ancora il fegato.
Poi sembr che tra gli squali fosse circolata la voce: di piccoli non se ne videro pi. Grandi esemplari, alcuni dei quali lunghi pi di tre metri e mezzo, si affiancavano al canotto, ma Louie ritenne fosse pi saggio lasciarli stare. Ben presto gli stomaci dei tre furono di nuovo vuoti.
Mac era ormai in un'inarrestabile spirale discendente. Si muoveva raramente. Tutti e tre avevano perso un'incredibile quantit di peso, ma Mac era quello che era dimagrito di pi. Gli occhi, infossati nelle orbite, erano inespressivi e privi di vita.
Era sera, forse quella del trentesimo giorno. Come al solito, gli uomini versarono acqua nel canotto e si strinsero l'uno all'altro per scaldarsi. Il cielo era limpido e stellato, la luna risplendeva sull'acqua. I tre si addormentarono.
Louie si svegli all'improvviso per un colpo tremendo e, subito dopo, la sensazione di essere privo di peso. Spalanc gli occhi e si rese conto che lui, Mac e Phil erano in aria. Ricaddero pesantemente sul canotto e si guardarono intorno senza capire. Qualcosa aveva colpito il fondo dell'imbarcazione con una forza mostruosa. I soliti squali standard che costituivano il loro entourage non erano abbastanza grossi per sferrare colpi simili e comunque non si erano mai comportati in quel modo.
Poi lo videro. Da sotto la superficie emerse, come gonfiandosi, un leviatano: un'enorme bocca bianca, un largo dorso che tagliava l'acqua e una lunga pinna dorsale, spettrale alla luce della luna. L'animale era lungo circa sei metri, pi del triplo del canotto. Louie ne riconobbe le caratteristiche grazie al suo corso di sopravvivenza. Era un grande squalo bianco.3
Mentre i naufraghi lo guardavano in un silenzio affascinato e terrorizzato, lo squalo nuot lungo un fianco del canotto, poi lungo l'altro, quasi esplorando l'imbarcazione. Si ferm in superficie, agit la coda e poi l'us per schiaffeggiare il canotto, facendolo sbandare lateralmente e rovesciando un'ondata sui tre uomini a bordo. Louie, Mac e Phil si inginocchiarono al centro e si strinsero l'uno all'altro. Lo squalo pass sull'altro lato. Louie sussurr: Non fate nessun rumore!. Di nuovo arriv lo schiaffo, l'ondata, la scossa del canotto e degli uomini.
Lo squalo continu il suo girotondo, inondando l'imbarcazione a ogni passaggio. Sembrava quasi che stesse giocando con il canotto. E a ogni passaggio i tre si raggomitolavano, aspettandosi di essere capovolti da un momento all'altro. Finalmente il grande dorso scivol sott'acqua, lasciandosi dietro una superficie di nuovo liscia e calma. Non riemerse pi.
Louie, Phil e Mac si rilassarono. Ormai l'acqua intorno a loro era fredda e nessuno riusc a dormire.
Il mattino dopo, Mac non era pi in grado di stare a sedere. Si distese sul pagliolo, poco pi di una mummia raggrinzita, lo sguardo fisso in lontananza.
Atterr un albatros. Louie lo cattur, gli strapp la testa e pass l'uccello a Phil, che lo capovolse per fare colare il sangue nella bocca di Mac. Louie e Phil cominciarono a mangiare la carne, che immergevano in mare per insaporirla, e ne misero dei pezzetti in bocca a Mac, ma questo non serv a ridargli un po' di vigore.
Nei giorni seguenti Mac divent un fantasma d'uomo. Le sue lattine d'acqua erano vuote. Quando Phil apr la sua e bevve un sorso della poca acqua che gli era rimasta, Mac gli chiese da bere. Per Phil la sete era stata la prova pi crudele e sapeva che l'acqua rimasta nella lattina, essenziale per la propria sopravvivenza, non avrebbe potuto salvare il compagno. Gli rispose gentilmente che non ne aveva abbastanza per poterla dividere. Louie la pensava come Phil, ma non se la sent di opporre un rifiuto a Mac. Gli lasci bere un sorso della sua acqua.
Quella sera Phil sent una voce fioca. Era Mac, che chiedeva a Louie se credeva che stesse per morire.4 Louie lo guard. Pens che sarebbe stata una mancanza di rispetto mentirgli: Mac forse aveva qualcosa da dire o da fare, prima che la vita lo abbandonasse. Louie gli disse che pensava che sarebbe morto quella notte. Mac non ebbe alcuna reazione. Phil e Louie si sistemarono, passarono le braccia intorno alle spalle del compagno e si addormentarono.
A un certo punto Louie venne svegliato da un suono simile a un sospiro, una profonda emissione di aria, lenta e definitiva. Cap subito di che cosa si trattava.5
Il sergente Francis McNamara aveva iniziato il suo ultimo viaggio con un gesto dettato dal panico: aveva mangiato tutte le preziose scorte alimentari del canotto e cos facendo aveva messo se stesso e i suoi compagni in una situazione di massimo rischio. Ma negli ultimi giorni della sua vita, nella lotta con il canotto che si sgonfiava e contro gli attacchi degli squali, aveva dato tutto ci che aveva. Tali sforzi non erano stati sufficienti a salvarlo - anzi, probabilmente ne avevano affrettato la fine - ma avevano forse fatto la differenza tra la vita e la morte per Phil e per Louie. Se Mac non fosse sopravvissuto al disastro aereo, forse Louie e Phil non sarebbero mai arrivati a quel trentatreesimo giorno. Nelle sue ultime ore, Mac si era redento.
Francis McNamara il 26 maggio 1943, il giorno prima del disastro aereo. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
La mattina Phil avvolse il corpo del compagno in qualcosa, probabilmente una parte del telo ricavato dal canotto distrutto, poi, insieme a Louie, si inginocchi accanto alla salma. A voce alta, i due elencarono tutte le cose buone che sapevano di Mac, sorridendo della sua passione per il dolce della mensa. Louie avrebbe voluto onorare il compagno caduto con un discorso religioso, ma non sapeva come fare e cos declam qualche brano scollegato che ricordava da film che aveva visto, concludendo con poche parole sulla necessit di affidare il corpo al mare. E preg per se stesso e per Phil, promettendo a Dio che, se li avesse salvati, lui Lo avrebbe servito per sempre.
Poi Louie sollev tra le braccia il cadavere avvolto nel sudario. Ebbe la sensazione che non pesasse pi di venti chili. Si sporse fuori bordo e fece delicatamente scivolare in acqua il compagno morto. Mac si allontan, andando a fondo. Gli squali lo lasciarono in pace.
La notte dopo, Louie e Phil completarono il loro trentaquattresimo giorno nell'oceano. Anche se non lo sapevano, avevano battuto quello che quasi certamente era il record di sopravvivenza su un canotto gonfiabile alla deriva. Se qualcuno aveva fatto di meglio, non aveva vissuto abbastanza per raccontarlo.
Il canotto continuava a fluttuare in direzione ovest. Ogni tanto arrivava un temporale, che scaricava pioggia sufficiente a mantenere costante la riserva di acqua. Poich adesso la razione veniva divisa in due anzich in tre, i due superstiti potevano bere di pi. Louie ricav un gancetto dal suo distintivo di tenente e riusc a pescare un pesce, ma poi la spilletta si ruppe.6
Phil e Louie potevano vedere la curva dei femori sotto la pelle, le ginocchia che sporgevano, le gambe che sembravano zampette di uccello, il ventre incavato, le costole scarnificate. Tutti e due avevano una barba sporca e cespugliosa. La pelle luccicava giallastra a causa del colore rilasciato dal canotto, i corpi erano ricoperti dalle piaghe provocate dal sale. Gli occhi bruciati dal sole erano sempre fissi sull'orizzonte alla ricerca della terraferma, che non c'era. Non sentivano pi la fame, un segnale sinistro. Erano arrivati all'ultimo stadio dell'inedia.7
Una mattina si svegliarono in una strana quiete. Virtualmente immobile, il canotto non sobbalzava pi sull'acqua. Non c'era vento. L'oceano, che si estendeva in ogni direzione completamente liscio e lucido, guardava il cielo e ne rifletteva l'immagine con cristallina perfezione. Come il vecchio marinaio, Louie e Phil erano incappati nella zona delle calme equatoriali, la misteriosa sospensione di vento e movimento dell'acqua che si trova nei pressi dell'equatore.8 Erano, come aveva scritto Coleridge, immobili come una nave dipinta in un oceano dipinto.
Era un'esperienza trascendente. Guardando il cielo, Phil sussurr che sembrava di perla. L'acqua pareva cos solida da dare l'impressione di poterci camminare sopra. Molto lontano dal canotto, un pesce spezz la superficie dell'oceano e il suono arriv ai due uomini con chiarezza assoluta. Osservavano i piccoli cerchi perfetti nel punto in cui il pesce si era rituffato allargarsi fino a sfumare di nuovo nella quiete pi totale.
Per un po' parlarono, condividendo la meraviglia, poi caddero in un silenzio reverente. La sofferenza era sospesa. Non sentivano pi n fame n sete. Erano inconsapevoli dell'avvicinarsi della morte.
Mentre ammirava quel bellissimo mondo immobile, Louie gioc con un pensiero che gli era gi passato per la mente guardando cacciare gli uccelli marini, meravigliandosi della loro abilit nel regolare i tuffi in modo da compensare la rifrazione della luce nell'acqua. Aveva avuto quel pensiero anche quando aveva riflettuto sull'armoniosa geometria degli squali, sulla loro gradazione di colore, sul modo in cui scivolavano nell'acqua, quasi affettandola. Ramment di avere avuto quello stesso pensiero da ragazzo quando, disteso sul tetto della capanna nella riserva indiana Cahuilla, aveva alzato lo sguardo dai romanzi di Zane Grey per guardare la notte prendere possesso della terra. Una simile bellezza, pens, era troppo perfetta per essere un puro caso. Quella giornata nel centro del Pacifico era, a suo parere, un dono creato deliberatamente, compassionevolmente, per lui e Phil.
Grati e sereni mentre morivano lentamente, i due uomini rimasero immersi in quella giornata speciale finch il tramonto non la fece finire, cos come fece finire la pausa nell'immobilit equatoriale.
Considerando lo stato di deperimento dei corpi, sembrerebbe scontato anche un indebolimento delle menti. Ma dopo pi di cinque settimane di odissea, sia Phil che Louie mantenevano una notevole lucidit che, ne erano entrambi convinti, diventava di giorno in giorno pi netta e acuta.9 Continuavano a interrogarsi a vicenda, esigendo i pi piccoli dettagli delle storie raccontate dal compagno, insegnandosi reciprocamente testi e melodie e cucinando pasti immaginari.
Louie scopr che il canotto costituiva un inaspettato rifugio intellettuale. Non si era mai accorto di quanto fosse rumoroso il mondo civilizzato. Nell'oceano, alla deriva in un silenzio quasi totale, senza alcun odore tranne quello del canotto bruciacchiato, senza alcun sapore sulla lingua, senza alcun movimento a parte la lenta processione delle pinne degli squali, con l'unica vista di cielo e acqua in un tempo uniforme e ininterrotto, la sua mente era libera da qualsiasi gravame imposto dalla civilt. Nella sua testa poteva vagare ovunque e scopr che il cervello era sveglio e lucido, l'immaginazione libera e agile. Poteva riflettere su un pensiero per ore, rigirandoselo nella mente.
Aveva sempre avuto un'eccellente memoria, che sul canotto per divent infinitamente pi efficiente, capace di risalire sempre pi indietro nel tempo e di restituirgli dettagli dimenticati. Un giorno, mentre stava cercando di individuare il suo ricordo pi antico, visualizz un edificio di due piani e, all'interno, una scala divisa in due rampe di sei gradini ciascuna, con un pianerottolo in mezzo. E nell'immagine c'era lui, un bimbo piccolo che muoveva i primi passi lungo la scala. Scesa a carponi la prima rampa, stava andando verso il bordo del pianerottolo quando un grande cane giallo gli si era piazzato davanti per impedirgli di cadere gi. Era il cane dei suoi genitori, Askim, che la famiglia aveva quando abitava a Olean e Louie era ancora piccolissimo. Non si era mai ricordato di quel cane prima di allora.*
Era il quarantesimo giorno. Disteso di fianco a Phil sotto il telone, Louie si mise a sedere di scatto. Sentiva cantare. Continu ad ascoltare: sembrava un coro. Diede di gomito all'amico e gli chiese se sentiva qualcosa. Phil rispose di no. Louie tolse il telone e socchiuse gli occhi nella luce del giorno. L'oceano era di una calma piatta. Alz lo sguardo.
Sopra di lui, fluttuanti in una nuvola brillante, vide stagliarsi contro il cielo delle figure umane. Ne cont ventuno. Stavano cantando la canzone pi dolce che avesse mai sentito.10
Continu a guardare attonito, ascoltando il canto. Quello che stava vedendo e udendo era impossibile e tuttavia si sentiva assolutamente lucido. Quella non era un'allucinazione, ne era sicuro, non era una visione. Cercando di memorizzare la melodia, ascolt quelle voci fino a quando svanirono.
Phil non aveva visto o sentito niente. Louie pens che, di qualunque cosa si fosse trattato, apparteneva solo a lui.
La corrente continuava a spingerli alla deriva. Passarono diversi giorni senza cibo n pioggia. Il canotto ormai era una massa deforme e gelatinosa; le toppe tenevano a malapena e, in alcuni punti fuori bordo, si gonfiavano verso l'esterno, sul punto di scoppiare. L'imbarcazione non avrebbe sopportato ancora per molto il peso dei due uomini.
Poi Phil not qualcosa di diverso nel cielo. C'erano pi uccelli.11 I due naufraghi cominciarono anche a sentire il suono di aerei. A volte distinguevano un puntino minuscolo nel cielo, a volte i puntini erano due o anche di pi, accompagnati da un ronzio remoto. Ma erano sempre troppo distanti per tentare segnalazioni e d'altra parte Louie e Phil sapevano che la deriva li aveva spinti talmente a ovest che i velivoli erano sicuramente giapponesi. Con il passare dei giorni i puntini si fecero sempre pi numerosi, comparendo ogni mattina sempre pi presto.12
Louie era arrivato ad amare il sorgere del sole e il calore che portava con s e verso l'alba teneva sempre lo sguardo fisso sull'orizzonte, in attesa. La mattina del 13 luglio - il quarantaseiesimo giorno,* quello che Phil aveva predetto per l'arrivo sulla terraferma - l'alba non arriv. Ci fu soltanto una graduale, sinistra illuminazione di un cielo cupo.13
Phil e Louie alzarono lo sguardo allarmati. Il vento li invest con forza. Il mare cominci a sgroppare sotto il canotto, scagliandoli ad altezze vertiginose. Louie guard l'oceano che sembrava ribollire e lo trov bellissimo. A Phil piacevano le montagne russe dei grandi cavalloni sollevati dalle tempeste, si esaltava mentre scivolava gi da un'ondata e si voltava per vedere la sommit della successiva, ma questa volta la situazione sembrava preoccupante.14
A ovest comparve qualcosa, cos lontano che si poteva intravedere per un attimo solo dalla sommit delle ondate. Era una macchia grigio-verde che si agitava bassa sull'orizzonte. In seguito Phil e Louie non sarebbero stati d'accordo su chi l'avesse vista per primo, ma nel momento stesso in cui il mare li sollev, l'orizzonte rotol a occidente e gli occhi la catturarono, tutti e due capirono di cosa si trattava.
Era un'isola.15
* Askim era noto per essere cleptomane. Gli Zamperini abitavano sopra una drogheria e il cane scendeva regolarmente nel negozio in missione di taccheggio, rubando cibo e fuggendo. Il suo nome era un gioco di parole: quando qualcuno chiedeva ai proprietari come si chiamava, restava regolarmente confuso dalla risposta, che suonava come Ask him (chiedilo a lui).
* Dato che Louie e Phil avevano attraversato la linea internazionale del cambiamento di data, il quarantaseiesimo giorno era il 14 luglio.
...
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...
17.
...
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...
Tifone.
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Per tutto il giorno Louie e Phil cavalcarono le onde sotto un cielo buio e vorticoso, sforzando gli occhi per guardare verso occidente e sentendo un brivido ogni volta che all'orizzonte compariva il piccolo bernoccolo. Poco alla volta, a mano a mano che la corrente li spingeva in quella direzione, l'isola si fece pi distinta. I naufraghi videro la linea bianca e brillante delle onde che si frangevano contro qualcosa, forse una spiaggia, forse una scogliera. Nel pomeriggio l'isola si sdoppi in due, poi le isole diventarono una dozzina, allineate come vagoni di un treno.1 Phil e Louie si erano aspettati che, se mai avessero visto la terraferma, sarebbero impazziti di gioia. Invece discussero con calma.2 Erano troppo deboli per qualsiasi altra reazione e c'erano preoccupazioni pi pressanti. Sopra le loro teste si stava addensando una tempesta enorme.
Durante l'addestramento avevano memorizzato la geografia del Pacifico centrale. Sapevano che le isole davanti a loro dovevano far parte delle Gilbert o delle Marshall, entrambe territorio nemico. I due arcipelaghi contavano decine e decine di atolli e di isole e con ogni probabilit i giapponesi non li avevano occupati completamente. Louie e Phil decisero di restare in mare finch non avessero trovato un'isola che sembrasse disabitata, o abitata solo da nativi. Cominciarono a remare tra le onde sollevate dal vento, mantenendosi paralleli alle isole in modo da poter aspettare la notte per prendere terra.3
A un certo punto, il cielo si spalanc di colpo, rovesciando una pioggia scrosciante che fece scomparire le isole. L'oceano cominci a scuotersi e a gonfiarsi. Le onde schiaffeggiavano il canotto sbattendolo in una direzione e poi in quella opposta, sollevandolo fin sulla cresta, alta circa dodici metri, per poi farlo precipitare nei canyon della discesa. Phil e Louie erano finiti in quello che quasi sicuramente era un tifone.
Le grandi ondate si scagliavano contro il canotto, sollevandolo e inclinandolo di lato, al limite del rovesciamento. Per cercare di impedire che l'imbarcazione si capovolgesse, Louie e Phil versarono acqua a bordo come zavorra, si posizionarono l'uno di fronte all'altro per bilanciare il peso e si distesero sulla schiena per mantenere basso il centro di gravit. Sapendo che, se fossero stati sbalzati fuori bordo, non sarebbero pi riusciti a risalire, Louie tir verso di s la cima del canotto, la pass pi volte intorno al cuscino cucito al centro dell'imbarcazione, poi attraverso uno degli occhielli e infine, stringendola al massimo, intorno alla propria vita e a quella di Phil. I due infilarono i piedi sotto il cuscino e fecero forza appoggiando la schiena alle pareti del gommone.
Scese la sera. La tempesta non si placava. Il canotto schizzava su e gi da centinaia di montagne d'acqua. A volte, nell'oscurit, quando dalla sommit delle ondate il canotto veniva scagliato in aria, Phil e Louie avevano la strana, leggera sensazione di volare. Louie provava una paura molto pi intensa di quella che aveva avuto mentre il Green Hornet stava precipitando. Di fronte a lui, Phil era chiuso in un silenzio cupo. Tutti e due pensavano alla terraferma che, pur cos vicina, adesso non riuscivano pi a vedere. Temevano che da un momento all'altro l'oceano li scagliasse contro una scogliera.4
A un certo punto della notte la tempesta si smorz, perse forza e infine si allontan, riprendendo il suo viaggio.* C'erano ancora onde lunghe, ma non cos alte e violente. Louie e Phil sciolsero i nodi della cima e aspettarono l'alba.
Sentivano odore di terra bagnata nel buio, odore di vegetazione, di pioggia che inzuppava esseri viventi. Era l'odore della terraferma, che flirt con loro per tutta la notte, facendosi sempre pi intenso.6 Era quasi l'alba quando sentirono il rumore dell'acqua che scrosciava contro una scogliera. Esausti, decisero di schiacciare un pisolino a turno; uno dei due sarebbe rimasto di vedetta alla ricerca della terra. Ma si addormentarono entrambi.
Si svegliarono in un universo nuovo.7 La corrente li aveva portati nell'abbraccio di due piccole isole, in una delle quali videro capanne e alberi carichi di frutta, ma nessun essere umano. Avevano sentito dire che i giapponesi schiavizzavano i nativi e li deportavano in massa, cos pensarono che forse era stato quello il destino degli abitanti dell'isola. Calzarono le scarpe nei piedi piagati e cominciarono a remare verso riva. Sentirono un lamento di motori. Alzarono lo sguardo e videro degli Zero che si esercitavano in manovre di combattimento; erano comunque troppo alti perch i piloti potessero vederli.8 Continuarono a remare.
Louie aveva previsto che avrebbero trovato terra il quarantasettesimo giorno. Phil aveva optato per il quarantaseiesimo. Poich avevano avvistato la terraferma il giorno indicato da Phil e stavano per raggiungerla nel giorno scelto da Louie, decisero che avevano avuto ragione tutti e due.
Adesso riuscivano a vedere altre isole. Louie ne individu una minuscola alla loro sinistra e la indic a Phil, descrivendogliela come quella con un unico albero. Poi accadde una cosa strana. L'albero solitario divent doppio. Dopo un attimo di sconcerto, i due uomini capirono: quella non era un'isola e quelli non erano veri alberi. Era una nave: fino a un attimo prima era stata perpendicolare al canotto, mostrando un solo albero, e poi aveva virato, svelando anche il secondo.
Louie e Phil si chinarono immediatamente, rannicchiandosi, e presero a remare alla massima velocit possibile, cercando di toccare terra prima che i marinai li vedessero. Ma era gi troppo tardi. La nave vir bruscamente e punt su di loro. I due naufraghi erano troppo deboli per tentare la fuga a forza di remi. Ci rinunciarono e si fermarono.
La nave si affianc al canotto e Louie e Phil alzarono lo sguardo. Erano sotto il tiro di una mitragliatrice, montata sulla prua dell'imbarcazione. Lungo il ponte era allineata una fila di uomini, tutti giapponesi. E tutti imbracciavano un'arma, puntata su di loro.9
Un giapponese si sbotton la camicia e indic il proprio petto. A quanto pareva, voleva che gli americani facessero la stessa cosa. Louie mostr il petto e si prepar a un colpo d'arma da fuoco, che per non arriv. Il giapponese aveva solo voluto vedere se erano armati.
Un marinaio lanci una cima e Louie l'afferr. Insieme a Phil, cerc di arrampicarsi a bordo della nave, ma le gambe erano troppo deboli. I marinai giapponesi allora li legarono a una scala di corda e li issarono a bordo, dove poi caricarono anche il canotto. Una volta sul ponte, Louie e Phil tentarono di alzarsi in piedi, ma le gambe non li reggevano. Dato che i giapponesi volevano che si spostassero immediatamente, cominciarono a strisciare carponi. Arrivati accanto all'albero, vennero sollevati di peso e legati all'albero stesso, con le mani dietro la schiena.
Un marinaio attacc a parlare in giapponese. La sensazione era che stesse facendo domande, dunque i due americani diedero risposte cercando di indovinare quello che l'altro voleva sapere. Un secondo marinaio agit una baionetta davanti alla faccia di Louie, cercando di tagliuzzargli la barba. Un terzo sferr un colpo al mento di Phil con la pistola, poi si spost per ripetere l'operazione con Louie, che chin la testa in avanti, sperando che il marinaio mirasse alla fronte. Nell'attimo in cui il giapponese sferr il colpo, Louie ritrasse di scatto la testa. Il marinaio manc il bersaglio, ma Louie picchi il capo contro l'albero.
Arriv il capitano della nave, il quale rimprover il suo equipaggio. L'atmosfera cambi di colpo e Louie e Phil vennero slegati. Qualcuno diede ai naufraghi delle sigarette, ma l'estremit accesa continuava a bruciacchiare le barbe.10 Qualcun altro port ciotole d'acqua, pi un biscotto per uno. Louie stacc con un morso un pezzetto di biscotto e lo tenne in bocca a lungo, accarezzandolo, gustandone il sapore. Mangi lentamente, assaporando ogni briciola. Era il primo cibo che toccava da otto giorni.
Di fianco alla prima nave se ne ferm una seconda, su cui Louie e Phil vennero trasbordati. Durante la navigazione, un membro dell'equipaggio diede agli americani altri biscotti e della noce di cocco. Poi si present un giovane marinaio che, dizionario inglese-giapponese alla mano, cominci a fare domande. Phil e Louie gli fornirono un breve resoconto del loro viaggio.11
Dopo un certo tempo la nave attracc in una grande isola. Un marinaio bend gli occhi di Phil e Louie che, affiancati da alcuni uomini, vennero afferrati per le braccia e, un po' trascinati, un po' trasportati di peso, furono fatti sbarcare. Dopo pochi minuti, Louie si sent adagiare su qualcosa di soffice. La benda gli venne tolta.
Era in un'infermeria, disteso sopra un morbido materasso in un letto d'acciaio. Phil era nel letto accanto al suo. Attraverso una piccola finestra, Louie vide soldati giapponesi che si addestravano conficcando le baionette nei manichini. Un ufficiale si rivolse agli uomini che circondavano i naufraghi, poi parl in inglese, apparentemente per tradurre ci che aveva appena detto in modo che Louie e Phil capissero.
Questi sono aviatori americani. Trattateli con cortesia.12
Entr un medico, che sorrise cordiale e li visit, parlando in inglese. Spalm unguento sulle piaghe provocate dal sale e sulle labbra bruciate, palp l'addome, controll polso e temperatura e li dichiar entrambi sani. Louie e Phil vennero aiutati ad alzarsi e ad arrivare a una bilancia. Ci salirono sopra uno alla volta, sempre con un giapponese pronto ad afferrarli nel caso le gambe non avessero retto.
Il peso di Phil era di circa sessantotto chili quando era salito a bordo del Green Hornet. Il diario di guerra di Louie, iniziato poco dopo l'arrivo alle Hawaii, riportava un peso di settanta chili. Louie riteneva che, al momento dell'incidente, fosse aumentato di un paio di chili grazie alle sedute con i pesi. Adesso Phil pesava circa trentasei chili. In base a resoconti diversi, Louie, alto un metro e settantotto, adesso pesava 30,5 chili o 36 chili o 39,5 chili. Quali che fossero le cifre esatte, tutti e due avevano perso pi o meno la met del proprio peso corporeo, o anche di pi.13
Per ordine del dottore, arrivarono una bottiglia di cognac russo e due bicchieri, che Louie e Phil svuotarono rapidamente. Poi fu la volta di un vassoio con uova, prosciutto, latte, pane fresco, macedonia di frutta e sigarette.14 I due americani spazzarono via tutto. Terminato il pasto, vennero accompagnati in un'altra stanza e fatti sedere davanti a un gruppo di ufficiali giapponesi, che guardarono a bocca aperta quei due scheletri giallo canarino. Uno degli ufficiali, parlando in inglese, domand come fossero finiti l. Louie raccont la loro storia, mentre i giapponesi ascoltavano in un silenzio affascinato, seguendo il viaggio su una carta geografica.15
Louie e Phil sapevano dove era cominciato il loro viaggio, ma non sapevano ancora dove fosse terminato. Gli ufficiali glielo dissero: si trovavano su un atollo delle isole Marshall.16 Erano andati alla deriva per tremiladuecento chilometri.
Mentre soldati giapponesi affollavano curiosi la stanza, sul pavimento venne disteso il canotto e si contarono i fori di proiettile. Erano quarantotto.17 I soldati cercavano di avvicinarsi ai due americani, ma gli ufficiali li allontanarono. Uno di loro domand l'origine di quei fori e Louie rispose che erano stati mitragliati da un aereo giapponese. L'ufficiale ribatt che era impossibile: sarebbe stata una violazione del loro codice militare d'onore. Louie descrisse in dettaglio il bombardiere e l'attacco. Gli ufficiali si guardarono l'un l'altro e non dissero nulla.
Vennero rifatti i due letti e Louie e Phil furono invitati a riposarsi quanto volevano. Tra lenzuola fresche e pulite, con lo stomaco pieno e le piaghe curate, si sentirono entrambi profondamente grati per essere stati accolti con tanta compassione. Phil ebbe un pensiero liberatorio: Sono nostri amici.18
Restarono in infermeria per due giorni, assistiti e curati da giapponesi sinceramente preoccupati della loro salute. Il terzo giorno si present il vicecomandante. Portava in dono, da parte del comandante della base, carne, cioccolato e noce di cocco. E anche notizie: una nave da carico li avrebbe presto trasferiti su un altro atollo. Il nome che pronunci fece rabbrividire Louie: Kwajalein. Era l'atollo conosciuto come l'Isola delle Esecuzioni.
Louie avrebbe ricordato a lungo ci che gli disse l'ufficiale: Dopo che sarete partiti da qui, non potremo pi garantire per la vostra vita.19
La nave arriv il 15 luglio. Louie e Phil vennero portati nella stiva e sistemati separatamente. Il capitano fece portare abbondanti razioni di cibo ai due prigionieri, che mangiarono tutto quello che poterono.
Uno degli aspetti pi crudeli dell'inedia  che un corpo che sta morendo di fame spesso rifiuta i primi alimenti che gli vengono dati. Il cibo servito sull'atollo a quanto pareva era stato accettato dall'organismo dei naufraghi, ma non and cos con quello della nave. Louie pass gran parte della giornata piegato in due sul parapetto della nave, vomitando in mare sorretto da una guardia. Phil elimin il pasto quasi altrettanto in fretta, ma attraverso un diverso percorso: quella sera dovettero accompagnarlo di corsa al gabinetto almeno sei volte.20
Il 16 luglio la nave attracc a Kwajalein e i giapponesi si fecero pi duri. Di nuovo bendati, Louie e Phil vennero fatti scendere su quella che sembrava una scialuppa. Arrivati a riva, furono sollevati di peso e issati sulle spalle. Louie si sent sobbalzare in aria e poi sbattere gi, sopra una superficie dura. Phil venne scaricato accanto a lui. Louie gli disse qualcosa e venne immediatamente colpito dal calcio di uno stivale. Una voce grid: No!.
I due americani sentirono avviare un motore e poi percepirono il movimento del mezzo. Erano sul pianale di un camion, che si ferm dopo pochi minuti. Louie venne trascinato gi e di nuovo issato sulle spalle. Un breve tratto a piedi, la salita di due scalini, oscurit, la sensazione che Phil non fosse pi con lui e quella di disorientamento provocata dall'essere buttato in aria all'indietro. Louie colp una parete con la schiena e poi cadde sul pavimento. Qualcuno gli strapp la benda. Una porta sbatt e una serratura venne chiusa a chiave.
All'inizio Louie non riusc quasi a vedere. Gli occhi sfrecciavano in giro frenetici. La mente correva, scartando incoerente da un pensiero all'altro. Dopo settimane di vastit infinita, era disorientato dallo spazio ristretto in cui si trovava. Ogni nervo e ogni muscolo sembrava in preda al panico.
Lentamente, i pensieri si placarono e gli occhi si adattarono alla semioscurit. Louie si trovava in una cella di legno, lunga pi o meno quanto un uomo e non molto pi larga delle sue spalle. Il tetto, circa due metri sopra la sua testa, era di paglia. L'unica apertura era un buco nella porta, circa trenta centimetri per trenta. Il pavimento era cosparso di ghiaia, terra e vermi che si contorcevano; la cella ronzava di mosche e zanzare, che cominciavano gi a sciamare su di lui. Nel pavimento c'era un buco, con un secchio sotto. L'aria era caldissima e immobile, irrespirabile per il tanfo di escrementi umani.21
Louie alz gli occhi. Nella luce fioca riusc a leggere alcune parole incise sulla parete: NOVE MARINES ABBANDONATI SULL'ISOLA DI MAKIN, 18 AGOSTO 1942. Sotto c'erano i nomi: Robert Allard, Dallas Cook, Richard Davis, Joseph Gifford, John Kerns, Alden Mattison, Richard Olbert, William Pallesen e Donald Roberton.22
Nell'agosto del 1942, dopo un pasticciato attacco americano alla base giapponese di Makin nelle Marshall, per un errore nove marines erano stati lasciati sull'isola. Catturati dai giapponesi, erano scomparsi. Louie era quasi certamente il primo americano a venire a conoscenza della notizia che erano stati portati a Kwajalein. Ma, a parte Phil e lui stesso, adesso non c'erano altri prigionieri sull'atollo. Louie ebbe un brutto presentimento.
Chiam Phil, che gli rispose. La voce, fioca e lontana, proveniva da qualche parte sulla sinistra. Phil era in fondo al corridoio, in un buco squallido come quello di Louie. Ognuno dei due chiese all'altro come stesse. Entrambi sapevano che quella era probabilmente l'ultima volta che potevano parlarsi, ma se avevano l'intenzione di salutarsi, non ne ebbero la possibilit. Sentirono dei passi lungo il corridoio, quelli di una guardia che prendeva posizione. Louie e Phil non dissero altro.
Louie abbass lo sguardo sul proprio corpo. Le gambe, che quell'ultima mattina a Kualoa avevano corso un miglio in 4'12 sulla sabbia bianca, adesso erano completamente inutili. Quel corpo vibrante e generoso che aveva allenato con tanta cura si era autodivorato e ora restavano solo le ossa, rivestite da una pelle giallastra brulicante di parassiti.
Tutto ci che vedo pens  un cadavere che respira.23
Si lasci andare a un pianto duro e doloroso, cercando di soffocare i singhiozzi per non farsi sentire dalla guardia.
* Diversi giorni dopo, un catastrofico tifone, quasi certamente lo stesso, si abbatt sulle coste della Cina, facendo crollare edifici, sradicando pali del telefono e provocando vaste inondazioni.5
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PARTE QUARTA.
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18.
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Un cadavere che respira.
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Qualcosa vol attraverso la finestrella della porta della cella di Louie e atterr sul pavimento, frantumandosi in schegge bianche. Erano due gallette, il biscotto secco alla base del vitto dei marinai. Una minuscola tazza di t - cos leggero da essere poco pi che acqua calda e cos scarso da essere bevuto in un unico sorso - venne posata sul bordo della finestrella.1 Anche Phil ebbe qualcosa da mangiare, ma non da bere. I due americani strisciarono nelle rispettive celle per raccogliere tutti i frammenti di galletta e metterseli in bocca. Fuori stazionava una guardia.
Ci fu movimento davanti alla cella di Louie, poi comparve una faccia. L'uomo salut allegramente il prigioniero, in inglese e chiamandolo per nome. Louie lo guard.
Lo sconosciuto, un nativo di Kwajalein, spieg che in tutta l'isola non si parlava che dei due naufraghi americani. Fanatico di sport, aveva riconosciuto il nome di Zamperini, che Louie stesso aveva comunicato ai giapponesi. L'uomo cominci a blaterare di atletica, di football e di Olimpiadi, fermandosi solo raramente per formulare qualche domanda. Non appena Louie pronunciava due o tre parole, l'indigeno riprendeva a parlare.2
Dopo qualche minuto l'uomo diede un'occhiata all'orologio e annunci che doveva andarsene. Louie gli chiese cosa ne fosse stato dei marines i cui nomi erano incisi sulla parete. Nello stesso tono allegro, il nativo rispose che erano tutti morti. I prigionieri di guerra detenuti sull'isola, precis, venivano sempre giustiziati.
Mentre l'uomo se ne andava, la guardia fiss Louie con aria di sfida, si port una mano tesa alla gola e mim un taglio. Indic i nomi sulla parete e poi Louie.
Quella notte Zamperini si distese con la testa accanto alla porta, cercando di allontanarsi quanto pi possibile dalla buca dello scarico. Si era appena sistemato quando la porta si spalanc e la guardia lo afferr, lo fece voltare e lo spinse con la testa verso lo scarico. Louie cerc di opporre resistenza, ma la guardia si arrabbi. Il prigioniero cedette e si distese come gli era stato ordinato. Si rese conto che la guardia lo voleva in quella posizione in modo da poterlo controllare dalla finestrella. Per tutta la notte, ogni pochi minuti il giapponese and a sbirciare nella cella per assicurarsi che Louie non si fosse mosso.3
Arriv il mattino del secondo giorno. Phil e Louie aspettavano in un silenzio afoso, pensando che da un momento all'altro sarebbero stati trascinati fuori e decapitati. Le guardie non facevano che andare avanti e indietro, passandosi la mano di taglio sulla gola con un sorriso sadico.
Intanto anche per Louie continuavano i problemi digestivi. La diarrea era diventata esplosiva e i crampi lo piegavano in due.4 Disteso sotto un lenzuolo di mosche e zanzare, teneva il sedere sopra la buca pi a lungo possibile, finch la guardia non gli ordinava di rivolgere di nuovo la faccia allo scarico. La giornata pass. Per tre volte un grumo di riso, poco pi grosso di una pallina da golf, vol attraverso la finestrella e si spiattell a terra. In un paio di occasioni sul bordo della finestrella venne lasciata una tazza con un sorso di t, che Louie bevve fino all'ultima goccia. Scese la sera.
Un altro giorno venne e se ne and, poi un altro. Il caldo era soffocante. I pidocchi saltellavano sulla pelle dei prigionieri. Le zanzare calavano su di loro in sciami cos densi che quando Louie chiudeva la mano di scatto e poi la riapriva, si ritrovava con l'intero palmo cremisi. La diarrea peggior e nelle feci comparve il sangue. Zamperini continuava a chiedere un medico. Un giorno se ne present uno. Fece un passo all'interno della cella, guard il prigioniero, ridacchi e se ne and.
Rannicchiati sul pavimento ghiaioso, i due americani avevano la sensazione che le ossa stessero ormai perforando la pelle. Louie implor una coperta su cui sedersi, ma venne ignorato. Passava il tempo cercando di irrobustire le gambe, alzandosi in piedi e restando immobile per un paio di minuti, appoggiandosi alla parete. Aveva nostalgia del canotto.
Due sorsi d'acqua al giorno non erano certo sufficienti per reintegrare la torrenziale perdita di liquidi di Louie, che soffriva la sete come mai gli era successo a bordo del canotto. Una volta strisci fino alla porta e chiese dell'acqua. La guardia si allontan e torn con una tazza. Louie, grato, si avvicin alla porta per bere. Il giapponese gli gett l'acqua bollente in faccia.5 Zamperini era talmente disidratato che non poteva fare a meno di implorare da bere. Almeno altre quattro volte la risposta fu la stessa, e il viso di Louie si copr di vesciche. Sapeva che la disidratazione avrebbe potuto ucciderlo, e una parte di lui sperava che succedesse.
Un giorno, mentre sedeva disperato, sent cantare. Le voci che aveva sentito sul canotto erano tornate. Si guard intorno nella cella, ma i cantori non erano l. C'era soltanto la loro musica con lui. Se ne lasci sommergere, trovando in quella melodia una ragione di speranza. Poi il canto svan, ma nel silenzio della mente Louie lo inton pi e pi volte. Preg con fervore, con intensit, un'ora dopo l'altra.6
In fondo al corridoio Phil languiva. C'erano topi ovunque, che si arrampicavano fin dentro il suo secchio dei rifiuti, sguazzavano nella sua urina e di notte lo svegliavano camminandogli sul viso. Periodicamente veniva spinto fuori dalla cella, portato davanti a un catino pieno d'acqua e costretto a lavarsi la faccia e le mani. Phil tuffava la testa nel catino e beveva grandi sorsate d'acqua.7
Louie fissava spesso i nomi dei marines, chiedendosi chi fossero stati, se avessero avuto moglie e figli, in che modo erano morti. Cominci a pensare a loro come a degli amici. Un giorno si sfil la cintura e con la fibbia incise il proprio nome accanto ai loro, in grandi caratteri maiuscoli.8
Non poteva parlare con Phil e Phil non poteva parlare con lui, ma ogni tanto uno dei due tossiva o strisciava i piedi sul pavimento per fare capire all'altro di essere ancora vivo. In un'occasione le guardie si allontanarono lasciando, per la prima volta, i due americani da soli. Louie sent la voce di Phil.
Cosa ci succeder?9
Louie non aveva una risposta. Poi nel corridoio ci fu rumore di passi e i due americani tacquero.
La rabbia delle guardie nei confronti dei due prigionieri era costante; i giapponesi li guardavano con odio, li minacciavano a gesti, gridavano contro di loro. Praticamente ogni giorno si lasciavano andare ad accessi di collera che di solito finivano con Phil e Louie che venivano bombardati con pietre, sigarette accese e sputi, oppure pungolati con bastoni. Louie capiva sempre cosa stava per succedergli quando sentiva avvicinarsi una guardia arrabbiata; conseguenza, sperava, di una vittoria americana. La situazione peggiorava quando la guardia aveva compagnia: i giapponesi si servivano dei prigionieri per cercare di impressionarsi a vicenda con la loro crudelt.10
Il pretesto per molte esplosioni di violenza era la mancanza di comunicazione. I prigionieri e le guardie provenivano da culture che non avevano nulla in comune in termini di lingua o costumi. Louie e Phil trovavano praticamente impossibile capire cosa si voleva da loro. Il linguaggio dei segni era di scarso aiuto, perch perfino i gesti erano diversi nelle due culture. Le guardie, come quasi tutti gli abitanti del loro paese storicamente isolato, con ogni probabilit non avevano mai visto uno straniero prima di allora e non avevano quindi alcuna esperienza di comunicazione con un non giapponese. Quando venivano fraintese, spesso si irritavano a tal punto da cominciare a strillare e a picchiare i prigionieri.
Per spirito di autoconservazione, Louie e Phil memorizzavano tutto ci che sentivano e si crearono un piccolo vocabolario giapponese personale. Kocci koi significava vieni qui. Ohio era un saluto, usato dalle poche guardie civili di passaggio. Anche se Louie impar subito cosa significava, la sua risposta standard divent: No, California. Phil impar che mizu significava acqua, ma tale conoscenza non gli serv a molto: le sue richieste di mizu venivano regolarmente ignorate.
Quando non si servivano dei prigionieri per sfogare la loro furia, le guardie si divertivano a umiliarli. Ogni giorno, sotto la minaccia di una pistola spianata, Louie era costretto ad alzarsi in piedi e a ballare, esibendosi in un barcollante charleston mentre le guardie si sbellicavano dalle risate. I giapponesi lo costringevano anche a fischiare e a cantare, lo colpivano con manciate di ghiaia, lo tormentavano mentre strisciava nella cella per raccogliere ogni chicco di riso e facevano passare lunghi bastoni attraverso lo spioncino in modo da pungolarlo e percuoterlo, trovando divertentissimi i suoi vani contorcimenti. In fondo al corridoio Phil subiva la stessa sorte. A volte Louie sentiva gemere l'amico; la voce era flebile. Una volta, portato al punto di rottura dalla guardia che lo pungolava, afferr il bastone e lo strapp dalle mani del giapponese. Sapeva che un gesto del genere sarebbe potuto costargli la vita, ma sottoposto a quell'incessante degradazione, dentro di lui stava accadendo qualcosa. La sua volont di vivere, che aveva resistito a tutte le prove sul canotto, cominciava a sfaldarsi.
Il disastro del Green Hornet aveva lasciato Louie e Phil in una situazione estrema e disperata, senza cibo, acqua o riparo. Ma a Kwajalein le guardie cercavano di privarli di qualcosa che li aveva sostenuti anche quando tutto il resto era andato perduto: la dignit. Il rispetto di s, e il senso del proprio valore, in pratica l'armamento pi profondo dell'anima,  al centro dell'identit individuale; esserne privato significa essere disumanizzato, essere strappato dal genere umano e abbassato a un livello inferiore. Chi subisce un trattamento disumanizzante vive una profonda, disperata solitudine e trova quasi impossibile mantenere la speranza. Senza dignit, l'identit  cancellata. E, privo di identit, l'uomo non  pi definito da se stesso, ma da chi lo tiene prigioniero e dalle circostanze in cui  costretto a vivere. Un aviatore americano, catturato dai giapponesi e implacabilmente umiliato dai suoi carcerieri, ha descritto lo stato d'animo determinato dalla prigionia: Stavo diventando letteralmente un essere umano inferiore.11
Poche societ tenevano alla dignit, e temevano l'umiliazione, quanto quella giapponese, per la quale la perdita dell'onore poteva comportare il suicidio.  questa probabilmente una delle ragioni per cui durante la Seconda guerra mondiale i soldati nipponici umiliavano i loro prigionieri con tale zelo, cercando di privarli di ci che era pi doloroso e distruttivo perdere. A Kwajalein, Louie e Phil appresero una sinistra verit comune ai disgraziati dei campi di sterminio di Hitler, agli schiavi degli Stati Uniti del Sud e a centinaia di altre generazioni di popoli oppressi. La dignit  essenziale per la vita umana come l'acqua, il cibo e l'ossigeno. Il testardo mantenimento della propria dignit, anche in situazioni di estrema difficolt fisica, pu trattenere l'anima nel corpo ben oltre il punto in cui quest'ultimo dovrebbe teoricamente arrendersi. La perdita della dignit pu spegnere un uomo quanto la sete, la fame, l'esposizione agli elementi o l'asfissia, e con molta pi crudelt. In posti come Kwajalein, la degradazione poteva essere letale quanto una pallottola.
Louie era a Kwajalein da una settimana circa quando la porta della sua cella si spalanc e due guardie lo trascinarono fuori. Si sent afferrare dalla paura, pensando che lo stessero portando al patibolo. Mentre veniva spintonato verso quello che sembrava l'alloggio degli ufficiali, incroci due ragazze che se ne allontanavano; avevano lineamenti asiatici e camminavano a capo chino, con gli occhi bassi. Louie venne fatto entrare in una stanza e fermare davanti a un tavolo coperto da una tovaglia bianca sul quale era disposto un assortimento di cibi. Gli ufficiali giapponesi in alta uniforme seduti intorno al tavolo stavano fumando. Zamperini cap che non lo avevano portato l per giustiziarlo. L'avevano portato l per interrogarlo.12
Gli ufficiali aspiravano lunghe boccate e soffiavano il fumo verso di lui. Ogni tanto uno di loro apriva una bottiglietta di cola, versava il contenuto in una tazza e beveva lentamente, esibendo in modo teatrale il proprio gradimento.
L'ufficiale di grado pi elevato fiss freddamente il prigioniero. Gli domand come i soldati americani soddisfacevano i loro appetiti sessuali. Louie rispose che non lo facevano: contavano sulla forza di volont. L'ufficiale sembr divertito. Le forze armate giapponesi, si vant, forniscono donne ai loro soldati; era un'allusione alle migliaia di donne cinesi, coreane, indonesiane e filippine che erano state deportate e ridotte in schiavit sessuale. Zamperini pens alle due ragazze che aveva appena visto.13
Gli ufficiali gli chiesero informazioni sul suo aereo. Sapevano, probabilmente a seguito della conversazione di Louie con gli ufficiali del primo atollo, che si era trattato di un B-24. Ma quale modello? A Oahu, Louie aveva sentito dire che nel corso di un combattimento un B-24D era precipitato su una scogliera ed era stato recuperato dai giapponesi. Il Green Hornet era un D. Sapendo che i giapponesi erano gi in possesso di informazioni su quel particolare modello, decise di non mentire: rispose che erano a bordo di un D. I giapponesi gli passarono carta e matita e gli ordinarono di disegnare l'aereo. Quando Zamperini ebbe finito, confrontarono il disegno con una foto di un modello D: l'avevano messo alla prova.
Cosa sapeva il prigioniero del B-24E? Niente, rispose Louie. Era una bugia. Il Super Man, anche se ufficialmente era un modello D, era stato sottoposto a miglioramenti tecnici che in pratica l'avevano reso un E. Dov'era posizionato il sistema radar? La posizione del radar a bordo non aveva alcuna rilevanza sul suo funzionamento, per cui Zamperini rispose sinceramente. Come si usava il radar? Louie conosceva la risposta, ma dichiar che, essendo un puntatore, non lo sapeva. I giapponesi gli chiesero di disegnare il sistema radar. Louie invent un immaginario dispositivo e tracci un disegno cos elaborato che, venne scritto in seguito, faceva pensare a una piovra smembrata.14 I giapponesi annuirono.
Passarono al sistema Norden. Come si usa? Basta girare due manopole, rispose Louie. Gli ufficiali si irritarono. Il prigioniero venne rimandato in cella.
Temendo nuovi interrogatori, Louie si concentr e cerc di prevedere le domande. Riflett su cosa poteva dire e cosa no. Per quanto riguardava ci che non poteva rivelare, prepar una serie di bugie e si allen mentalmente finch non fu in grado di spiattellarle con disinvoltura. Dato che era stato parzialmente sincero nel primo interrogatorio, ora si trovava in una posizione migliore per mentire.
Poi tocc a Phil essere portato davanti agli ufficiali giapponesi. Anche lui era a conoscenza del B-24D recuperato dal nemico, cos parl liberamente dei componenti dell'aereo. I giapponesi gli chiesero di descrivere la strategia bellica americana. Phil rispose di ritenere che gli americani avrebbero attaccato i territori occupati pi esterni per poi avanzare progressivamente finch non avessero sconfitto il Giappone. Gli ufficiali reagirono con grandi risate, ma Phil percep qualcosa di forzato. Quegli uomini, gli sembr, pensavano gi che il Giappone avrebbe perso.15
Alla porta della cella comparve una nuova guardia. Louie alz gli occhi, vide un viso che non conosceva e prov un'ondata di paura, consapevole che con ogni probabilit il nuovo carceriere avrebbe voluto imporre da subito la propria autorit.
Tu cristiano? domand il giapponese.
Louie, che i genitori avevano tentato di educare da bravo cattolico, non si era pi avvicinato a una chiesa da una certa domenica della sua infanzia, quando un sacerdote l'aveva punito per la sua negligenza afferrandogli un orecchio e trascinandolo fuori dall'edificio. Ma, nonostante fosse uscito dall'avventura con un orecchio dolorante, un po' di religione gli era rimasta comunque appiccicata. Rispose di s. La guardia sorrise.
Me cristiano.
Il giapponese disse il suo nome, che in seguito Zamperini avrebbe ricordato con qualche incertezza come Kawamura.16 Poi cominci a blaterare in un inglese cos stentato che tutto ci che Louie riusc ad afferrare fu qualcosa a proposito di missionari canadesi e di una conversione. Il giapponese fece scivolare due pezzi di barretta dolce nella mano del prigioniero, poi and in fondo al corridoio e diede due pezzi anche a Phil. Era nata un'amicizia.
Kawamura si present con carta e matita e cominci a fare disegni per illustrare le cose di cui voleva parlare. Passando da una cella all'altra, disegnava qualcosa - un'auto, un aereo, un cono gelato - e poi diceva il termine giapponese e lo scriveva. A loro volta, Louie e Phil scrivevano e pronunciavano il termine inglese. I due prigionieri non capivano quasi nulla di quello che diceva il giapponese, ma la sua buona volont non aveva bisogno di traduzione. Kawamura non poteva fare niente per migliorare le condizioni in cui vivevano i due americani, ma la sua gentilezza era comunque un salvagente.
Quando Kawamura fin il suo turno, arriv una nuova guardia. Si scagli subito contro Louie: fece passare un bastone attraverso la finestrella e prese a colpirlo in faccia, quasi cercando di cavargli gli occhi. Il giorno dopo, Kawamura vide il viso insanguinato del prigioniero e chiese chi fosse il responsabile. Sentendo il nome del collega, la sua faccia si indur; il giapponese sollev un braccio e mostr i bicipiti a Louie. Al termine del turno, si allontan velocemente con un'espressione di furiosa determinazione.
Per due giorni Zamperini non vide n Kawamura, n il carceriere sadico. Poi Kawamura torn, socchiuse la porta della cella di Louie e con il dito indic orgogliosamente la guardia che lo aveva ferito. Aveva la fronte e la bocca coperte da bende. L'uomo non fece pi la guardia alla cella.
Un giorno Phil e Louie sentirono voci agitate davanti alle celle, il clamore di una piccola folla. Poi alla finestrella di Zamperini comparvero delle facce urlanti. Cominciarono a volare sassi. Passarono altri uomini, in successione. Gridavano tutti. Sputavano su Louie, lo colpivano a sassate, scagliavano bastoni appuntiti come giavellotti. In fondo al corridoio lo stesso stava accadendo a Phil. Louie si raggomitol in fondo alla cella.
La processione continu a lungo. Gli uomini erano ottanta, forse novanta, e ognuno di loro pass una trentina di secondi nell'attacco a ciascun prigioniero. Alla fine se ne andarono. Sanguinante, Louie rimase seduto tra pietre, bastoni e chiazze di sputi.
Quando Kawamura vide cos'era successo, si infuri. Spieg che gli aggressori erano sommergibilisti di passaggio sull'isola. Al successivo interrogatorio Zamperini si lament dell'aggressione che aveva subito.17 Gli ufficiali gli risposero che era ci che doveva aspettarsi.
I giapponesi volevano che il prigioniero specificasse quanti aerei, navi e uomini si trovavano alle Hawaii. Louie rispose che l'ultima volta che aveva visto le Hawaii era stato in maggio. Adesso era agosto: non ci si poteva aspettare che avesse informazioni aggiornate. Venne rimandato in cella.
Circa tre settimane dopo il trasferimento a Kwajalein, Zamperini venne trascinato di nuovo fuori dalla sua cella. E, per la prima volta dall'arrivo sull'isola, vide Phil. Gli occhi dei due amici si incontrarono. Sembrava proprio che quella fosse la fine.
Furono scortati all'edificio degli interrogatori, ma questa volta dovettero fermarsi sulla veranda, Phil a un'estremit, Louie all'altra. Vennero raggiunti da due uomini in camice bianco da medico, accompagnati da quattro aiutanti con carta, penna e cronometri. Soldati giapponesi cominciarono a radunarsi sotto la veranda per assistere allo spettacolo.
I due americani vennero fatti distendere. I medici riempirono due lunghe siringhe ipodermiche con una soluzione torbida. Qualcuno in seguito avrebbe affermato che si trattava di latte di noci di cocco acerbe, ma se sia vero o meno non si sa. I medici dichiararono che ci che stavano per compiere avrebbe fatto bene ai due prigionieri. Se la soluzione avesse funzionato come speravano - migliorando le loro condizioni - sarebbe stata somministrata alle truppe giapponesi.
I medici voltarono le mani dei prigionieri con i palmi verso l'alto e disinfettarono il braccio con l'alcol. Gli aghi penetrarono nella carne, gli stantuffi delle siringhe vennero premuti e gli assistenti fecero scattare i cronometri. I medici ordinarono ai due americani di descrivere le loro sensazioni.
Pochi secondi dopo la veranda cominci a vorticare intorno a Louie. Il medico gli iniett altro liquido in vena e il vortice peggior. Era come se gli fossero stati conficcati degli spilli in tutto il corpo. Poi sent il sangue defluirgli dalla testa, la stessa sensazione provata sul Super Man quando Phil cabrava dopo una picchiata. La pelle bruciava, prudeva e pizzicava. La veranda si inclin e si capovolse. All'estremit opposta, Phil provava gli stessi sintomi. I medici continuavano a interrogarli, il tono sterile e neutro. Poi tutto si confuse. Louie grid che stava per svenire. Il medico estrasse l'ago.18
I prigionieri vennero riportati in cella. Nel giro di quindici minuti un'irritazione cutanea chiazz tutto il corpo di Zamperini. Rimase sveglio per tutta la notte, tormentato dal bruciore e dal prurito. Parecchi giorni dopo, spariti i sintomi, venne riportato sulla veranda insieme a Phil e di nuovo a entrambi vennero praticate le iniezioni, questa volta con una quantit maggiore di soluzione. E di nuovo i due americani soffrirono di eruzioni cutanee. Pochi giorni pi tardi furono sottoposti a un terzo esperimento, e qualche giorno dopo a un quarto. Nel corso dell'ultima infusione, nelle vene dei prigionieri venne pompato pi di mezzo litro di liquido.
Sopravvissero tutti e due e, per quanto terribile sia stata la loro esperienza, furono fortunati. In tutti i territori occupati i giapponesi stavano utilizzando almeno diecimila individui tra prigionieri di guerra e civili, bambini compresi, come cavie per esperimenti su armi chimiche e biologiche. Morirono migliaia di persone.19
Di nuovo in cella, Louie sent arrivare un tremendo mal di testa. Poco dopo fu preso da vertigini e inizi a bruciare di febbre. Gli dolevano le ossa. A Phil stava accadendo la stessa cosa. Le guardie chiamarono un medico. Louie riusc a cogliere una parola familiare: dengue.20 I due prigionieri avevano contratto la dengue, una malattia potenzialmente letale provocata dalle zanzare che stava infuriando ai tropici. Il medico non prescrisse alcuna cura.
Louie and alla deriva in una nebbia febbrile. Mentre il tempo scivolava via confuso, si sentiva quasi scollegato dal proprio corpo. Disteso nella cella, ud passi pesanti all'esterno, poi vide comparire di nuovo facce furiose alla porta e si sent colpire da sassi e sputi e pungolare da bastoni. Sull'isola era arrivato un altro equipaggio di sommergibilisti.
Zamperini fluttu attraverso tutto questo, troppo malato per cercare di resistere. Le facce si susseguivano una dopo l'altra e i sassi e i bastoni colpivano le ossa doloranti. Il tempo pass con misericordiosa rapidit e gli abusi terminarono presto.
Louie venne scortato di nuovo all'edificio degli interrogatori. Gli ufficiali gli misero davanti una carta delle Hawaii e gli ordinarono di indicare dove si trovavano le basi aeree.
Per un po' resistette, ma i giapponesi lo incalzavano con durezza. Alla fine cedette. Chin il capo e, con un'espressione di vergognosa rassegnazione, disse tutto: l'esatta ubicazione delle basi e il numero di aerei.21
I visi dei giapponesi si distesero in sorrisi trionfanti. Aprirono una bottiglietta di cola e la diedero a Louie, insieme a un biscotto e a un dolcetto. Gli ufficiali festeggiavano, ma non sospettavano minimamente che le basi indicate dal prigioniero fossero i campi di aviazione fasulli che Louie aveva visto andandosene in giro per le Hawaii insieme a Phil. Se i giapponesi avessero bombardato quei luoghi, gli unici aerei che avrebbero distrutto sarebbero stati quelli di compensato.
L'utilit di Louie e Phil si era ormai esaurita. Al quartier generale gli ufficiali discussero su cosa fare di quei due. Probabilmente fu una decisione facile: erano stati quegli stessi ufficiali a decretare la morte dei marines i cui nomi erano incisi sulla parete della cella di Zamperini. I due americani sarebbero stati giustiziati.
Il 24 agosto alcuni soldati si riunirono davanti alla cella e, ancora una volta, Louie venne trascinato fuori.  la fine? si domand. Venne spintonato fino all'edificio degli interrogatori. Si aspettava di sentirsi annunciare che era stato condannato a morte, ma gli venne detto qualcosa di diverso: sarebbe stato imbarcato su una nave militare giapponese che stava per arrivare a Kwajalein e trasferito in un campo per prigionieri di guerra a Yokohama, in Giappone. All'ultimo minuto, gli ufficiali dell'isola avevano deciso di non ucciderlo. Sarebbe passato molto tempo prima che Louie scoprisse perch.22
Prov un profondo sollievo, convinto che in un campo per prigionieri di guerra sarebbe stato trattato secondo le regole umanitarie della normativa internazionale e messo in contatto con la Croce Rossa e con la sua famiglia. Anche Phil, informato del trasferimento a Yokohama, rimase stupito e si sent pieno di speranza.
Il 26 agosto 1943, quarantadue giorni dopo l'arrivo sull'Isola delle Esecuzioni, Louie e Phil vennero fatti uscire dalle celle, spogliati e inondati con secchiate d'acqua. Poi ebbero il permesso di rivestirsi e furono scortati alla nave che li avrebbe portati in Giappone.
Mentre si allontanava per l'ultima volta dalla sua cella, Louie si volt per cercare Kawamura. Non riusc a vederlo.
...
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...
19.
...
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...
Duecento uomini muti.
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Louie e Phil sedevano in una camera di sicurezza a bordo della nave quando la porta si spalanc ed entr una ressa agitata di marinai giapponesi ubriachi. Uno di loro chiese se il Giappone avrebbe vinto la guerra.
No rispose Phil.
Venne colpito in faccia da un primo pugno, poi da un secondo. Chiesero anche a Louie chi avrebbe vinto la guerra.
L'America.
I marinai si scagliarono sui due prigionieri tempestandoli di pugni, uno dei quali collise con il naso di Louie, che sent qualcosa spezzarsi. Arriv di corsa un ufficiale, che divise i marinai dagli americani e ordin ai primi di andarsene. Il naso di Louie sanguinava. Quando se lo tast, sotto le dita sent una ferita e un osso che sporgeva di lato.1
In un inglese sgrammaticato, l'ufficiale spieg ai due che l'equipaggio aveva frugato nei loro portafogli, confiscati quando erano saliti a bordo. In quello di Zamperini i marinai avevano trovato un ritaglio di giornale, sporco e ripiegato: era la vignetta che Louie aveva ritagliato dall'Honolulu Advertiser molti mesi prima e che illustrava il suo ruolo nel raid su Wake. L'ufficiale disse che met dell'equipaggio si era trovato a Wake quella notte e la loro nave, evidentemente alla fonda, era stata colata a picco.
I marinai si pentirono dell'aggressione ai prigionieri americani. Pi tardi la porta si riapr e due giapponesi entrarono barcollando, borbottarono le loro scuse, abbracciarono Louie e gli offrirono del sake.
Louie e Phil furono separati di nuovo. Zamperini venne rinchiuso nella cabina di un ufficiale. Ogni tanto riceveva strane visite da parte di un marinaio sorridente che entrava, gli diceva: Colpetto in testa per biscotto?, gli dava qualche colpetto sul capo con le nocche, gli consegnava un biscotto e se ne andava.2
Questo ritaglio di giornale rimase nel portafoglio di Louie per tutta la durata del viaggio a bordo del canotto e fu la colorazione porpora del portafoglio a macchiarlo. La scoperta del ritaglio da parte dei giapponesi provoc il pestaggio di Louie e Phil. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Tra una visita e l'altra del marinaio, Louie non aveva niente da fare, a parte starsene a sedere e stringersi il naso tra le dita per cercare di risistemare il setto. Annoiato, frug nella cabina e scopr una bottiglia di sake. Cominci a bere piccoli sorsi furtivi del liquore di riso, attento a non abbassarne troppo il livello. Ma durante un allarme provocato da un sottomarino si lasci prendere dal panico e bevve cos tanto sake che sarebbe stato impossibile non notarne la diminuzione, per cui decise che tanto valeva finire la bottiglia. Negli ultimi giorni di navigazione lo scheletrico americano e la bottiglia giapponese passarono molte ore piacevoli insieme.
Dopo un viaggio di tre settimane, compreso uno scalo nell'atollo di Truk, la nave attracc a Yokohama, sulla costa orientale di Honshu, l'isola centrale del Giappone. Louie venne bendato e fatto scendere. Sent la terraferma sotto i piedi. Attraverso una piccola apertura nella benda, ebbe la sua prima visione del Giappone: la parola CHEVROLET, impressa sul coprimozzo di una ruota. Era davanti a un'auto.
Sent qualcuno urlare e scendere a passi pesanti dalla nave. Gli uomini intorno a lui si irrigidirono; Louie pens che quello che si stava avvicinando dovesse essere un ufficiale. Si sent afferrare dal nuovo arrivato e spingere sul sedile dell'auto. Mentre cercava di portare le gambe a bordo, l'ufficiale lo colp in pieno viso con una torcia. Louie sent il setto nasale rompersi di nuovo. Pens al sake e si chiese se non fosse appartenuto a quell'uomo. Si rannicchi sul sedile, accanto a Phil.3
La Chevy part e attravers la campagna collinosa. Si ferm dopo quasi un'ora. Zamperini si sent strattonare da mani che lo costrinsero ad alzarsi in piedi e lo guidarono in uno spazio chiuso e umido. Gli venne tolta la benda. Era in un bagno pubblico, a quanto pareva nel promesso campo per prigionieri di guerra. Phil non era l. Davanti a Louie c'era una vasca da bagno piena d'acqua che odorava di disinfettante. Gli venne ordinato di spogliarsi e di entrarvi. Si immerse nell'acqua, godendosi il calore e lavandosi per la prima volta da quando aveva lasciato Oahu.4
Terminato il bagno gli venne detto di rivestirsi. Un uomo armato di forbici gli ras a zero barba e capelli. Poi il prigioniero venne scortato lungo un corridoio e fatto fermare davanti a una porta. La guardia gli disse di entrare e di attendere ordini.
Louie entr. Le luci erano spente e riusc a distinguere solo la sagoma di un uomo in abiti civili che gli dava le spalle. Qualcuno accese la luce, l'uomo si volt e Louie vide il suo volto.
Era il suo amico del college. Jimmie Sasaki.
Ci rincontriamo disse Sasaki. Louie lo fiss stupefatto a bocca aperta. Non sapeva nulla del presunto spionaggio di Sasaki e lo sconvolgeva vedere il suo amico al servizio del nemico. Sasaki invece lo guardava con affetto. Si era preparato a incontrare Zamperini, ma sembrava turbato dalla sua estrema magrezza. Fece una battuta scherzosa osservando quanto era brutto Louie con la testa rasata.
Quella che segu fu una conversazione strana e innaturale. Sasaki rivolse al vecchio amico qualche domanda sulla sua odissea e poi cominci a ricordare i vecchi tempi all'USC, i pranzi all'Unione studenti, il cinema a dieci centesimi al campus. Louie, a disagio, aspettava le domande di carattere militare, che per non arrivarono mai. Il massimo cui si spinse Sasaki fu esprimere la propria sicurezza nella vittoria giapponese. Disse a Louie di essere un dipendente civile della marina nipponica, che l'aveva nominato inquirente capo per tutti i prigionieri di guerra in Giappone. Spieg di avere un rango pari a quello di un ammiraglio.5
Zamperini venne portato fuori. Si trovava in un vasto complesso che comprendeva numerosi edifici di un solo piano ed era circondato da un'alta recinzione, sormontata da filo spinato. C'era qualcosa di inquietante in quel posto. Louie, come tutti quelli che arrivavano l, lo not immediatamente. Riuniti in gruppetti accanto agli edifici, c'erano circa duecento militari alleati, tutti magrissimi. Tutti tenevano gli occhi fissi a terra. E tutti erano silenziosi come neve che scende.
Louie venne guidato fino a una panca, a una certa distanza dagli altri. Vide da lontano Phil, anch'egli seduto da solo. Due prigionieri, seduti su due diverse panche, tenevano le mani nascoste alla vista delle guardie e comunicavano tra loro in alfabeto Morse: pugno per il punto e mano tesa per la linea. Louie continu a guardarli finch non venne avvicinato da un uomo, che sembrava avere il permesso di parlare e che cominci a spiegargli dove si trovava.
Quello non era un campo per prigionieri di guerra. Era un centro segreto di interrogatori chiamato Ofuna, dove internati di grande valore venivano tenuti in isolamento, malnutriti, tormentati e torturati perch svelassero segreti militari. Dato che Ofuna era tenuta segreta al mondo esterno, i giapponesi agivano con mano totalmente libera. Quelli segregati a Ofuna, prosegu l'uomo, non erano prigionieri di guerra: erano combattenti disarmati in guerra contro il Giappone e, come tali, non godevano dei diritti che le leggi internazionali garantivano ai prigionieri di guerra.6 In effetti non avevano alcun diritto. Se gli internati confessavano i loro crimini contro il Giappone venivano trattati bene nei limiti consentiti dai regolamenti. Nel corso della guerra sarebbero stati rinchiusi a Ofuna circa mille militari alleati, molti dei quali ci sarebbero rimasti per anni.
L'uomo illustr a Louie le regole del campo. Era proibito parlare con chiunque, a parte le guardie, era proibito mettere le mani in tasca, era proibito incontrare lo sguardo di altri prigionieri. Gli occhi dovevano essere sempre puntati a terra. Louie doveva imparare a contare in giapponese, perch ogni mattina c'era il tenko, l'appello e l'ispezione durante i quali gli uomini dovevano contare a voce alta. Per servirsi del benjo, la latrina, doveva chiedere in giapponese: Benjo kudasai e contemporaneamente inchinarsi. Non gli sarebbe stata fornita una tazza, per cui, se avesse avuto sete, avrebbe dovuto chiedere alla guardia di scortarlo fino al lavandino. C'erano regole per ogni dettaglio della vita, dal modo in cui piegare le coperte a come abbottonare gli indumenti, ognuna delle quali studiata per rafforzare il senso di isolamento e l'obbedienza totale. La minima violazione comportava percosse.
Su una cosa i giapponesi erano estremamente chiari: in quel luogo segreto loro potevano fare, e facevano, tutto ci che volevano ai prigionieri. Nessuno l'avrebbe mai saputo. Sottolineavano il fatto di non poter garantire agli internati che sarebbero sopravvissuti a Ofuna. Qui possono ucciderti venne informato Louie. Nessuno sa che sei vivo.
A sera Zamperini venne fatto entrare in una cella minuscola all'interno di una baracca. Sul pavimento c'era il sottile tatami che sarebbe stato il suo letto e tre lenzuola di carta. La cella aveva una piccola finestra, che per era priva di vetro e lasciava entrare il vento. Le pareti erano fragili, le assi del pavimento irregolari e spaziate, il soffitto in carta catramata. Si era a met settembre, ma l'inverno si avvicinava e Louie sarebbe vissuto in un edificio che, per usare le parole di un altro prigioniero, era poco pi di un paravento.
Zamperini si raggomitol sotto le lenzuola di carta. C'erano decine di uomini nelle celle vicine, ma nessuno emetteva un suono. Phil era all'estremit opposta del corridoio e, per la prima volta da mesi, Louie non lo aveva vicino. In quella conigliera di uomini prigionieri, era solo.
Ogni giornata iniziava alle sei: il suono di una campana, una guardia che gridava, i prigionieri che correvano fuori per il tenko. Louie si schierava con i compagni scarni e malconci. Le guardie non li perdevano mai di vista e, armati di manganelli, mazze da baseball e fucile a tracolla con la baionetta innestata, assumevano pose minacciose e urlavano ordini incomprensibili. I prigionieri venivano quindi costretti a una frenetica routine: la conta, l'inchino all'imperatore Hirohito, la corsa ai lavandini e al benjo, un'altra corsa per tornare nel cortile dell'appello cinque minuti dopo. Poi di nuovo alle baracche, dove le guardie frugavano con il fucile tra gli effetti personali dei prigionieri a caccia di generi di contrabbando, lenzuola mal piegate, bottoni non allineati. Qualsiasi cosa che potesse giustificare un pestaggio.
La colazione veniva servita da prigionieri che distribuivano ciotole di fetida brodaglia acquosa, che ognuno mangiava da solo nella propria cella. Poi gli internati venivano suddivisi a coppie, muniti di grumi di corda bagnata e costretti a piegarsi in due, posare la corda a terra e lavare di corsa il pavimento del corridoio della baracca, lungo quarantacinque metri; a volte dovevano procedere camminando ondeggianti come papere, continuamente colpiti dalle guardie alle loro spalle. Di nuovo all'esterno, le guardie facevano correre i prigionieri in cerchio o li costringevano a esercizi di ginnastica, spesso fino a farli crollare a terra. Terminati gli esercizi, gli uomini dovevano restare seduti all'aperto, con qualsiasi tempo. Il silenzio veniva rotto solo dalle urla che arrivavano dalla stanza degli interrogatori.7
A punteggiare il trascorrere dei giorni c'erano i pestaggi. I prigionieri venivano picchiati perch avevano incrociato le braccia, perch si erano spogliati per fare asciugare le piaghe, perch si erano lavati i denti, perch avevano parlato nel sonno. Ma soprattutto venivano pestati perch non capivano gli ordini, impartiti quasi sempre in giapponese. Per la presunta infrazione di un solo prigioniero, decine di uomini venivano disposti in fila e colpiti violentemente alle ginocchia. Una delle punizioni preferite consisteva nel costringere la vittima a restare, a volte per ore, nella posizione Ofuna, una posizione difficile e dolorosa con le ginocchia semipiegate e le braccia tese verso l'alto. Chi cadeva o abbassava le braccia, veniva colpito con il manganello e preso a calci. I prigionieri che tentavano di aiutare i compagni sfortunati venivano picchiati a loro volta, di solito con molta pi violenza, di conseguenza le vittime venivano lasciate a se stesse. Qualsiasi tentativo di autodifesa - ritrarsi, proteggersi il viso - provocava maggiore violenza. La mia missione ricorder il prigioniero Glenn McConnell consisteva nel mantenermi il naso sulla faccia e nell'evitare di farmi smembrare.8 Scrisse che i pestaggi erano di una tale intensit che molti di noi si chiedevano se sarebbero vissuti per vedere la fine della guerra.9
La sera, di nuovo in cella, Louie aspettava la cena, che consumava da solo al buio. Poi se ne restava a sedere. Non gli era permesso parlare, fischiare, cantare, picchiettare con le dita, leggere o guardare dalla finestra. Poi c'era un'altra ispezione, un altro discorso incomprensibile e infine la pausa irrequieta della notte scandita dai passi cadenzati delle guardie, prima che una nuova alba portasse altre urla, altre corse e altri colpi di manganello.
A Ofuna, come nella miriade di campi per prigionieri di guerra sparsi in tutto il Giappone e nei territori occupati, gli uomini impiegati come guardie erano gli scarti delle forze armate nipponiche. Molti erano stati espulsi dalla normale vita militare, troppo inadeguati perfino per il normale servizio standard. Parecchi erano chiaramente squilibrati. Secondo i prigionieri, erano due le caratteristiche comuni a quasi tutte le guardie di Ofuna. La prima era una notevole stupidit. La seconda un sadismo omicida.
Nelle forze armate giapponesi dell'epoca, le punizioni corporali erano una pratica di routine. Il ferro va battuto finch  caldo; i soldati devono essere picchiati quando sono ancora freschi10 si diceva tra i militari. Non si creano soldati forti senza botte11 recitava un altro adagio. Per tutti i soldati giapponesi, specialmente i non graduati, le percosse erano ineludibili, spesso un fatto quotidiano. Non sorprende quindi che le guardie del campo, al livello pi basso di una struttura militare che approvava la brutalit, sfogassero le loro frustrazioni sugli uomini indifesi sottoposti alla loro autorit. Gli storici giapponesi definiscono il fenomeno transfert dell'oppressione.12
Questa tendenza era potentemente rafforzata da due opinioni comuni nella societ nipponica di quei tempi. La prima sosteneva che i giapponesi fossero razzialmente e moralmente superiori ai non giapponesi: un popolo puro destinato dagli di a dominare gli altri. Esattamente come i soldati alleati e le culture da cui provenivano avevano spesso un'immagine violentemente razzista dei giapponesi, i militari e i civili giapponesi, intensamente indottrinati dalla propaganda governativa, di solito nutrivano caustici pregiudizi nei confronti dei loro nemici, che vedevano come bestie brutali e subumane, o terribili diavoli anglosassoni. Questo razzismo, e l'odio e la paura che il razzismo fomentava, di certo accelerarono gli abusi sui prigionieri alleati.13
Nella militarizzata societ giapponese, fin dalla prima infanzia a tutti i cittadini veniva implacabilmente impresso il concetto che essere fatti prigionieri in guerra era un fatto intollerabile e vergognoso.14 Nel 1941 il Codice militare di guerra giapponese spiegava con chiarezza cosa ci si aspettava da chiunque stesse per essere catturato dal nemico: Abbiate innanzitutto riguardo per la vostra famiglia. Piuttosto che vivere e sopportare la vergogna della cattura, il soldato deve morire, evitando di lasciare un nome disonorato.15 Come risultato, praticamente ogni soldato giapponese combatteva fino alla morte, anche nel caso di battaglie ormai perse. Per ogni soldato alleato ucciso, quattro vennero fatti prigionieri; ogni centoventi militari giapponesi uccisi, solo uno venne catturato. In occasione di alcune battaglie di cui si profilava la sconfitta, si verificarono casi di suicidi di massa di soldati nipponici per evitare la cattura. I pochi che venivano fatti prigionieri fornivano a volte nomi falsi, convinti che le loro famiglie avrebbero preferito crederli morti. Il radicamento profondo del concetto in questione trov conferma nel campo australiano di Cowra nel 1944, quando centinaia di prigionieri di guerra giapponesi si lanciarono contro le mitragliatrici del campo e incendiarono i loro alloggi in un tentativo di suicidio di massa passato alla storia come la notte dei mille suicidi.16 Il disprezzo e il disgusto che la maggior parte dei giapponesi provava per chi si arrendeva o veniva catturato si estendevano ai militari alleati. Fu questo atteggiamento mentale che determin un'atmosfera in cui l'abuso, la schiavizzazione e addirittura l'omicidio di un recluso o di un prigioniero di guerra erano considerati accettabili, o addirittura auspicabili.
Alcune guardie, intossicate dal loro potere assoluto e indottrinate nel razzismo e nel disprezzo nei confronti dei prigionieri di guerra, passarono con facilit al sadismo. Ma  possibile che anche i meno inclini ad accettare i pregiudizi della loro cultura siano stati comunque vulnerabili al richiamo della brutalit. Essere responsabili della detenzione di altri uomini  sicuramente un'esperienza in qualche modo destabilizzante, specie se si ha il compito di negare ai prigionieri le necessit pi basilari. Forse alcune guardie costringevano i prigionieri a vivere in condizioni disumanizzanti solo per potersi tranquillizzare nella convinzione che stavano semplicemente trattando delle bestie odiose come si meritavano. Paradossalmente, quindi,  possibile che alcuni dei peggiori abusi inflitti ai prigionieri di guerra siano stati determinati dal disagio che le stesse guardie provavano nel doverli commettere.
Scrivendo della propria infanzia in schiavit, Frederick Douglass raccont di essere stato comprato da un uomo la cui moglie era una donna di buon cuore che non aveva mai posseduto schiavi. Il suo viso era fatto di sorrisi celestiali e la sua voce di musica serena scrisse Douglass. La donna riversava su di lui un affetto materno, arrivando addirittura a dargli lezioni di lettura, fatto inaudito in una societ schiavista. Ma dopo che il marito le ebbe ordinato di trattare il ragazzo da schiavo qual era, la donna si trasform in un demonio malvagio. Quella donna, come le guardie di Ofuna pi di un secolo dopo, aveva ceduto a ci che Douglass defin il fatale veleno del potere irresponsabile.17
Tra tutte le guardie spietate e sadiche che perseguitavano i prigionieri di Ofuna, Sueharu Kitamura era la peggiore. Nella vita civile, secondo resoconti diversi, era stato o un venditore di sake o uno sceneggiatore cinematografico. A Ofuna era l'ufficiale medico. Affascinato dalla sofferenza, costringeva i prigionieri malati o feriti a presentarsi da lui per le cure, poi li torturava e li mutilava, interrogandoli sul dolore che provavano, le labbra piegate in un sorriso viscido. Noto come il Macellaio e il Medicastro, Kitamura era il pi fervente istigatore dei pestaggi di Ofuna. Massiccio e con un fisico che ricordava quello di un bisonte, picchiava come un peso massimo. Nessun ufficiale era pi odiato e temuto di lui.18
Sebbene sottoposte a enormi pressioni per conformarsi a una cultura di brutalit, alcune guardie si rifiutarono di prendere parte alle violenze. In un'occasione, un prigioniero venne colpito con il manganello in modo cos selvaggio che di certo sarebbe morto. Nel corso dell'aggressione, la guardia che lo stava pestando venne chiamata da un superiore e un suo collega, noto come Hirose,* ricevette l'ordine di proseguire il pestaggio. Senza farsi vedere dalle altre guardie, Hirose disse al prigioniero di urlare come se lo stessero picchiando, poi procedette a colpire il pavimento con il manganello. I due recitarono le rispettive parti fino a dare l'impressione che il pestaggio fosse sufficiente. A parere del prigioniero, Hirose probabilmente gli salv la vita.19
Ci che fece Hirose richiedeva coraggio. Ovunque in Giappone, dimostrare solidariet o comprensione nei confronti di detenuti o prigionieri di guerra era un tab. Una volta una bambina, che viveva vicino al campo di prigionia di Zentsuji, espresse piet per gli internati e il suo commento si trasform in uno scandalo nazionale.20 Il personale dei campi sorpreso a cercare di migliorare le condizioni dei prigionieri di guerra, o anche solo a esprimere compassione, veniva percosso dai superiori. A quel tempo l'opinione generale nei confronti dei prigionieri di guerra era pessima scrisse Yukichi Kano, un soldato semplice di un altro campo, molto benvoluto dagli internati che cercava di aiutare. C'era sempre il rischio di essere fraintesi da altri giapponesi, se si dava un'interpretazione umana dei nostri doveri. Resistere ai sentimenti ostili, ai pregiudizi e all'ignoranza non era molto facile per un soldato semplice come me.21
A Ofuna le guardie che dimostravano umanit avevano un prezzo da pagare. Un ufficiale, informato che una guardia era stata indulgente con i prigionieri, aggred il colpevole con la spada.22 Durante il tragitto serale dal lavoro in cucina alla sua cella, un prigioniero vedeva regolarmente aggredire da un gruppo di colleghi la guardia che si rifiutava di pestare gli internati.
A Ofuna i prigionieri non venivano soltanto picchiati, ma anche lasciati morire di fame. I tre pasti quotidiani di solito consistevano in una ciotola di brodo con un po' di verdure e una seconda ciotola, o mezza ciotola, di riso rancido, a volte con orzo. Il cibo era quasi privo di proteine ed enormemente carente in termini di valore nutritivo e calorie. Era politica del campo fornire ai prigionieri sospettati di trattenere informazioni razioni di cibo ridotte e/o avariate. A volte venivano ridotte le razioni di tutti i prigionieri per punire la reticenza di uno soltanto di loro. Il cibo era infestato da escrementi di topi, vermi e talmente tanta sabbia e terriccio che i denti di Louie cominciarono ben presto a scheggiarsi e spezzarsi. Gli uomini chiamavano le razioni merda totale.23
L'assunzione calorica estremamente bassa e il cibo malsano, unitamente agli esercizi ginnici forzati, ponevano in grave pericolo la vita degli internati. Stavamo morendo scrisse il prigioniero Jean Balch con circa cinquecento calorie al giorno.24 Lo scorbuto era comune. I parassiti e gli agenti patogeni nel cibo rendevano la diarrea quasi onnipresente. Ma la malattia pi temuta era il beriberi, provocato dalla mancanza di tiamina e potenzialmente mortale. Esistevano due forme di beriberi, che potevano colpire contemporaneamente. Il beriberi umido attaccava il cuore e il sistema circolatorio, provocando notevoli edemi, cio gonfiori, nelle estremit; se non curato, era spesso fatale. Il beriberi secco attaccava il sistema nervoso, provocando confusione, ottenebramento, passo incerto e paralisi. Quando le vittime del beriberi umido premevano con le dita sugli arti gonfi, nella carne restavano a lungo profondi avvallamenti, cosa che dava l'inquietante impressione che le ossa si fossero ammorbidite. In alcuni casi il beriberi umido provocava il rigonfiamento dello scroto. C'erano prigionieri con testicoli grossi quanto pagnotte.25
Nel teatro della crudelt di Ofuna, la sopravvivenza era una questione aperta e le morti erano frequenti. Per Louie, Phil e gli altri prigionieri, l'unica speranza era essere liberati dagli Alleati, ma tale prospettiva comportava anche un tremendo pericolo.
Nell'autunno del 1942, quando gli americani attaccarono le navi giapponesi al largo di Tarawa nelle isole Gilbert, i giapponesi decapitarono ventidue prigionieri di guerra detenuti sull'isola.26 Un analogo orrore ebbe luogo a Ballale, un'isola delle Shortland occupate dai giapponesi, dove i prigionieri di guerra britannici venivano usati come schiavi per la costruzione di un campo d'aviazione. Stando a un ufficiale nipponico, nella primavera del 1943, quando sembr che gli americani stessero per sbarcare a Ballale, le autorit diramarono una direttiva secondo la quale in caso di invasione i prigionieri di guerra dovevano essere uccisi. Non ci fu alcuno sbarco americano, ma per reazione a un bombardamento alleato i giapponesi giustiziarono comunque tutti i prigionieri di guerra, dai settanta ai cento uomini.27
Qualche settimana dopo l'arrivo di Louie a Ofuna, un gruppo di navi e portaerei statunitensi cominci a bombardare e cannoneggiare l'atollo di Wake, dove gli americani catturati durante l'invasione giapponese venivano ancora utilizzati come schiavi. Credendo erroneamente che lo sbarco nemico fosse ormai imminente, il comandante giapponese fece bendare e legare i prigionieri, che vennero fucilati e buttati in una fossa. Uno di loro riusc a fuggire. Venne catturato tre settimane dopo e fu il comandante in persona a decapitarlo.28 L'unica traccia lasciata dalle vittime venne trovata anni dopo. Nella laguna dell'atollo, su un pezzo di corallo, uno dei prigionieri aveva inciso un messaggio:
98
US
P.W. [prigionieri di guerra]
5-10-43
Gli omicidi di Wake furono la prima applicazione di quella che sarebbe stata definita la regola dell'uccidere tutti. La politica giapponese imponeva che i comandanti dei campi non potessero, in nessuna circostanza, consentire alle forze alleate di liberare i prigionieri di guerra.29 Se le avanzate alleate rendevano in qualche modo ipotizzabile la cosa, i prigionieri dovevano essere giustiziati. Se esiste un qualsiasi timore che i prigionieri di guerra possano essere liberati a causa della marea della battaglia a noi contraria diceva un ordine del maggio 1944 rivolto a tutti i comandanti dei campi devono essere prese misure decisive per non restituire un solo prigioniero di guerra.30
In quell'agosto il ministero della Guerra giapponese chiar ulteriormente la direttiva ai comandanti dei campi:
Qualora la situazione diventi urgente  estremamente importante che i prigionieri di guerra vengano concentrati e confinati nelle attuali strutture e che, sotto massiccia sorveglianza, si dia luogo ai preparativi per l'eliminazione finale ... Che vengano eliminati individualmente o in gruppo e in qualsiasi modo ci venga fatto - con bombe, esalazioni venefiche, veleno, annegamento, decapitazione ecc. - l'importante  che vengano eliminati cos come impone la situazione ... In ogni caso lo scopo  impedire la fuga anche di un solo individuo, sterminarli tutti e non lasciare alcuna traccia.
Mentre gli Alleati combattendo si aprivano la strada verso il Giappone, sui prigionieri di Ofuna e degli altri campi incombeva la concreta minaccia che quei successi determinassero l'applicazione della politica dell'uccidere tutti. Anche se nessuno degli internati era a conoscenza dei casi in cui tale ordine era gi stato eseguito, le guardie di Ofuna erano state ben liete di informarli di quella direttiva. Come ogni altro prigioniero, Louie sapeva che quasi tutti i loro aguzzini sarebbero stati felici di metterla in pratica.
* Probabilmente il tenente Hiroetsu Narushima.
...
.
...
20.
...
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...
Un peto per Hirohito.
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All'inizio ci furono soltanto silenzio e isolamento. Di notte, tutto ci che Louie poteva vedere erano le pareti, le strisce di terra tra le assi del pavimento e le proprie gambe, sottili come canne. Le guardie camminavano a passi pesanti lungo i corridoi e ogni tanto facevano uscire qualcuno dalla cella per picchiarlo. C'erano altri prigionieri nelle celle accanto a quella di Zamperini, ma nessuno parlava. Con la luce del giorno, Louie si ritrovava di colpo tra i compagni, spintonato all'esterno e costretto a correre in cerchio; con gli occhi puntati ubbidientemente a terra e la bocca ubbidientemente chiusa, era comunque solo. L'unica interruzione in quella tetra routine era rappresentata da una sorridente guardia alla quale piaceva percorrere il corridoio della baracca, fermarsi davanti a ogni cella, sollevare una gamba ed esplodere un peto puzzolente in direzione del prigioniero. Non riusc mai a produrre abbastanza peti da completare l'intero blocco di celle.1
Con occhiate rubate, cenni del capo e parole sussurrate, Louie arriv a decifrare le costellazioni di Ofuna. La sua baracca era occupata da prigionieri arrivati da poco, per lo pi americani sopravvissuti a incidenti aerei o navali. In fondo al corridoio erano rinchiusi due emaciati ufficiali della marina statunitense, i militari di grado pi elevato tra i prigionieri alleati. Quello di grado pi alto era il comandante Arthur Maher, il quale era sopravvissuto all'affondamento della sua nave, la Houston, nello stretto di Sunda in Indonesia.2 Aveva raggiunto Giava a nuoto e si era rifugiato sulle montagne, dove era stato catturato. Secondo per grado era il trentacinquenne comandante John Fitzgerald, caduto nelle mani dei giapponesi dopo che aveva deliberatamente fatto affondare il Grenadier, il suo sottomarino colpito dalle bombe e gi in fiamme.3 I giapponesi avevano cercato invano di estorcergli informazioni con la tortura, colpendolo con il manganello, piantandogli la punta di un coltello sotto le unghie, strappandogli le unghie e sottoponendolo alla cura dell'acqua. Piegandogli la testa all'indietro, gli tappavano la bocca e gli versavano acqua nel naso finch non perdeva i sensi. Sia Maher che Fitzgerald parlavano giapponese e svolgevano la funzione di soli interpreti residenti nel campo. Tutti i prigionieri, quale che fosse la loro nazionalit, facevano riferimento a loro.
Un giorno, durante gli esercizi fisici obbligatori, Louie si ritrov accanto a William Harris, un ufficiale dei marines venticinquenne, figlio del generale dei marines Field Harris.4 Alto e dignitoso, con un viso scolpito in linee dure e decise, Harris era stato catturato alla resa di Corregidor nel maggio del 1942. Insieme a un altro americano* era riuscito a fuggire e si era lanciato in una traversata a nuoto di otto ore e mezzo nella baia di Manila, scalciando nel buio sotto un temporale per allontanare i pesci che lo mordevano. Aveva toccato terra nella penisola di Bataan, occupata dai giapponesi, e si era diretto verso la Cina, arrancando attraverso giungle, scalando montagne, navigando su barche fornite da compassionevoli filippini, chiedendo passaggi su asinelli e sopravvivendo nutrendosi di formiche. Si era unito a un gruppo di partigiani filippini, ma quando aveva saputo dello sbarco americano a Guadalcanal, il marine dentro di lui si era fatto sentire. Tentando di raggiungere l'Australia in barca nella speranza di riunirsi alla sua unit, era arrivato fino all'isola indonesiana di Morotai e l il suo viaggio era finito. I civili lo avevano consegnato ai giapponesi, i quali avevano scoperto che era figlio di un generale e l'avevano mandato a Ofuna. E anche l la sua idea fissa era la fuga.
La baracca di Louie a Ofuna.

La finestra della sua cella era la terza da destra.

(Frank Tinker)

Louie e Harris stavano sempre insieme, faticando nella ginnastica forzata, sopportando le percosse delle guardie e, soprattutto, sussurrando. Un fatto curioso riguardante Harris  che, pur essendo certamente alto - un metro e ottantacinque circa, a detta di sua figlia -, tutti, Zamperini compreso, lo ricordano come un gigante: due metri in base a una testimonianza, due metri e dieci in base a un'altra. In senso figurato Harris era effettivamente un gigante e, con ogni probabilit, un genio. Coltissimo, padroneggiava numerose lingue, compreso il giapponese, e aveva una memoria fotografica perfetta.5 Con un'unica occhiata, era in grado di memorizzare un enorme volume di informazioni, che avrebbe ricordato per anni. A Ofuna questa caratteristica sarebbe stata una benedizione, ma anche una terribile maledizione.
Jimmie Sasaki effettuava frequenti visite a Ofuna e gli piaceva convocare Louie nel suo ufficio. Tra prigionieri straccioni e guardie in uniformi sciatte, Sasaki era un autentico spettacolo, vestito come una star del cinema e con i capelli lisciati all'indietro con la scriminatura al centro, come Howard Hughes. I prigionieri lo chiamavano Harry il Bello. Louie si aspettava sempre un vero interrogatorio, che per non arriv mai. Sasaki voleva soltanto rievocare con lui i giorni all'USC e vantarsi dell'imminente vittoria giapponese. Sapeva che Louie aveva mentito durante gli interrogatori a Kwajalein, ma non cerc mai di arrivare alla verit. Zamperini non riusciva a capire. Tutti gli altri prigionieri venivano torchiati, per lo meno all'inizio, ma nessuno faceva il minimo sforzo per interrogare lui. Sospettava che Sasaki si servisse della propria influenza per proteggerlo.6
William Harris. (Per gentile concessione di Katherine H. Meares)
Ofuna aveva un altro interessante residente. Gaga era un'anatra che abitava in una vasca antincendio, dove nuotava con una zampetta rotta che un prigioniero le aveva sistemato con una piccola stecca. Seguiva ovunque i prigionieri come un cucciolo, zoppicando dentro e fuori la cucina dove, a quanto pare, i lavoranti le davano da mangiare. Ogni mattina al tenko, Gaga zoppicava fino al piazzale dell'adunata e si schierava con gli uomini; uno dei prigionieri in seguito giurer che, quando tutti si inchinavano all'imperatore, si inchinava anche lei.7 In un luogo cos disperato, quel simpatico volatile era amatissimo. Per i prigionieri, scrisse un sopravvissuto di Ofuna, Pappy Boyington, Gaga era la creatura che regalava un momento di riposo al cervello tormentato, tra una preghiera e la domanda se qualcuno li avrebbe mai liberati.8
Louie incrociava raramente Phil, la cui cella era in fondo al corridoio. Il pilota sembrava sopportare Ofuna relativamente bene, ma era comunque fragile e debilitato e negli occhi aveva un'espressione vuota e distante. Durante l'attivit fisica obbligatoria, non era abbastanza in forze per correre e cos, insieme a pochi altri, veniva separato dal gruppo e costretto a esercizi ginnici.9
Una volta i due amici riuscirono ad affiancarsi nel cortile e Phil finalmente parl del disastro aereo. Pieno di angoscia, confess di sentirsi responsabile della morte dei suoi uomini. Louie lo rassicur che non era stata colpa sua, ma Phil non si lasci convincere.
Non voler mai pi dichiar.10
Con il tempo Louie scopr che a Ofuna sia il silenzio forzato che la sottomissione dei prigionieri erano solo illusioni. Sotto la quiete apparente c'era un mondo sotterraneo di sfida.
Cominciava con sussurri furtivi e obliqui. Le guardie non potevano essere dappertutto e, non appena un'area restava priva di sorveglianza, i prigionieri si lanciavano in borbottii furtivi. Scribacchiavano appunti su pezzetti di carta igienica e si lasciavano i messaggi nel benjo. Una volta, ottenuto il permesso di parlare a voce alta per tradurre gli ordini, il comandante Maher istru un altro prigioniero su varie tecniche di furto, proprio davanti alle ignare guardie.11 I prigionieri pi arditi si avvicinavano alle guardie, le fissavano negli occhi e, parlando in inglese, formulavano una frase in tono interrogativo. Confusi, i giapponesi pensavano che gli si stesse rivolgendo una domanda, mentre in realt gli uomini stavano parlando tra loro.
Quando non era possibile usare le parole, ci si serviva del codice Morse. Di notte, nei brevi intervalli in cui le guardie uscivano dalla baracca, tutti cominciavano a picchiettare. All'aperto gli uomini mormoravano in codice, usando tit per dot, punto, e da per dash, linea, due parole che potevano essere pronunciate senza muovere le labbra.12 Louie usava anche le mani per comunicare in codice, nascondendole alle guardie. La maggior parte delle conversazioni verteva su temi banali - Zamperini sar ricordato per la descrizione dei piatti cucinati da sua madre - ma il contenuto non aveva importanza.13 Il trionfo stava nella sovversione.
Louie impar presto una regola vitale della conversazione: non usare mai il vero nome di una guardia. Le guardie che scoprivano di essere oggetto di discussioni reagivano spesso con pestaggi selvaggi, per cui i prigionieri inventarono tutta una serie di soprannomi. Il silenzioso, lento comandante del campo era la Mummia. Tra i soprannomi delle guardie figuravano Merda d'Uccello, Faccia di Flangia, il Furbastro, Labbro di Fegato, Grassone e Termite. Una guardia particolarmente ripugnante era nota come Testa di Merda.14
La sfida assumeva forme diverse, aveva quasi una vita propria. Gli uomini sorridevano e si rivolgevano alle guardie in tono cordiale, ma con insulti cos feroci da fare drizzare i capelli.15 Un prigioniero convinse una guardia particolarmente ottusa che, accendendo un fiammifero, lo si poteva utilizzare come meridiana anche di notte.16 Un'odorosa iniziativa di grande successo consisteva nel trattenere i gas intestinali, potentissimi ed esplosivi in virt della dissenteria cronica, fino al tenko. Quando ricevevano l'ordine di inchinarsi all'imperatore, i prigionieri si piegavano in due e all'unisono liberavano tuoni in onore di Hirohito.17
Louie praticava un ulteriore atto di ribellione privato. Un suo compagno, rilegatore di libri nella vita civile, gli regal un minuscolo quadernetto che aveva ricavato cucendo pagine ricavate da pasta di riso appiattita. Zamperini trov, o rub, una matita e cominci a tenere un diario.18 Registr tutto quello che gli era successo dopo il disastro aereo e poi continu con la vita nel campo. Nelle pagine centrali del quaderno scrisse, in grossi caratteri a stampatello, nomi e indirizzi di parenti di altri prigionieri per dare l'impressione che si trattasse di un'innocua rubrica. Scriveva le sue annotazioni in un leggero corsivo nelle ultime pagine del quadernetto capovolto, dove forse sarebbero passate inosservate, e teneva nascosto il diario sotto un'asse del pavimento della cella. Dato che le ispezioni erano quotidiane, la scoperta del diario era molto probabile e questo avrebbe comportato un pestaggio. Ma quella piccola autoaffermazione significava molto per Louie. Sapeva che avrebbe potuto morire a Ofuna. Voleva lasciare una testimonianza di ci che aveva sopportato, e della persona che era stato.
Dopo il cibo, la cosa che tutti desideravano maggiormente erano notizie sulla guerra. I giapponesi sigillavano i campi dalle informazioni esterne e si impegnavano molto per convincere i prigionieri della sicura sconfitta alleata, inizialmente vantandosi a gran voce delle loro vittorie e in seguito, quando le vittorie cessarono, inventandosi storie di sconfitte alleate e di imprese giapponesi ridicolmente incredibili. Una volta annunciarono che le loro forze armate avevano sparato ad Abraham Lincoln e colpito con siluri Washington, D.C.19 Non riuscivano a capire perch ridessimo disse un prigioniero. Gli ufficiali di Ofuna non avevano idea che, nonostante tutti i loro sforzi, gli internati avessero trovato vari modi per seguire l'andamento della guerra.
I nuovi arrivati erano una costante fonte di informazioni e, non appena giunti nel campo, venivano spremuti dai compagni; le notizie venivano poi trasmesse in Morse da una cella all'altra in tutti i blocchi nel giro di pochi minuti. I giornali si vedevano raramente, ma quando ne compariva uno, rubarlo diventava un'ossessione collettiva. A volte le razioni venivano consegnate al campo incartate in fogli di quotidiani, che i due aiutanti di cucina, Al Mead ed Ernest Duva, facevano sparire rapidamente. Gli internati pi coraggiosi riuscivano addirittura a sottrarre i giornali dalla stanza degli interrogatori dove venivano portati per essere torchiati.20 Una volta rubati, i giornali seguivano complessi itinerari segreti, passando di mano in mano fino ad arrivare ai traduttori, Harris, Fitzgerald e Maher. Mentre venivano effettuate le traduzioni, c'erano prigionieri che facevano le sentinelle, fingendo di allacciarsi le scarpe o di sistemarsi la cintura; se una guardia si avvicinava, veniva dato l'allarme e i quotidiani sparivano. Presto comunque arrivavano al loro utilizzo finale: in un campo con molta dissenteria e poca carta igienica, i quotidiani erano preziosi.
In un nascondiglio all'interno della sua cella, Harris conservava gli attrezzi del suo mestiere clandestino di traduttore. A un certo punto del suo soggiorno a Ofuna, aveva recuperato dai rifiuti, o rubato, pezzi di cavo e spago, strisce di cartone, pezzi di carta e una matita. Il cartone era stato ritagliato da un pacco per prigionieri di guerra della Croce Rossa canadese; dato che la Croce Rossa non era a conoscenza dell'esistenza di Ofuna, il pacco probabilmente era arrivato da un altro campo per mano dei giapponesi, i quali di solito si appropriavano del contenuto per uso personale. Tagliando o strappando la carta per ricavarne foglietti, Harris aveva usato il cavetto e lo spago per rilegare due quaderni, cucendo poi il cartone come copertina.
Nel primo Harris aveva riportato gli indirizzi dei compagni di prigionia, Louie compreso. Nell'altro aveva cominciato a creare un elaborato dizionario giapponese-inglese. Aveva scritto frasi in giapponese e inglese - Vorrei mangiare il melone, Non vuole acquistare un pianoforte? - seguite da annotazioni sul corretto uso di periodi, verbi e tempi. Altre pagine erano dedicate a un ampio elenco di traduzioni di termini militari, come aerosilurante, carro armato, bombardiere, cannone antiaereo e prigioniero. Creando quel dizionario, forse Harris aveva in mente qualcosa di pi della traduzione di documenti rubati; nel caso fosse mai riuscito a fuggire da Ofuna, la conoscenza della traduzione giapponese di parole come bussola, costa e terraferma poteva essere cruciale. Oltre ai suoi due quaderni, Harris possedeva anche una collezione di carte militari tracciate a mano; aveva visto le mappe originali su giornali rubati, le aveva memorizzate e infine riprodotte. Conservava tutto questo materiale, pi un ritaglio di giornale, in un sacchetto che teneva accuratamente nascosto alle guardie.
Grazie al lavoro di ladri e traduttori, la maggior parte dei prigionieri era abbastanza informata sui progressi della guerra da scommettere tra di loro su quando sarebbe finita. Sapere che gli Alleati stavano vincendo era immensamente incoraggiante e consentiva di andare avanti e resistere ancora un po'. Qualsiasi forma di resistenza era pericolosa, ma tramite atti del genere la dignit veniva preservata e, attraverso la dignit, la vita stessa. Tutti sapevano quali sarebbero state le conseguenze se uno di loro fosse stato sorpreso a rubare i giornali o a nascondere oggetti incriminanti come le mappe e il dizionario di Harris. In quei giorni sembrava valesse la pena correre il rischio.
Con l'autunno arriv la neve, che entrava nelle celle attraverso le grandi fessure nelle pareti.21 La mattina, durante il lavaggio del pavimento del corridoio, l'acqua gelava. Quasi tutti i prigionieri si ammalarono. Louie, che indossava ancora gli indumenti che aveva addosso al momento del disastro aereo, venne colpito da una tosse sinistra.22 Costretti a restare all'aperto per tutto il giorno, gli uomini si stringevano in gruppi numerosi e si scambiavano lentamente di posto, in modo che ognuno di loro potesse passare un po' di tempo al centro, dove faceva pi caldo.
Le razioni diminuirono. Le autorit centrali assegnavano scarsi quantitativi di cibo a Ofuna, ma non era quello il problema maggiore. I prigionieri addetti a scaricare i camion vedevano fagioli, verdure e altri prodotti alimentari, che quasi mai comparivano nelle loro ciotole: gli ufficiali del campo, compreso il comandante, rubavano. Il ladro pi impudente era il cuoco, un civile soprannominato Ricciolino. Ricciolino, in piena vista dei prigionieri, passava il cibo destinato a loro al di sopra della recinzione e lo consegnava a dei civili, oppure se lo caricava sulla sua bicicletta e partiva pedalando per andare a venderlo al mercato nero, a prezzi astronomici. A volte chiamava Louie, gli dava un pacco di cibo destinato ai prigionieri, gli ordinava di andare alla recinzione e di passarlo a una certa donna, che in cambio consegnava denaro. Secondo uno degli internati, era noto a tutti che grazie a quei profitti Ricciolino si era comprato e arredato una casa.
Quei furti lasciavano Ofuna in uno stato di inedia. Per dare un'idea di quanta fame avessimo scrisse il comandante Fitzgerald basti pensare che mi ci  voluto un tremendo sforzo di volont per non mangiare l'ultimo rimasuglio della mia ciotola di riso e usarlo invece per attaccare la foto di mia moglie a un pezzo di compensato.23 Il comandante Maher chiese formalmente cibo pi abbondante. L'impertinenza venne punita riducendo ulteriormente le razioni e intensificando l'attivit fisica.
Alla ricerca di qualcosa che tenesse occupate le bocche affamate, i prigionieri vennero presi dalla mania del fumo.24 Venivano distribuite piccole quantit di tabacco puzzolente e Zamperini, come quasi tutti i suoi compagni, riprese a fumare. Il vizio divent una vera e propria dipendenza. I pochi che non fumavano ricevevano comunque le razioni di tabacco: erano ricchissimi. Un amico di Louie, un anziano marinaio norvegese di nome Anton Minsaas, divent cos dipendente dal fumo che cominci a cedere cibo in cambio di tabacco. Louie gli diceva di mangiare, ma Minsaas non si lasciava convincere. Divent ancora pi magro.
Tutti nel campo erano magri, molti erano emaciati, ma i pi macilenti erano Louie e Phil. Le razioni erano ben lungi dall'essere sufficienti e Louie era afflitto dalla dissenteria, non riusciva mai a scaldarsi ed era scosso dalla tosse. Stringeva i denti durante la ginnastica, cercando di impedire alle gambe di cedere. La notte ripiegava le sue lenzuola di carta per crearsi una specie di tenda, ma serviva a ben poco; nelle celle prive di riscaldamento e piene di correnti la temperatura era solo di qualche grado pi alta di quella gelida all'esterno. Quando gli ufficiali del campo organizzarono una partita di baseball, Louie era battitore. Quando colp la palla, fece un passo e croll a terra.25 Mentre stava disteso scompostamente, sent ridere.
Fu in quell'autunno che un giorno al campo arriv il direttore di un quotidiano giapponese. Aveva saputo che tra i prigionieri c'era un certo Louis Zamperini. In Giappone l'atletica era molto popolare e le stelle internazionali della corsa erano notissime. L'uomo aveva con s un fascicolo pieno di informazioni su Louie e lo mostr alle guardie.
Le guardie rimasero affascinate dalla notizia che l'individuo malato ed emaciato della prima baracca un tempo era stato un mezzofondista olimpionico. Trovarono rapidamente un atleta giapponese e lo portarono al campo per correre contro l'americano.26 Trascinato fuori dalla cella e costretto a gareggiare, Zamperini fu battuto clamorosamente e le guardie lo presero in giro senza piet. Arrabbiato e scosso, Louie era spaventato dalla propria debolezza, sempre pi accentuata. Nei campi sparsi in tutto il Giappone e nei territori occupati, i prigionieri di guerra stavano morendo a migliaia, e l'inverno si stava avvicinando.
Louie si rivolse a Sasaki per chiedere aiuto.27 Dato che per sua stessa ammissione Sasaki era un pezzo grosso, per lui doveva essere facile intervenire. Ma dopo avere blaterato su ci che noi, ovvero i giapponesi, avrebbero fatto, Sasaki non fece proprio nulla. Il massimo cui arriv fu il regalo di un uovo e un mandarino, che Louie divise con altri prigionieri. Zamperini cominci a credere che Sasaki non fosse suo amico e non lo stesse affatto proteggendo dagli interrogatori. Adesso gli sembrava che i giapponesi semplicemente non fossero pi interessati a ci che sapeva. L'avevano portato a Ofuna per ammorbidirlo in vista di qualcos'altro, ma non aveva idea di cosa potesse essere.
Se Sasaki lo aveva deluso, i due aiutanti di cucina, Mead e Duva, lo aiutarono concretamente, e con considerevole rischio personale.28 Ogni giorno, quando percorrevano il corridoio della baracca per servire le razioni, facevano una pallina con una piccola porzione extra di riso - a volte era un pezzo di pesce -, aspettavano un momento di distrazione delle guardie e lanciavano il cibo a Louie. Mead sussurrava la sua unica richiesta: Passane met a Phil. Zamperini nascondeva met del riso e, nel cortile dell'adunata, si avvicinava a Phil e gliela faceva scivolare nella mano.
In ottobre Anton Minsaas, che continuava a barattare cibo in cambio di sigarette, croll a terra durante gli esercizi di ginnastica. Le guardie si avventarono su di lui, facendo volare i manganelli. Pochi giorni dopo Minsaas si ammal di beriberi e non fu pi in grado di camminare, poi di parlare. Le autorit del campo fecero intervenire un medico, che iniett nel prigioniero un fluido verde. Minsaas mor immediatamente.29 A proposito di quel liquido verde, il prigioniero Johan Arthur Johansen scrisse: Noi ... eravamo convinti che si fosse trattato di un tentativo per mettere fine alla sua vita.*30
Seduto nella sua cella, Louie tremava e pregava. Un marinaio norvegese, Thorbjrn Christiansen, ebbe piet di lui e gli fece un dono che probabilmente gli salv la vita. Frugando tra i suoi effetti personali, trov un cappotto e lo regal a Louie, il quale ci si avvolse, tenne duro e sper di non finire come Minsaas.31
Mentre il 1943 si avviava verso la fine, gli uomini di Ofuna ebbero un piccolo assaggio di libert. Ai prigionieri veterani, Louie compreso, venne permesso di parlare tra loro quando si trovavano all'aperto. I nuovi prigionieri al loro arrivo venivano posti in isolamento, con l'ordine di tacere fino a quando gli interrogatori iniziali non fossero terminati. I veterani cominciarono a ciondolare davanti alle finestre dei nuovi arrivati, fingendo di parlare tra loro mentre in realt interrogavano i neofiti.
Nelle prime settimane del 1944 Zamperini venne a sapere che un nuovo arrivato, appena uscito dall'isolamento, lo stava cercando. Louie lo rintracci e scopr che si trattava di un ragazzo dai capelli biondi e ondulati originario di Burbank, non lontano da Torrance. Aveva perso una gamba e il pantalone era ripiegato sopra il ginocchio. Si present come Fred Garrett, pilota di B-24. Sembrava stupito di vedere Louie, che lo ascolt raccontare una storia notevole.
Prima di Natale, gli americani avevano attaccato con ondate di bombardieri le basi giapponesi nelle isole Marshall. Nel corso di una di queste missioni, l'aereo di Garrett era stato abbattuto sopra l'oceano e lui si era ritrovato con una frattura scomposta della caviglia. Dopo essere andato alla deriva per dieci ore a bordo di un canotto, era stato raccolto dall'equipaggio di un rimorchiatore giapponese e portato su un'isola, dove i soldati si erano divertiti a sferrare calci alla caviglia fratturata. In seguito era stato trasferito in aereo su un'altra isola e buttato in un blocco di celle dove erano rinchiusi altri diciannove aviatori americani. La caviglia, infestata dai vermi, era andata in suppurazione e Garrett era stato colpito da una febbre altissima. Gli era stato detto che avrebbe ricevuto cure mediche solo se avesse svelato segreti militari. In caso contrario sarebbe stato ucciso. Garrett aveva mentito nell'interrogatorio, e i giapponesi lo sapevano.
Due giorni dopo Natale era stato legato, gli era stata praticata un'anestesia spinale ed era stato costretto a guardare il soldato giapponese che gli segava la gamba e poi gliela staccava con un colpo secco. Anche se l'infezione era limitata alla caviglia, il giapponese aveva amputato tutta la gamba perch cos, aveva spiegato, Garrett non avrebbe pi potuto pilotare un aereo. Il prigioniero, in preda al delirio, era stato rigettato nella sua cella. Il mattino dopo era stato caricato su un camion e portato via con altri due compagni. Il viaggio era terminato a Ofuna. I diciassette americani che erano rimasti indietro non sarebbero stati visti mai pi.
Garrett poi spieg a Louie come mai l'aveva cercato. Febbricitante e quasi agonizzante nella sua cella sulla seconda isola, aveva alzato lo sguardo e aveva visto i dieci nomi incisi sulla parete. Aveva chiesto in giro chi fossero quegli uomini ed era venuto a sapere che i primi nove erano stati giustiziati. Nessuno aveva saputo dirgli cosa fosse successo al decimo. Garrett aveva passato molto tempo a riflettere su quell'ultimo nome sul muro, forse pensando che, se era riuscito a sopravvivere, magari ce l'avrebbe fatta anche lui. Quando era arrivato a Ofuna, aveva chiesto a tutti se avevano sentito parlare di un certo Louis Zamperini. Garrett e Zamperini, entrambi originari dell'area di Los Angeles, erano stati rinchiusi nella stessa minuscola cella di Kwajalein, a quasi ottomila chilometri da casa.32
Quell'inverno, ciondolando nel cortile delle adunate, Louie e Harris fecero amicizia con Frank Tinker, un pilota di bombardieri in picchiata nonch cantante d'opera. Era arrivato a Ofuna da Kwajalein insieme a Garrett.33 I tre passavano insieme la maggior parte del tempo che trascorrevano all'aperto, seduti sulle panche e camminando lungo il perimetro del complesso, distraendosi a vicenda con esercizi mentali dal gelo che faceva battere i denti. Harris e Tinker stavano vivendo quella fase di scintillante lucidit, innescata dalla denutrizione, che Louie aveva gi sperimentato a bordo del canotto.34 Tinker fu in grado di parlare in norvegese dopo una sola settimana, grazie alle lezioni dei suoi vicini di cella. Una volta vide Harris discutere con un compagno di storia medioevale e della Magna Charta, un'altra volta lo vide seduto mormorare tra s, lo sguardo fisso sulle mani aperte come per reggere un libro. Tinker gli chiese cosa stesse facendo e Harris gli rispose che stava leggendo un testo che aveva studiato ad Annapolis molti anni prima: riusciva a vedere il libro davanti a s, come se le parole fossero state scritte sulle dita allargate.
Con l'aiuto del cappotto di Christiansen, del riso di Duva e Mead e dell'amicizia di Harris, Tinker e Garrett, Louie sopravvisse all'inverno. Energizzato dalle calorie extra, rinforz le gambe, sollevando e abbassando le ginocchia mentre camminava nel campo. Le guardie cominciarono a spronarlo perch corresse da solo lungo il perimetro del complesso.
In primavera gli ufficiali di Ofuna fecero arrivare un civile al campo e ordinarono a Zamperini di gareggiare contro di lui. Louie non voleva, ma gli fu detto che se si fosse rifiutato tutti i prigionieri sarebbero stati puniti. La corsa era di circa due chilometri e mezzo, in diversi giri intorno al complesso. Louie non aveva alcuna intenzione di vincere e rimase dietro l'avversario per la maggior parte della gara. Ma correndo si rese conto che il corpo era talmente leggero da consentirgli di muoverlo con estrema facilit. I compagni lo guardavano correre trattenendo il fiato. Con l'avvicinarsi del traguardo, cominciarono ad applaudire e a tifare.
Louie guard l'atleta giapponese che correva davanti a lui e cap di avere dentro di s la forza per superarlo. Sapeva cosa sarebbe successo se avesse vinto, ma le grida dei compagni e l'accumulo di tanti mesi di umiliazioni lo spinsero a una decisione. Allung il passo, pass al comando e tagli per primo il traguardo. I prigionieri esultarono.35
Louie non vide il manganello che calava verso la sua testa. Sent semplicemente che il mondo si capovolgeva e poi spariva. Riapr gli occhi e vide il cielo, incorniciato dai visi dei compagni. Ne era valsa la pena.
Le guardie pensavano che avesse capito la lezione. Arriv un altro corridore, accompagnato dalla fidanzata. Louie era pronto a battere anche lui, ma prima della gara il giapponese gli parl con cortesia, in inglese, offrendogli una pallina di riso in cambio della sconfitta. Il giapponese spieg che per lui avrebbe significato molto vincere davanti alla sua ragazza. Louie perse, la ragazza rimase debitamente colpita e il giapponese consegn la pallina di riso, pi un'altra come mancia. Quel pagamento, dichiar Zamperini fece di me un professionista.36
In marzo Phil venne trasferito.37 A quanto pareva, finalmente aveva avuto un colpo di fortuna: gli ufficiali gli comunicarono che stava per essere mandato in un campo per prigionieri di guerra chiamato Zentsuji. Tutti gli internati desideravano disperatamente il trasferimento in un campo regolare dove, si diceva, i prigionieri venivano registrati dalla Croce Rossa, potevano scrivere a casa e godevano di condizioni di vita enormemente migliori. Di tutti i campi per prigionieri di guerra, si favoleggiava che Zentsuji fosse il migliore.38 I giapponesi addetti agli interrogatori da tempo facevano balenare la prospettiva di quel campo super davanti agli internati come ricompensa per la loro collaborazione.
Phil e Louie poterono scambiarsi solo un breve saluto. Promisero di ritrovarsi un giorno, a guerra finita. Phil fu scortato oltre il cancello e portato via.
La storia di Zentsuji era falsa. Phil venne trasferito ad Ashio, un campo a nord di Tokyo, i cui prigionieri venivano ceduti a un'impresa che produceva cavi e fili che li faceva lavorare sottoterra, in una miniera di rame, in condizioni quasi invivibili.39 Tale lavoro manuale era di solito, ma non sempre, riservato ai prigionieri non graduati. Se Phil sia stato costretto o meno alla schiavit non  noto.40
Sembrava comunque che ad Ashio una cosa buona ci fosse. Phil non vedeva Cecy e la sua famiglia da oltre due anni e sapeva che con ogni probabilit tutti lo credevano morto. In quel campo gli venne detto che poteva scrivere a casa. Avute carta e penna, scrisse dei giorni sul canotto insieme a Zamp, della sua cattura e della nostalgia di casa. La prima sera quelle pareti sentiranno diverse storie interessanti scrisse. Con tanto affetto fino a quando non saremo di nuovo insieme. Al.
Qualche tempo dopo che ebbe consegnato la sua lettera perch venisse inoltrata, qualcuno la trov in un mucchio di spazzatura, bruciata.41 Anche se i bordi erano semicarbonizzati, il testo era ancora leggibile. Phil si riprese la sua lettera e la nascose. Se mai fosse uscito vivo dalla guerra, l'avrebbe consegnata di persona.
* Edgar Whitcomb, futuro governatore dell'Indiana.
*  possibile che fosse cos. In seguito analoghe iniezioni vennero praticate ad altri due prigionieri, che morirono entrambi. Non  escluso che l'intenzione del medico fosse compassionevole: all'epoca l'eutanasia era una pratica accettata in Giappone.
...
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...
FINE Parte 2.